Il comunicato stampa del Direttivo e dell’Osservatorio “Carcere ad Informazione Giudiziaria”
della Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena sul mancato nulla osta da parte del DAP
alla seduta del Consiglio Comunale fissata per la data del 15/01/25 presso la Casa Circondariale
Sant’Anna di Modena.
La Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena manifesta preoccupazione in merito a quanto
recentemente appreso circa la mancata concessione del nulla osta allo svolgimento presso i locali
della Casa Circondariale Sant’Anna di Modena di seduta del Consiglio Comunale fissata per la data
del 15/01/26.
L’incontro (che comunque avrà luogo presso la sala consiliare del Municipio), alla presenza della
Garante Comunale dei diritti delle persone private della libertà personale, avrebbe avuto ed avrà
quale tema centrale di dibattito le condizioni di detenzione riguardanti la popolazione carceraria
locale, oltre che lo stato attuale della Casa Circondariale di Modena, verosimilmente anche in
relazione alla composizione dell’organico in servizio presso l’area sanitaria e quella educativa,
nonché alle forze in uso alla polizia penitenziaria.
Il luogo di celebrazione della seduta era stato individuato quale spazio ideale dove affrontare la
discussione di tali tematiche (oltre che delle molteplici criticità ad esse correlate), in quanto
riguardanti la struttura carceraria locale.
La Camera Penale di Modena aveva accolto con assoluto favore la scelta consiliare, giacché
avrebbe favorito ancora una volta da parte dell’Amministrazione l’avvicinamento del massimo
consesso cittadino a problematiche, quali quelle afferenti la realtà carceraria, di difficile
assimilazione pubblica e di massa, con la possibilità di esprimere valutazioni e proposte costruttive
anche in merito a questioni impellenti quali il sovraffollamento intramurario ed il trend suicidario
che, ancora oggi, non pare essersi minimamente arrestato, se si considera che, anche nel 2025, il
numero di suicidi in carcere è ammontato a 79 decessi, di cui 5 presso la casa circondariale di
Modena.
A ciò si aggiunga che l’occasione sarebbe risultata assolutamente proficua per acquisire delucidazioni circa il contenuto della circolare del DAP del 22/12/25 (che in via sperimentale ha
autorizzato la polizia penitenziaria a dotarsi di spray al peperoncino) e comprendere se e quali
soluzioni saranno assunte al riguardo dal personale in servizio presso la Casa Circondariale di
Modena.
Proprio per tali ragioni, il diniego manifestato suscita particolare sconforto, anche perché si tratta di
una negazione che risulta allo stato immotivata ed in conflitto con quanto accaduto altrove, ossia
presso altre realtà cittadine, tra cui anche la vicina Reggio Emilia, dove, in data 05/05/2025, il
consiglio comunale si è regolarmente riunito in carcere.
Si auspica, pertanto, che il Dipartimento Amministrativo Penitenziario e il Provveditorato
Regionale vogliano fornire al più presto chiarificazioni sul punto e che sia ammessa una nuova e
prossima seduta consiliare presso la Casa Circondariale Sant’Anna di Modena.
Modena (MO), lì 14/01/2026
Il Direttivo e l’Osservatorio “Carcere ed Informazione Giudiziaria” della Camera Penale Carl’Alberto
Perroux di Modena

Il Direttivo della Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena ed il relativo Osservatorio carcere ed informazione giudiziaria, preso atto dell’allontanamento dalla Casa di Reclusione di Castelfranco Emilia di soggetto sottoposto a misura di sicurezza, ritiene doveroso esprimersi circa le conseguenti dichiarazioni rese dal sindacato di polizia penitenziaria SAPPE che, per il tramite del proprio segretario generale, avrebbe inteso rilevare, anzitutto, come sarebbe risultata scellerata ed intempestiva la decisione di chiudere gli OPG.
Pur nella consapevolezza delle numerose complessità che la Polizia Penitenziaria è chiamata ad affrontare nella gestione della sicurezza degli Istituti Penitenziari, anche alla luce della presenza al loro interno di profili sociali eterogenei e di difficile gestione, non può che affermarsi, senza entrare nel merito della vicenda che ha generato il comunicato del SAPPE, come il ritorno al passato, con la velata invocazione della reistituzione degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, non possa essere la soluzione ai problemi evidenziati dal sindacato di Polizia Penitenziaria.
Invero, il superamento del modello degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, derivante – tra gli altri motivi- dalle condizioni disumane e di restrizione sine die, oltre che dalla mancanza di cure efficaci riscontrate al loro interno dalle indagini indette e documentate da commissioni d’inchiesta, ha significato la sostituzione dello stesso con un approccio terapeutico, basato sull’assistenza sanitaria, in uno con l’inclusione sociale, in linea con i principi della Legge Basaglia e, non da ultimo, con i precetti costituzionali.
Evidente appare la necessità di rafforzamento delle strutture esterne ed interne, delle REMS, così come dell’assistenza sanitaria in ambito detentivo e in relazione a soggetti con problematiche psichiatriche e non solo, che non può gravare sul personale di Polizia e sulla sicurezza degli Istituti.
Altrettanto evidente appare che l’auspicio del reinserimento nel nostro sistema giuridico di strutture arcaiche, dannose e profondamente disumane si ponga in aperta contrarietà ai principi costituzionali, non potendo dirsi soluzione efficace alla risoluzione di problematiche complesse.
Il raggiungimento degli obiettivi posti dalla L. 81/2014, e in particolare garantire un percorso di cura personalizzato ai soggetti con patologie psichiatriche, con un’enfasi terapeutica rispetto a quella custodiale, riformando l’assistenza agli autori di reato con disturbi psichici e spostando il focus dalla detenzione a un sistema più integrato tra salute mentale e servizi territoriali, passa evidentemente da un potenziamento delle strutture esistenti.
Tuttavia, nel contesto storico attuale che ha portato (e forse porterà) l’Italia ad essere condannata per ben due volte da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per violazione dell’art. 3 della CEDU non può che essere riaffermata la necessità di proseguire sulla strada di un modello di assistenza incentrato sulla persona, che si basi sulla riabilitazione e l’integrazione sociale attraverso strutture territoriali che, oltre a ristabilire la dignità della persona-paziente, non assicurata dagli OPG, tutelino i diritti garantiti anche ai portatori di patologie psichiatriche autori di reato.


Il comunicato stampa del Direttivo della Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena
sull’episodio suicidario registrato nella serata del 24/09/25 presso la casa circondariale
Sant’Anna di Modena


L’Osservatorio carcere ed informazione giudiziaria ed il Direttivo della Camera Penale di Modena
Carl’Alberto Perroux apprendono con sgomento la notizia dell’ennesimo episodio suicidario
verificatosi nella serata di ieri presso la casa circondariale locale, dove un cittadino tunisino di anni
24, ormai giunto all’alba del suo venticinquesimo compleanno, si è drammaticamente tolto la vita.
Il gesto risulta particolarmente turbante, non solo perché l’atto che è stato compiuto lascia
fisiologicamente impietriti gli animi di ognuno, ma anche in ragione del fatto che si è trattato di
un’azione che si inserisce nell’ambito di un trend shockante che, allo stato, appare inarrestabile,
laddove si consideri il numero di decessi intramurari registrati dall’inizio dell’anno (già ammontanti
a 62 a livello nazionale e a 5, per quanto concerne la casa circondariale di Modena), oltre a quello
risalente all’anno appena trascorso, in cui hanno perso la vita 91 detenuti.
La risposta non può risiedere, come prospettato dall’attuale Governo, nell’incremento del numero
degli istituti di pena ovvero nell’ampliamento della capienza di essi, non solo perché la
progettazione e la realizzazione di nuove strutture detentive (piuttosto che di nuovi padiglioni),
richiederebbe risorse temporali eccessivamente lunghe e, conseguentemente, incompatibili con
l’urgenza di rispondere fattivamente all’emergenza sociale che sta colpendo l’intero sistema
penitenziario, ma anche in considerazione del fatto che il fenomeno del sovraffollamento e le
tragiche conseguenze ad esso correlabili (stante gli eventi suicidari tuttora protraentisi),
rischierebbero di riproporsi secondo una spirale perversa.
Urge l’avviamento di percorsi assistenziali e di supporto che siano in grado di fornire l’apporto

pedagogico ed il sostegno terapeutico occorrenti a chi risulta ristretto, anche mediante rinforzi di
professionalità umane in grado di scongiurare il protrarsi di episodi tragici dello stesso tipo di
quello verificatosi ieri presso la casa circondariale di Modena.
Anche in ragione di ciò e per spronare ulteriormente un intervento riformatore che sia capace di
arrestare l’ondata infausta che sta abbattendosi feroce sulle carceri italiane e sulla popolazione
detenuta, la Camera Penale di Modena ribadisce le ragioni di protesta già divulgate tramite la
delibera di astensione locale da ogni attività giudiziaria attinente il settore penale (indetta ad inizio
dell’anno corrente), riservandosi sin da ora il ricorso ad analoghe azioni di protesta in cui rilevare,
ancora una volta, la necessità di adozione di politiche legislative che garantiscano l’assunzione di
scelte strutturali di ripensamento dell’intera esecuzione penale, nell’ottica di garantire l’effettività
del principio rieducativo della pena.

Modena (MO), lì 25/09/25
L’Osservatorio carcere ed informazione giudiziaria
Il Direttivo della Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena

Il Consiglio Direttivo e l’Osservatorio Carcere ed Informazione Giudiziaria della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux esprimono profonda preoccupazione per il mancato rispetto dei principi fondamentali della presunzione di innocenza e del giusto processo nell’informazione giudiziaria.
Già nel comunicato del 9 maggio u.s., la Camera Penale di Modena – intervenendo sul comunicato stampa diffuso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Modena in data 8 maggio 2025 sul caso delle due educatrici sospese dal servizio presso una scuola dell’infanzia di Carpi (rectius Soliera), – ha sostenuto con fermezza che il processo mediatico rappresenta una grave distorsione del sistema giustizia, evidenziando come, attraverso la semplificazione dei fatti, l’amplificazione emotiva e la spettacolarizzazione della notizia, si genera un giudizio pubblico che prescinde dalle garanzie del giusto processo.
Già in quella sede, è stato ribadito che la corretta informazione giudiziaria deve rispettare il delicato equilibrio tra il diritto di cronaca e la tutela della dignità e dei diritti fondamentali delle persone coinvolte nelle indagini, titolari del diritto a vedere la propria posizione valutata nelle sedi opportune, con tutte le garanzie previste dalla legge.
Tuttavia, a distanza di poco tempo, prendendo atto di quanto avvenuto sulla stampa in riferimento alla diffusione della notizia sulla presunta aggressione e violenza sessuale denunciata a Vignola, ci si trova costretti a ritenere che a nulla forse è valso quel comunicato.
Ancora una volta la necessità della stilizzazione della notizia ha avuto la meglio: una denuncia è stata trasformata dai media subito in un fatto storico certo e accertato, non solo prima di una sentenza definitiva ma, ciò che ancora più sorprende, prima ancora forse dell’inizio stesso delle indagini.
La vicenda ha visto coinvolti emotivamente centinaia di cittadini, tanto da spingere, per dichiarate esigenze di interesse pubblico, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Modena a rendere nota, con un proprio comunicato stampa, la presentazione della richiesta di archiviazione della notizia di reato.
Con la stessa “leggerezza” iniziale, dalla “certa e accertata” aggressione e violenza sessuale, la stampa è così passata a parlare di caso archiviato e di falsa denuncia prima ancora che un Giudice per le Indagini Preliminari si sia espresso sulla vicenda, scatenando una nuova e “ribaltata” gogna mediatica.
Davanti a questo tipo di informazione giudiziaria, la Camera Penale di Modena “Carl’Alberto Perroux”, pur comprendendo l’esigenza di informare la cittadinanza sull’evolversi dell’attività investigativa, non può non rilevare come tali modalità di diffusione delle notizie finiscano, inevitabilmente, per ledere la dignità e la reputazione delle persone coinvolte nelle indagini.
Inoltre, si ritiene opportuno evidenziare come “giocare” con l’emotività collettiva possa, potenzialmente, rappresentare un grave pericolo anche per l’incolumità di tali persone.
Si ritiene, quindi, necessario ricordare che dietro le notizie ci sono persone e che il danno alla reputazione e alla dignità personale, una volta consumato attraverso la diffusione mediatica, difficilmente può essere riparato.
Per questi motivi, si ribadiscono la necessità e l’urgenza di adottare protocolli comunicativi più rispettosi dei diritti fondamentali della persona, che trovino il giusto equilibrio tra il diritto all’informazione e la tutela della dignità individuale, nel pieno rispetto dei principi costituzionali che reggono il nostro sistema penale e nell’ottica di stigmatizzare qualsiasi forma di spettacolarizzazione dei fatti oggetto di cronaca giudiziaria, al fine di evitare che la ricerca della verità processuale si trasformi in un processo mediatico dalle conseguenze irreparabili.


Il Consiglio Direttivo e l’Osservatorio Carcere ed Informazione Giudiziaria
della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux


Il Direttivo e l’Osservatorio Carcere ed Informazione Giudiziaria della Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena intervengono sui recenti fatti di natura disciplinare riguardanti l’Avv. Flavio Rossi Albertini del Foro di Roma e l’Avv. Piera Farina del Foro de L’Aquila


Il Direttivo e l’Osservatorio Carcere ed Informazione Giudiziaria della Camera Penale di Modena esprimono forte preoccupazione in merito a quanto recentemente accaduto all’Avv. Flavio Rossi Albertini, difensore di Alfredo Cospito (segnalato all’Ordine di appartenenza per aver salutato il proprio assistito stringendogli la mano e baciandolo sulle guance) ed alla collega Piera Farina del foro dell’Aquila (destinataria di analogo trattamento disciplinare, per avere assunto lo stesso tipo di contegno nei confronti della persona da lei assistita e ristretta in regime di 41 bis presso la casa circondariale Opera di Milano).
Trattasi di accadimenti che non possono che destare particolare allarme.
Sindacare i rapporti personali che inevitabilmente si instaurano con gli assistiti, porta all’estrema ed inevitabile conseguenza di limitare qualsiasi segno di solidarietà umana.
Ci si chiede quali siano i retropensieri che muovano questi agiti e quali gli scopi di tale atteggiamenti, frutto, sicuramente, della solita cultura del sospetto nei confronti del Difensore, primo (forse unico) baluardo delle garanzie.
Già nel 2020 la nostra Camera Penale manifestò vicinanza, immediatamente dopo i gravi fatti accaduti nei giorni 8-9 marzo 2020, ai familiari delle vittime.
Anche noi allora, con il lutto che portammo nei nostri cuori, dovevamo essere deferiti!
Come già stigmatizzato dall’Unione delle Camere Penali Italiane, con apposito comunicato del 22/06/25, pienamente condiviso dalla Camera Penale di Modena, non può trovare spazio in alcun modo ed in nessuna forma una cultura che demonizzi il legame che sorga tra il condannato ed il difensore, laddove si tratti, come è accaduto nei casi di specie, di puri episodi di sostegno morale alla dignità umana, di cui anche chi è ristretto non potrà mai essere privato.
Se la nostra Carta Costituzionale presuppone che la pena debba tendere alla rieducazione del condannato, un gesto di semplice umanità, come lo scambio di una stretta di mano o di un bacio sulla guancia, non potrà mai essere represso, perché assecondante il recupero sociale dell’individuo.


Il Direttivo e l’Osservatorio Carcere ed Informazione Giudiziaria
della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

 

 

 

In riposta al comunicato della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Modena
dell’8 maggio 2025

Il Consiglio direttivo della camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux esprime profonda preoccupazione in merito al comunicato stampa diffuso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Modena in data 8 maggio 2025, relativo al caso delle due educatrici sospese dal servizio presso una scuola dell’infanzia di Carpi (recte Soliera).
Pur prendendo atto della menzione formale del principio secondo cui le indagate sono “presunte innocenti fino a sentenza irrevocabile di condanna”, rileviamo come tale principio venga sostanzialmente violato nella stessa comunicazione attraverso il riferimento esplicito all’acquisizione di “gravi indizi di colpevolezza” e alla descrizione dettagliata delle modalità investigative adottate, incluso il riferimento a intercettazioni audio-video.
Tale modalità di comunicazione si pone in contrasto con i principi sanciti dalla Direttiva UE 2016/343, recepita nell’ordinamento italiano con il D.Lgs. 188/2021, che impone alle autorità pubbliche di astenersi dal presentare gli indagati come colpevoli prima dell’accertamento definitivo di responsabilità.
Denunciamo con fermezza questa prassi che parrebbe preludere ad un vero e proprio processo mediatico, in cui l’esposizione pubblica di elementi investigativi ancora da sottoporre al vaglio del contraddittorio processuale rischia di condizionare irrimediabilmente l’opinione pubblica,
trasformando gli indagati in colpevoli prima ancora del giudizio.
Come già evidenziato, il processo mediatico rappresenta una grave distorsione del sistema giustizia: attraverso la semplificazione dei fatti, l’amplificazione emotiva e la spettacolarizzazione
della notizia, si genera un giudizio pubblico che prescinde dalle garanzie del giusto processo. In questo contesto, si produce un’inaccettabile inversione dell’onere della prova, dove è l’indagato a dover dimostrare la propria innocenza di fronte al tribunale dell’opinione pubblica, sovvertendo i
principi cardine del nostro ordinamento.
Ribadiamo che la corretta informazione giudiziaria deve rispettare il delicato equilibrio tra il diritto di cronaca e la tutela della dignità e dei diritti fondamentali delle persone coinvolte nelle indagini, che hanno diritto a vedere la propria posizione valutata nelle sedi opportune, con tutte le garanzie previste dalla legge.
Invitiamo pertanto tutte le autorità coinvolte a una maggiore attenzione nella comunicazione
pubblica relativa a procedimenti in corso, limitandosi a fornire informazioni essenziali e oggettive, senza valutazioni che possano pregiudicare la presunzione di innocenza e il diritto a un equo processo degli indagati.


Modena, 9 maggio 2025
Il Consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

Dal 5 al 7 maggio gli avvocati penalisti si asterranno dalle udienze, su iniziativa dell’Unione delle Camere Penali Italiane a cui aderisce anche la Camera Penale di Modena.
L’astensione nasce dalla protesta contro l’abuso della decretazione d’urgenza in materia penale, spesso priva di reali motivazioni emergenziali, ma che esclude il dibattito parlamentare.
Si evidenzia una tendenza consolidata: introduzione di nuovi reati, inasprimento delle pene e rafforzamento delle misure coercitive, presentate come risposte immediate alle preoccupazioni sociali. Questo “panpenalismo” contraddice il principio dell’ extrema ratio, producendo effetti negativi sui diritti fondamentali senza reale efficacia. Particolarmente criticabile è l’abuso della decretazione d’urgenza in materia penale, che viola i requisiti costituzionali di necessità e urgenza. Nel testo del decreto-legge mancano situazioni concrete che giustifichino l’intervento immediato dell’Esecutivo, presentando motivazioni generiche e materie eterogenee. Questo approccio compromette la separazione dei poteri e le prerogative parlamentari, scaricando sul sistema penale e carcerario problemi che richiederebbero soluzioni più articolate.
Inoltre, si denuncia l’introduzione di norme che aggravano ancor più la crisi degli istituti penitenziari, aumentando gli ingressi in carcere anziché migliorare le condizioni di detenzione. Sul punto, con il d.l. 48/2025, a titolo di esempio, è stato introdotto il reato di rivolta all’interno di un istituto penitenziario, che prevede pene severe per ogni tipo di violenza, minaccia o resistenza, anche passiva, posta in essere da parte di almeno tre persone, con ciò reprimendo ogni tipo di manifestazione del dissenso, invece che agire sul disagio e sulle condizioni di detenzione che sono all’origine di tali atti di protesta. Proprio tale ultimo aspetto impone una riflessione collettiva sul senso della pena e sulla necessità di riscriverne i confini, per renderla davvero conforme ai principi costituzionali di rieducazione e reinserimento sociale e a cui mira questa ulteriore astensione.
Il testo del decreto sicurezza e questa iniziativa normativa, anche a parere della nostra camera penale, destano allarme, creando un pericoloso precedente che potrebbe favorire una prassi capace di svilire le prerogative del Parlamento.

Il Consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

DECESSI AL SANT’ANNA: VENERDI’ 24 GENNAIO PENALISTI MODENESI IN ASTENSIONE DALLE UDIENZE E DA OGNI ALTRA ATTIVITA’ GIUDIZIARIA.
EVENTO APERTO AL PUBBLICO GIOVEDI’ 23 GENNAIO ED ACCESSO ALLA CASA CIRCONDARIALE.

Venerdì 24 gennaio i penalisti modenesi si asterranno dalle udienze e da ogni altra attività giudiziaria per denunciare la grave situazione determinata dai tre decessi – due dei quali da ricondurre certamente a gesti volontari – avvenuti al carcere Sant’Anna di Modena tra il 31 dicembre e il 6 gennaio 2025, cui si è aggiunto il recente incendio di una cella che ha causato gravi lesioni a due detenuti e l’intossicazione di 9 agenti di Polizia Penitenziaria intervenuti in loro soccorso.
Si tratta della massima forma di protesta, scelta obbligata per sensibilizzare le Istituzioni e i cittadini sul grave stato in cui versa l’esecuzione penale italiana tra sovraffollamento carcerario, inidoneità delle strutture di privazione della libertà e carenza di personale educativo e di polizia.

Dopo la tragica scia di suidici dello scorso anno (che ad oggi ammontano a 98 dal gennaio 2024), non pare più rinviabile un serio intervento del Parlamento per attuare una seria riforma delle misure alternative al carcere e del sistema delle misure cautelari oltre ad un intervento del Governo per ripristinare condizioni di decoro degli istituti penitenziari.

In occasione di questa protesta abbiamo voluto organizzare un incontro aperto ai cittadini, che si terrà Giovedì 23 gennaio 2025 alle ore 15.30 presso la Camera di Commercio di Modena, dal titolo “Investire nella vita: strumenti e risorse per un carcere più umano”, con la partecipazione dei Garanti regionale e comunale dei detenuti, Dott. Roberto Cavalieri e Prof. Laura De Fazio, l’esperto di materia sanitaria penitenziaria Dott. Claudio Ferretti e l’Avv. Roberto D’Errico.

Venerdì 24 gennaio, poi, alcuni delegati della Camera Penale e del Consiglio dell’Ordine accederanno al Sant’Anna.


Allegati:
Locandina “Investire nella vita: strumenti e risorse per un carcere più umano”,

 

(Il consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux)

 

A seguito del deposito delle motivazioni di una sentenza della Corte d’Assise di Modena, con la quale l’imputato è stato condannato a 30 anni di reclusione per l’omicidio della moglie e della figliastra, abbiamo assistito ad un profluvio di commenti su un particolare passaggio della motivazione e su di un inciso con cui la Corte ha motivato in punto di equivalenza tra le circostanze aggravanti e quelle attenuanti.
L’informazione s’è concentrata esclusivamente su due parole, inserite nel contesto di una motivazione di ben 213 pagine e la politica, senza aver letto un rigo della sentenza, ci si è buttata a capofitto.
Alcune forze politiche hanno addirittura annunciato interrogazioni ed altre azioni parlamentari “per verificare che non vi siano state influenze di stereotipi culturali o di genere nel giudizio”, annunciando anche il proposito di chiedere un incontro con il Procuratore della Repubblica e con il Presidente del Tribunale.
La richiesta pare francamente fuori luogo, anche perché lesiva dell’indipendenza dei giudici, tanto più che il processo non è ancora definito e dovrà con tutta probabilità passare ad un successivo vaglio della Corte d’Appello.
La richiesta appare ancor più eccentrica provenendo da una parte politica che si straccia le vesti per il progetto di riforma sulla separazione delle carriere, gridando che con esso si vorrebbe annichilire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura…
Vien da chiedersi: vogliamo giudici autonomi ed indipendenti oppure asserviti agli umori popolari?
Non abbiamo letto una parola da parte della magistratura associata e riteniamo doveroso intervenire a difesa dei giudici e della loro indipendenza, posto che l’avvocatura da sempre è la prima ad ergersi a baluardo della libertà nell’esercizio della funzione giurisdizionale.
Una magistratura libera ed indipendente è il presupposto per un’avvocatura altrettanto libera, essendo consapevole che solamente sulla base di tali presupposti si può avere un processo giusto ed ispirato ai principi costituzionali sanciti dall’art. 111 della nostra Carta fondamentale.
Auspichiamo da un lato che l’informazione tratti le notizie di cronaca giudiziaria con maggior rigore e completezza e dall’altro che la politica si affranchi da certi riflessi pavloviani quando si toccano temi sensibili al loro statuto culturale.

(Il consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux)

 


Gli avvocati penalisti modenesi intervengono sull’ennesimo decesso e suicidio intramurario e sull’imprescindibile necessità di riforme di risoluzione nazionale.


Il Consiglio Direttivo della Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena ha appreso con sconcerto, la notizia del decesso di un detenuto, non ancora trentenne, di origine marocchina, che si trovava ristretto presso la locale casa circondariale.
Il fatto, già fisiologicamente triste di per sé, desta una allarmante preoccupazione, in quanto la morte è conseguita ad un gesto suicida compiuto nel mese di dicembre u.s. all’interno del carcere di Modena, in conseguenza del quale il detenuto era stato ricoverato in gravissime e precarie condizioni di vita, presso il reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Baggiovara, dove, nella serata di ieri, è stato annunciato il decesso.
Si tratta di un episodio che lascia sgomenti, non solo perché è accaduto a distanza di poche ore dalla morte di un altro detenuto
______________
Camera Penale di
Modena
Carl’Alberto Perroux
Sede pro tempore
Via Emilia Centro, 75
41121 Modena
Tel. 059 9781242
Fax 059 9781094
presidente@camerapenaledimodena.it
(la cui vita si è spenta agli albori del nuovo anno presso la casa circondariale Rocco D’Amato di Bologna), ma anche in considerazione del fatto che il tragico evento si pone lungo una scia di suicidi (91 per quanto concerne il 2024), che appare inarrestabile.
La notizia giunge peraltro a pochi giorni dall’annuncio di un altro decesso avvenuto presso la casa circondariale.
È di tutta evidenza che ci si trovi di fronte ad una emergenza sociale che, ad oggi, costituisce una emorragia sistematica che non è stata tamponata neppure in minima parte, ancorché un intervento strutturale, che sia volto ad arginare concretamente la crisi che da tempo affligge il sistema carcerario nazionale, non sia più rinviabile.
Le recenti parole pronunciate dal Presidente della Repubblica, sulla necessità di trattare con dignità ed umanità i detenuti tutti, oltre che il gesto simbolico compiuto dal Pontefice di apertura della Porta Santa presso il carcere di Rebibbia, devono cogliere nel segno e non rimanere unicamente nell’etere.
Occorre, ora più che mai, che siano adottate ed attuate scelte risolutive che pongano freno alla catena di decessi intramurari che continuano inesorabilmente ad essere registrati e che, contestualmente, mirino a reperire le risorse umane ed economiche, necessarie per alimentare efficacemente e per favorire il ricorso a misure alternative alla detenzione.
Hinc et nunc.
(Il consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux)