Il Consiglio Direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux esprime preoccupazione per le eclatanti ed improvvide modalità con le quali si è proceduto al fermo di un professore di scuola media di un istituto scolastico di Soliera nella giornata di giovedì scorso.

La notizia ha avuto grande eco sui media locali e, secondo quanto si apprende, il fermo del professore sarebbe avvenuto di fronte all’istituto ove lavorava, in orario prossimo all’inizio delle lezioni e davanti a diversi genitori che accompagnavano i propri figli a scuola.

Non è, ovviamente, nostra intenzione occuparci del merito della vicenda, che non è a noi nota e sulla quale il procedimento penale avrà il proprio corso con gli strumenti di accertamento che gli appartengono e nel rispetto del diritto di difesa.

La vicenda è tuttavia di una inaudita gravità, poiché si tratta un presunto innocente come colpevole, esponendolo ad una degradazione ed umiliazione della propria dignità personale senza alcuna esigenza cautelare o investigativa: non risulta che il professore sia stato ammanettato davanti a così tante persone e sul proprio luogo di lavoro in flagranza di reato, né che quell’atto non potesse essere compiuto in maniera riservata e presso il suo domicilio.

Non v’era dunque, evidentemente, alcuna ragione che giustificasse un intervento “spettacolare” e al di fuori di qualsiasi regola di buon senso prima ancora che di diritto.

I cittadini, ancorché sottoposti a procedimento penale o addirittura a misure di privazione della loro libertà personale, devono essere trattati con pieno rispetto dei loro diritti più intimi e della dignità della persona.

Ci chiediamo con preoccupazione chi abbia deciso di procedere all’esecuzione del provvedimento cautelare con modalità tanto gravi e da sanzionare.

I cittadini, ancorché sottoposti a procedimento penale o addirittura a misure di privazione della loro libertà personale, devono essere trattati con pieno rispetto dei loro diritti più intimi e della dignità della persona.

Ci chiediamo con preoccupazione chi abbia deciso di procedere all’esecuzione del provvedimento cautelare con modalità tanto inutilmente gravi e da sanzionare.

Il Consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

Gli avvocati penalisti in astensione da ogni attività giudiziaria dal 29 al 31 marzo: seppure la digitalizzazione del processo è riforma da salutare favorevolmente, il sistema attuale comprime gravemente i diritti dei cittadini e le facoltà dei difensori.

La Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux aderisce alla protesta dell’Unione delle Camere Penali Italiane contro la compressione dei diritti difesa, recentemente causata dall’utilizzo di un malfunzionante sistema informatico per il deposito degli atti.


La pandemia in atto ha messo ancora in evidenza l’inadeguatezza strutturale del sistema giustizia, tecnologicamente arretrato e affidato a politiche miopi che, sino ad oggi, non erano state in grado di costruire un serio percorso di sfruttamento degli strumenti informatici a servizio del processo penale.


Nonostante l’impegno dell’avvocatura e delle autorità giudiziarie locali per favorire l’accesso digitale ai fascicoli ed il deposito a distanza degli atti, infatti, la recente introduzione da parte del Ministero della Giustizia del deposito obbligatorio degli atti attraverso un applicativo informatico ha messo a repentaglio, comprimendolo, il corretto esercizio delle facoltà difensive.

Il sistema informatico è nato già vecchio, non è stato pensato secondo logiche di praticità e risulta inadeguato sotto il profilo tecnico.


Gli Avvocati non possono agevolmente accreditarsi al sistema e ciò mette a repentaglio il rispetto dei termini processuali, i Pubblici Ministeri non hanno tempestiva contezza delle iniziative della difesa. Il deposito nel portale non è corredato da idonea certificazione comprovante l’esito positivo delle operazioni. Spesso, intervenuto il deposito della nomina, è comunque impossibile accedere ai fascicoli.

Il sistema, peraltro, troppo spesso risulta bloccato e del tutto inaccessibile.
I penalisti avevano proposto una soluzione ragionevole per consentire di ricorrere anche al deposito nelle forme tradizionali fino al raggiungimento della completa efficienza del sistema in tutto il territorio nazionale.


L’impossibilità di accedere – in assenza di puntuali e specifici accordi locali – anche alle modalità tradizionali di deposito e accesso ai fascicoli, in presenza di un evidente malfunzionamento dei portali, sta dunque determinando una grave lesione dei diritti dei cittadini sottoposti a procedimento penale e delle persone offese che non vedono garantita la loro rappresentanza e la loro difesa tecnica
.

Il quadro è aggravato dall’adozione di provvedimenti disomogenei sul territorio nazionale.


Per questi motivi i penalisti modenesi – ferma restando la piena disponibilità a collaborare per l’efficienza del sistema e l’adozione delle misure più idonee – aderiscono alla iniziativa di protesta nazionale, con l’auspicio che si possano ripristinare normali condizioni di esercizio delle proprie funzioni, per il supremo interesse dei cittadini.



(Il consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux)

Le recenti notizie apparse sulla stampa, aventi ad oggetto l’esposto presentato da alcuni detenuti per i tragici eventi occorsi il 9 marzo presso la Casa Circondariale Sant’Anna, impongono la massima attenzione da parte dei professionisti impegnati in ambito penalistico a tutela dei diritti delle persone private della libertà personale oltre che, più in generale, della tutela dei diritti.
L’indagine riguardante la rivolta nella casa circondariale modenese, già complessa ed articolata, approfondirà con le garanzie proprie del procedimento penale l’eventuale sussistenza di condotte illecite.

La Camera Penale di Modena auspica che l’indagine della Procura della Repubblica possa fare chiarezza su fatti che, ove confermati, getterebbero un’ombra pesantissima su quella vicenda e sulla condizione dei detenuti evidenziando, una volta di più, la necessità di una radicale riforma delle norme dell’Ordinamento penitenziario e la necessità della massima vigilanza da parte di tutti i soggetti coinvolti nelle dinamiche carcerarie.
Anche il ruolo della stampa, che ha dato voce a questa vicenda, pare essere di fondamentale importanza per mantenere alta l’attenzione dei cittadini su un tema tanto delicato.
Il clamore mediatico, tuttavia, non deve far dimenticare come prima di formulare giudizi “sommari” sui fatti denunciati, sia necessario attendere gli sviluppi di una indagine delicatissima che dovrà svolgersi, anche questa, nel rispetto del principio della presunzione di innocenza e con la massima garanzia dei diritti di difesa.

Per tale doloroso lutto gli avvocati rinnovano la propria vicinanza ai familiari delle vittime ma, al contempo, ritengono doveroso ricordare che, al fine di garantire il diritto ad un giusto processo a tutte le parti coinvolte, siano esse persone offese od indagate, è necessario che le indagini, prima, ed i processi, dopo, si svolgano nelle aule di giustizia e non sui giornali.

I PENALISTI MODENESI SUI DANNI DEL CIRCO MEDIATICO-GIUDIZIARIO.

Il circo mediatico-giudiziario, in piena autonomia, fabbrica ormai quotidianamente sentenze morali, anche a discapito dell’interpretazione e dell’applicazione della legge e costituisce una spina nel fianco della giustizia sempre più difficile da estirpare, al punto che gli originari protagonisti principali divengono, a volte, essi stessi vittime di questa spirale.

Gli inquirenti danno le notizie in pasto alla stampa, i media arringano le folle, i giudici si trovano sotto assedio e spesso vengono essi stessi giudicati, prima ancora che influenzati dall’opinione pubblica.

Sarebbe utile svolgere un’analisi statistica che riveli quanti processi penali geneticamente “mediatici” si concludono in primo grado con una sentenza di condanna per poi essere rivisitati nei successivi gradi di giudizio.

Sarebbe interessante monitorare soprattutto quei processi che a causa della loro mole, del numero degli imputati o per la complessità del caso si trascinano necessariamente in lunghissimi dibattimenti, fatti di istruttorie ed udienze interminabili, la cui cronistoria appare puntualmente sui media, quei processi che suscitano la costituzione di parte civile da parte di associazioni nate sul momento sull’onda dello scandalo e dell’opinione pubblica e di tutti gli enti territoriali, comprese le circoscrizioni di quartiere.

Ci riferiamo a processi come “Aemilia” e “Bibbiano” (Angeli e Demoni), per citarne di recenti e locali,”, insomma quei processi che di recente assumono acronimi e denominazioni di stampo giustizialista sempre più ispirate, proprio come nel caso di “Camici Sporchi”, oggetto di questa breve riflessione.

Ieri la terza sezione della Corte d’Appello di Bologna, ha infatti cancellato, con un colpo di spugna, una cinquantina di anni di prigione, sanzioni e risarcimenti milionari riformando, in modo a dir poco eclatante, la sentenza di primo grado emessa un paio d’anni fa dal Tribunale di Modena.

Frattanto, i nomi e le fotografie di medici, scienziati, alcuni di chiara fama, imputati di associazione per delinquere, sono apparsi per otto lunghi anni sulle pagine dei giornali e sui media in ruoli assai diversi da quelli professionali.

Tali immagini hanno bruciato la carriera a chi era giovane e l’hanno distrutta a chi se l’era costruita, per non parlare della vita affettiva, sociale e di relazione di costoro…ed ora?

Purtroppo, il lungo tempo occorso per fare giustizia sarà d’ostacolo a qualsiasi rimedio e anche gli articoli di stampa più corretti nel ripristinare ruoli e figure di questi cittadini non potranno costituire una panacea efficace per i loro mali.

Da un lato apprezziamo lo sforzo e la correttezza di chi nel dare la notizia dell’assoluzione ha tentato di ricostruire i profili degli imputati per restituirli integri alla nostra società, dall’altro riteniamo che epiloghi processuali come questo indichino la miglior strada che l’informazione giudiziaria può seguire:

Ricordare a se stessi e agli altri che, come diceva Kafka, le sentenze non vengono ad un tratto, è il processo che a poco a poco si trasforma in sentenza.  Franz Kafka, Il processo, 1925

Modena, lì 10 novembre 2020
(L’Osservatorio sulla informazione giudiziaria della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux)

I PENALISTI MODENESI: GRAVE ASSENZA DELLA POLITICA. FATTI DA ACCERTARE CON IL MASSIMO RIGORE.

Terminata la fase acuta della crisi scaturita dalla rivolta di alcuni detenuti, è necessaria una profonda riflessione sulle ragioni dell’accaduto, sulla totale assenza della politica e sul necessario approfondimento che l’Autorità Giudiziaria dovrà compiere con la massima trasparenza sotto il profilo della comunicazione pubblica.

Da tempo, anche la nostra Camera Penale aveva denunciato le insostenibili condizioni della casa Circondariale di Modena, abitata da un numero spaventoso di detenuti, di molto superiore alla capienza regolamentare ed al numero degli agenti di custodia necessari a garantire condizioni di sicurezza dell’istituto.

È ampiamente noto come l’inizio della nuova Legislatura avesse di fatto riposto nel cassetto una ambiziosa riforma dell’ordinamento penitenziario che avrebbe inciso non solo sul fronte dei “numeri” del carcere in Italia, ma anche rispetto all’adozione di politiche punitive dotate di ben maggiore efficacia in termini rieducativi e di risocializzazione favorendo la concessione di misure alternative alla pena.
Anche le “recenti” riforme in punto di applicazione di misure cautelari personali, hanno segnato il passo senza riuscire ad invertire il trend dell’uso indiscriminato della custodia cautelare in carcere in pendenza di giudizio.

Neppure la politica ha avuto il coraggio di mettere mano al portafoglio per perseguire politiche coerenti con queste scelte di massimo (e ingiustificato) rigore: nessuno ha voluto seriamente investire nella edilizia giudiziaria cosicché il facile slogan “costruiremo nuove carceri” è rimasto lettera morta buona giusto per sfamare le bocche del populismo giudiziario.

Tutte decisioni di carattere generale, scaturenti dalla incapacità del Parlamento e del Governo di guardare alle politiche criminali senza indulgere a facili populismi, certo, ma anche decisioni che hanno mostrato in questi giorni la loro fragilità rispetto alla generazione di condizioni di invivibilità che sono esplose alla prima seria difficoltà.

Già nei primi giorni di diffusione del Coronavirus, gli avvocati avevano denunciato il rischio di una situazione non gestita, avvertendo come le carceri fossero vere e proprie polveriere e come l’unica soluzione per evitare il peggio fosse quella, quantomeno, di applicare misure cautelari fuori da quelle mura e misure alternative alla detenzione per chi avesse dato buona prova durante l’espiazione della pena.

La paura che si è diffusa negli istituti di pena ha generato violente ed ingiustificabili rivolte da parte di una minoranza di detenuti, che hanno messo a repentaglio la sicurezza dei loro compagni. Queste forme di violenza devono essere condannate sul piano morale e perseguite in termini di legge.

Le uniche informazioni che abbiamo ottenuto su quei fatti sono quelle fornite dalla Polizia Penitenziaria, giacché l’Autorità Giudiziaria (requirente e di Sorveglianza) non ha inteso divulgare notizie di dettaglio sullo svolgersi degli accertamenti.

I morti nelle rivolte del carcere di Modena sono saliti a 9, un numero enorme che lascia sgomenti, ancor di più per il fatto che risulta difficile comprendere come molti di loro siano deceduti nel corso della traduzione o presso l’istituto di destinazione.

Risulta difficile comprendere come sia stato possibile che i detenuti siano riusciti a impossessarsi di un carcere: le risorse in campo erano sufficienti a garantirne il controllo? La struttura era idonea ad impedire ad un gruppo di detenuti di mettere a rischio la sicurezza dei loro compagni e degli agenti di custodia? È ammissibile che la polizia penitenziaria si trovi in condizioni sostanzialmente ingestibili?

Queste circostanze meritano un rigoroso approfondimento, apparendo evidente a tutti come lo Stato debba tutelare l’incolumità dei ristretti – i quali, peraltro, neppure avevano partecipato in massa alla rivolta -.

Sorprende il silenzio imbarazzante serbato dal Ministro della Giustizia per molte ore (in realtà per giorni) sulle rivolte in corso, così come stupisce che nessun parlamentare eletto nel modenese – neppure se componente della Commissione Giustizia… – abbia sentito il dovere di compiere alcuna visita ispettiva per comprendere la esatta dinamica dei fatti e le conseguenze di quanto avvenuto. Una grave mancanza, che denuncia ancora una volta come le politiche punitive siano abbandonate a loro stesse, senza alcun reale governo del fenomeno.

La Camera Penale di Modena – come tutti i penalisti italiani – vigilerà con la massima attenzione sullo sviluppo delle indagini, per comprendere l’esatta dinamica dei fatti e le ragioni dei decessi con l’auspicio che questi fatti siano seriamente valutati per ripensare il sistema punitivo.

Il Consiglio Direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

Consiglio Direttivo e Osservatorio Carcere e Magistrato di Sorveglianza hanno appena incontrato i Magistrati di Sorveglianza e il Comandante della Polizia Penitenziaria.

Allo stato i detenuti deceduti in conseguenza degli accadimenti risultano essere 6. Le visite mediche espletate nell’immediatezza escludono ferite da arma da taglio. Non si possono escludere episodi di colluttazione tra detenuti. Sono stati sottratti alle strutture infermieristiche ingenti quantitativi di farmaci stupefacenti e psicotropi che potrebbero avere causato i decessi.

Allo stato non risultano feriti gravi tra gli agenti della Polizia Penitenziaria e tutte le persone che, in conseguenza degli accadimenti, necessitavano di cure sono state prontamente trasferite all’esterno onde assicurare le stesse. E’ stato ristabilito il controllo delle aree strategiche dell’istituto penitenziario. L’attuale situazione di sostanziale inservibilità di tutti i servizi essenziali propri della struttura imporrà l’immediato trasferimento presso altri istituti di tutti i detenuti già nelle prossime ore.
I trasferimenti, una volta completati, saranno comunicati dal locale Consiglio dell’ordine degli Avvocati direttamente ai difensori di tutti gli interessati, che alla luce dell’intervenuta dispersione della documentazione matricolare, sono fin d’ora invitati a confermare/formalizzare la nomina del proprio difensore all’atto dell’ingresso presso le nuove strutture penitenziarie.

L’impossibilità di ricostruire documentalmente i rapporti familiari per l’essere stato incendiato l’ufficio matricola e con esso la documentazione ivi contenuta, farà sì che tutte le notizie saranno date direttamente ai difensori dei diretti interessati.

La Polizia Penitenziaria rappresenta la ferma volontà di ricondurre a totale normalità la situazione tramite assoluta ragionevolezza e senza uso della forza.

 

2-6 dicembre: nuova astensione dei Penalisti contro la riforma della prescrizione dei reati voluta dal Ministro Bonafede.
Anche i penalisti modenesi aderiscono all’astensione dalle udienze e ad ogni altra attività in materia penale proclamata dall’Unione delle Camere Penali Italiane contro la prossima entrata in vigore della “riforma” della prescrizione dei reati approvata dal precedente Governo e confermata da quello attuale. Folta delegazione modenese parteciperà alla maratona oratoria che si terrà a Roma.

La Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux, aderisce all’astensione dalle udienze e ad ogni altra attività in materia penale proclamata dall’Unione delle Camere Penali nei giorni 2-6 dicembre per denunciare la grave lesione del principio di ragionevole durata del processo penale sancito in Costituzione in seguito alla prossima entrata in vigore della riforma della prescrizione fortemente voluta dal Ministro della Giustizia Bonafede.
Questa modifica normativa sancirà la sospensione del decorso dei termini di prescrizione dei reati con la pronuncia della sentenza di primo grado sino al “giudicato definitivo”, senza peraltro operare alcuna distinzione tra sentenza di condanna o di assoluzione.
Simile riforma determinerà, nei fatti, la celebrazione di procedimenti penali potenzialmente infiniti con grave danno sia per gli imputati, presunti innocenti sino alla pronuncia di una condanna in via definitiva, sia delle vittime dei reati che vedrebbero frustrate le proprie aspettative di giustizia a causa di tempi processuali oltremodo irragionevoli.
I processi penali, dunque, potrebbero costringere cittadini innocenti a rimanere imputati per tempi indefiniti e potenzialmente in eterno determinando, di contro, l’inflizione delle più gravi sanzioni previste dal nostro ordinamento ad enorme distanza di tempo dalla commissione del reato, con buona pace di qualsiasi utilità della pena sia delle esigenze di “difesa sociale” tanto sbandierate negli ultimi anni.
Ancora una volta lo Stato – che da pochissimo tempo aveva “allungato” i termini di prescrizione con provvedimenti duramente criticati dalla avvocatura e dalla gran parte dei massimi scienziati del diritto penale italiano – scaricherebbe le conseguenze delle proprie inefficienze sui cittadini, così frustrando i più elementari diritti scolpiti nell’art. 111 della nostra Costituzione con cui si è stabilito che il processo, per essere giusto, debba essere definito in tempi ragionevoli.
I dati ministeriali e recentissimi dati forniti da EURISPES mostrano inoltre come la riforma prossima alla entrata in vigore non potrà determinare risultati significativi, perché la maggior parte delle declaratorie di prescrizioni riguarda la fase delle indagini preliminari, che non è toccata dalle riforme: la maggior parte dei reati continuerà, dunque, a prescriversi ben prima dell’inizio del processo.

Una folta delegazione di avvocati modenesi parteciperà alla “Maratona oratoria nazionale per la verità sulla prescrizione” che i penalisti italiani hanno organizzato a Roma davanti alla Corte di Cassazione.
Gli avvocati, per una intera settimana, si alterneranno sul palco per informare senza sosta la pubblica opinione circa i reali contenuti di una riforma sciagurata che renderà il processo penale senza fine e colpirà in modo irrimediabile diritti fondamentali di tutti.

Modena, lì 2 dicembre 2019
(Il consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux)

Giornate di astensione dei Penalisti contro la riforma della prescrizione dei reati voluta dal Ministro Bonafede.

Anche i penalisti modenesi aderiscono all’astensione dalle udienze e ad ogni altra attività in materia penale proclamata dall’Unione delle Camere Penali Italiane contro la prossima entrata in vigore della “riforma” della prescrizione dei reati approvata dal precedente Governo e confermata da quello attuale. Gli avvocati esprimono estrema preoccupazione per la violazione di principi costituzionali in materia di giusto processo.

La Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux, aderisce all’astensione dalle udienze e ad ogni altra attività in materia penale proclamata dall’Unione delle Camere Penali nei giorni 21-24 ottobre per denunciare la grave lesione del principio di ragionevole durata del processo penale sancito in Costituzione in seguito alla prossima entrata in vigore della riforma della prescrizione fortemente voluta dal Ministro della Giustizia Bonafede.
Questa modifica normativasancirà la sospensione del decorso dei termini di prescrizione dei reati con la pronuncia della sentenza di primo grado sino al “giudicato definitivo”, senza peraltro operare alcuna distinzione tra sentenza di condanna o di assoluzione.
Simile riforma determinerà, nei fatti, la celebrazione di procedimenti penali potenzialmente infiniti con grave danno sia per gli imputati, presunti innocenti sino alla pronuncia di una condanna in via definitiva, sia delle vittime dei reati che vedrebbero frustrate le proprie aspettative di giustizia a causa di tempi processuali oltremodo irragionevoli.
I processi penali, dunque, potrebbero costringere cittadini innocenti a rimanere imputati per tempi indefiniti e potenzialmente in eterno determinando, di contro, l’inflizione delle più gravi sanzioni previste dal nostro ordinamento ad enorme distanza di tempo dalla commissione del reato, con buona pace di qualsiasi utilità della pena sia delle esigenze di “difesa sociale” tanto sbandierate negli ultimi anni.
Ancora una volta lo Stato – che da pochissimo tempo aveva “allungato” i termini di prescrizione con provvedimenti duramente criticati dalla avvocatura e dalla gran parte dei massimi scienziati del diritto penale italiano – scaricherebbe le conseguenze delle proprie inefficienze sui cittadini, così frustrando i più elementari diritti scolpiti nell’art. 111 della nostra Costituzione con cui si è stabilito che il processo, per essere giusto, debba essere definito in tempi ragionevoli.
I dati ministeriali e recentissimi dati forniti da EURISPES mostrano inoltre come la riforma prossima alla entrata in vigore non potrà determinare risultati significativi, perché la maggior parte delle declaratorie di prescrizioni riguarda la fase delle indagini preliminari, che non è toccata dalle riforme: la maggior parte dei reati continuerà, dunque, a prescriversi ben prima dell’inizio del processo.
Simile modifica appare dunque la evidente manifestazione di una cultura intrisa di populismo giudiziario, lontana dai principi liberali propri dei paesi democratici, che vede nell’imputato un colpevole da punire a prescindere dalla celebrazione di un equo processo.

Modena, lì 23 ottobre 2019
(Il consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux)

COMUNICATO STAMPA

I PENALISTI MODENESI SULLE DIMISSIONI DI MONSIGNOR FRANCESCO CAVINA E SUGLI EFFETTI DISTORSIVI DELLA PUBBLICAZIONE DI ATTI DI INDAGINE COPERTI DA SEGRETO INVESTIGATIVO.

Abbiamo letto con rammarico delle dimissioni annunciate dal Vescovo di Carpi Monsignor Francesco Cavina e – pur non volendo, ovviamente, entrare nel merito di decisioni sue personali e proprie delle istituzioni ecclesiali – riteniamo opportuno osservare come ancora una volta la pubblicazione di atti giudiziari coperti, in teoria, dal segreto investigativo abbia dispiegato effetti distorsivi e fortemente lesivi della dignità delle persone.
Monsignor Cavina, con un atto di coraggio, ha annunciato le proprie dimissioni evidenziando di essere stato oggetto di indebite violazioni istruttorie, lamentando come una “intera indagine si è contraddistinta per una diffusione mediatica, in tempo reale, di parte dell’attività degli inquirenti, anche quando si versava in pieno segreto istruttorio. Si è arrivati a pubblicare anche il contenuto di telefonate legate al mio ministero sacerdotale ed episcopale.
Il riferimento è al profluvio di pubblicazioni di stralci di atti polizia giudiziaria e di conversazioni, nella maggior parte dei casi attinenti fatti irrilevanti a fini investigativi, apparse su organi di informazione locale e nazionale e riguardanti una indagine in corso su fatti avvenuti nel Comune di Carpi.
Monsignor Cavina, la cui posizione a quanto consta era stata prontamente archiviata dalla Autorità Giudiziaria per insussistenza del fatto, aveva dovuto essere sottoposto a quella che lui stesso definisce una vera e propria “gogna mediatica” anche dopo la archiviazione.
Sono dunque sotto gli occhi di tutti i gravi effetti della violazione del segreto istruttorio essendo stati oggetto di pubblicazione sui mezzi di informazione, atti relativi a fatti del tutto irrilevanti a fini istruttori con una evidente lesione dei diritti del Vescovo e, anche, dei fedeli che confidavano nel segreto delle conversazioni con il proprio riferimento religioso.
Ciò che davvero stupisce è che, ancora una volta, vi siano state violazioni del segreto istruttorio e che, ancora una volta, queste fughe di notizie abbiano coinvolto persone estranee alle indagini e che, comunque, abbiano riguardato atti investigativi che per loro natura avrebbero dovuto rimanere segreti anche e soprattutto a garanzia della presunzione di innocenza dovuta a tutti i soggetti coinvolti in tale fase procedimentale.
Da molto tempo gli avvocati penalisti denunciano la gravità di simili propalazioni, che incidono fortemente sulla vita dei diretti interessati, distorcendone l’immagine e determinando convinzioni che spesso si rivelano errate nella opinione pubblica.
Ancor peggio, si corre quotidianamente il rischio che le indagini possano essere adoperate per colpire persone in vista e che la stampa possa, anche inconsapevolmente, diventare il veicolo di simili aggressioni.

Il rischio è che le dimissioni di Monsignor Francesco Cavina rappresentino il frutto avvelenato della scarsa vigilanza sul mantenimento del segreto sugli atti di indagine e, proprio in tale ottica, ci auguriamo che l’autorità giudiziaria possa individuare i responsabili di tali gravi violazioni.

L’Osservatorio sulla informazione giudiziaria
della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

Di seguito, copia della delibera mediante la quale il consiglio direttivo ha
deliberato in data odierna lo stato d’agitazione degli avvocati
penalisti del circondario del tribunale di Modena in relazione alle
inaccettabili condizioni proprie della cancelleria del locale tribunale.

L’anzidetta delibera è stata testé notificata a tutti gli organi
indicati in calce alla stessa.