Mercoledì 14 giugno 2023, ore 18.00
in diretta sul portale Gestiolex ed in contemporanea diretta Youtube

 


SALUTI INTRODUTTIVI
Avv. Roberto Chiossi
Vicepresidente della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux


MODERA
Avv. Guido Sola

già Presidente della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux


SI CONFRONTANO
Prof. Giovanni Fiandaca
Professore Emerito di diritto penale nell’Università degli Studi di Palermo

Prof. Giuseppe Sartori
Professore Ordinario di neuropsicologia forense e di neuroscienze forensi nell’Università degli Studi di Padova


È STATO CHIESTO L’ACCREDITAMENTO AL COSIGLIO DELL’ORDINE DEGLI AVVOCATI DI MODENA.
La partecipazione gratuita all’evento sarà garantita in modalità FAD in diretta streaming dalla piattaforma www.gestiolex.it previa registrazione di un proprio account da: https://gestiolex.it/wp-login.php?action=register (al più tardi, entro un’ora dall’evento per motivi tecnici).
Si avverte che i crediti formativi saranno riconosciuti a coloro i quali parteciperanno ad almeno l’80% della durata dell’intero evento.

 

LOCANDINA [PDF]

Modena, 3 febbraio 2023, presso la Camera di Commercio di Modena (Via Ganaceto, 134)
 
Le novità in materia di procedibilità, particolare tenuità del fatto e messa alla prova
Dott.ssa Carolina Clò | Giudice del Tribunale di Modena – Ufficio GIP
 
Il processo penale telematico e il processo a distanza
Avv. Francesca Antonazzo | Socia della Camera Penale di Modena
 

 

Modena,  10 febbraio 2023, presso la Camera di Commercio di Modena (Via Ganaceto, 134)

I tempi dell’indagine e i rimedi
Dott. Giuseppe Di Giorgio | Procuratore aggiunto – Procura di Modena

Il processo in assenza
Avv. Luca Scaglione | già Presidente della Camera Penale di Modena


Modena, 17 febbraio 2023, presso la Camera di Commercio di Modena (Via Ganaceto, 134)

L’udienza predibattimentale
Dott. Roberto Perrone | Giudice del Tribunale di Modena

L’udienza preliminare
Avv. Prof. Giulio Garuti | Socio della Camera Penale di Modena

I riti speciali
Avv. Luca Pastorelli | Socio della Camera Penale di Modena


Modena, 24 febbraio 2023, presso la Camera di Commercio di Modena (Via Ganaceto, 134)

Le novità in materia di impugnazioni
Dott.ssa Paola Losavio | Consigliere presso la Corte d’Appello di Bologna

L’istruttoria dibattimentale
Avv. Alessandro Sivelli | già Presidente della Camera Penale di Modena


Modena, 3 marzo 2023, presso la Camera di Commercio di Modena (Via Ganaceto, 134)

La giustizia riparativa
Dott. Federico Casalboni | Magistrato di Sorveglianza di Modena

Le sanzioni sostitutive
Avv. Francesco Muzzioli | Tesoriere della Camera Penale di Modena

 

GLI AVVOCATI ESPRIMONO GRANDE PREOCCUPAZIONE PER LE GRAVI CARENZE ORGANICHE DELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA, CHE DEVONO ESSERE REINTEGRATE PER GARANTIRE LO SVOLGIMENTO DEI PROCEDIMENTI PENALI IN TEMPI RAGIONEVOLI.

Gli Avvocati modenesi esprimono la massima preoccupazione per l’attuale situazione della Procura della Repubblica, le cui già note carenze organiche sono ulteriormente aggravate a seguito del pensionamento della Dott.ssa Maria Angela Sighicelli.
Ad oggi, dunque, il numero di Sostituti Procuratori della Procura della Repubblica risulta gravemente ridotto, risultandone effettivamente in servizio solo sette su dodici, con una scopertura di organico che ha ormai superato largamente il 40%.
Al contrario di quanto trapelato sui quotidiani pochi giorni orsono, la soluzione è tuttavia ancora lontana: il previsto trasferimento a Modena di due sostituti procuratori, infatti, è stato congelato dal Consiglio Superiore della Magistratura per almeno sei mesi. L’arrivo dei nuovi magistrati non basterebbe comunque a coprire la pianta organica che è già di per sé insufficiente.
Come se non bastasse, la situazione è ulteriormente aggravata dalla recente riduzione a soli otto contro i sedici previsti del numero dei Vice Procuratori onorari in servizio e l’altrettanto grave scopertura del personale amministrativo che oggi vede ben undici posti vacanti a fronte dei 45 previsti.
Ogni anno a Modena vengono iscritte ben oltre diecimila notizie di reato contro soggetti noti, che si aggiungono alle altre relative a soggetti ignoti ed alle notizie di fatti non costituenti reato: solo questo dato è sufficiente a spiegare plasticamente la assoluta necessità di ripristinare rapidamente l’organico della Procura.
La situazione allarma gli Avvocati perché rischia di comprimere gravemente il diritto dei cittadini – che siano sottoposti ad indagini preliminari o che siano vittime di reati – di ottenere una rapida definizione dei procedimenti penali che li riguardano in ossequio al principio costituzionale della ragionevole durata del processo.
Il rischio tangibile è quello di disperdere i risultati che la virtuosa ed efficace collaborazione fra avvocatura e magistratura hanno permesso di conseguire per il “sistema giustizia” modenese nel periodo di emergenza pandemica, che stiamo faticosamente lasciando alle spalle.
Il pieno recupero dell’efficienza dei servizi e il recupero dei tempi del processo sono la migliore garanzia di tutela dei diritti del cittadino, parte del processo, ma l’obiettivo non è raggiungibile se la Procura della Repubblica, primo motore dell’indagine penale, non è in grado di sostenerne lo sforzo, per la grave carenza di organico dei ruoli degli inquirenti, Sostituti Procuratori e Vice Procuratori onorari, e personale di segreteria.
Da tempo la Camera Penale di Modena, sostenuta dal COA, insieme alle altre dell’Emilia-Romagna aveva peraltro segnalato al CSM la necessità di integrare le piante organiche della Procura per garantire il regolare corso della giustizia, senza tuttavia ricevere risposte significative.
Gli Avvocati tutti auspicano dunque che il CSM provveda quanto prima al ripristino delle piante organiche attualmente previste, quantomeno disponendo l’immediato trasferimento dei due magistrati vincitori di concorso per il ruolo di sostituti procuratori modenesi.

Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Modena
Il Consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

La missiva inviata dalle Cameri Penali territoriali del Distretto di Corte d’aAppello alle competenti istituzioni, per segnalare le gravissime carenze di organico presso gli uffici di procura

MISSIVA [PDF] 

Penalisti modenesi in astensione dalle udienze per il giudice indipendente, per la separazione delle carriere.

24 e 25 giugno 2021

“Prendevamo insieme il caffè, per un po’ lo berrò da sola”

Queste le parole con cui lo scorso 31 maggio la procuratrice
di Verbania aveva commentato con la stampa la decisione
del giudice di non convalidare il fermo disposto nei confronti
di due indagati nelle indagini relative alla tragedia della funivia “Mottarone”, perché non sussistevano i presupposti previsti dalla legge.

Una frase sintomatica della eccessiva vicinanza spesso avvertita tra soggetti processuali che dovrebbero avere carriere distinte per garantire la terzietà del giudice rispetto ad entrambe le parti, accusa e difesa.
A ciò si era anche aggiunta una sorprendente presa di posizione da parte della magistratura associata che (pur rappresentando sia i magistrati inquirenti che quelli giudicanti…) prendendo le difese dell’operato della procura della repubblica, aveva sostanzialmente delegittimato la decisione del giudice sulle scarcerazioni appena disposte.

Come se non bastasse, nel breve volgere di pochi giorni, quel giudice era stata addirittura “spogliata” di quel fascicolo poche ore prima che depositasse un’altra importante decisione sulla assunzione di una prova richiesta da un difensore, pur contro il parere dell’accusa.

Come rilevato dalla Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane

la comune appartenenza di Pubblici Ministeri e Giudici al medesimo ordine,
al medesimo organo di autogoverno, alla medesima rappresentanza associativa, ai medesimi percorsi professionali, consente ai primi di esercitare, grazie alla natura eminentemente politica e fortemente mediatica dell’attività inquirente, una supremazia ed una forza di condizionamento degli uffici giudicanti scandalose e non più oltre tollerabili.
Un Paese nel quale può accadere ciò che accade a Verbania, e cioè che un Giudice che adotta decisioni sgradite all’Accusa venga bruscamente eliminato dallo scenario processuale, è un Paese che calpesta la Costituzione, con una protervia ed un sentimento di impunità che lascia sbalorditi

I penalisti hanno dunque deciso di astenersi dalle udienze e da ogni altra attività nei giorni 24 e 25 giugno 2021, per manifestare la propria preoccupazione per quanto sta accadendo a Verbania e per rilaccendere i riflettori sulla proposta di riforma costituzionale per la separazione delle carriere dei magistrati sottoscritta da quasi 75.000
italiani e che giace in parlamento dal 2017.

I diritti dei cittadini sono più importanti di una pausa caffé

VOLANTINO [PDF]

Il Consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux,

LETTE

– la delibera adottata in data odierna dal Direttivo della Camera penale di Verbania, con cui si manifesta allarme in seguito al provvedimento – adottato nella giornata di ieri dal Presidente del Tribunale di Verbania – con il quale era stata revocata l’assegnazione del fascicolo relativo alla tragedia della funivia del “Mottarone” alla Dott.ssa Banci Buonamici, con conseguente astensione dalle udienze per il giorno 22 giugno p.v.; e convocazione di una pubblica assemblea;
– la delibera delle Camere Penali di Novara, Piemonte Occidentale e Valle d’ Aosta, Vercelli, Alessandria, di adesione e sostegno alla prima;
– la delibera con la quale la Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane ha manifestato, tra le altre cose, piena condivisione delle iniziative di protesta delle Camere Penali territoriali del Piemonte e, contestualmente, solidarietà alla giudice;

CONSIDERATO

che la vicenda relativa alla “sostituzione” del giudice appare di inaudita gravità, avendo evidenziato una pericolosa aggressione alla autonomia ed alla indipendenza della funzione giudicante, giunta a valle di altri fatti di altrettanta gravità. Ed infatti:
a) era apparsa eccentrica la posizione assunta da ANM con un comunicato diramato la scorsa settimana – laddove aveva sostanzialmente assunto la difesa del lavoro della procura della repubblica in seguito alla mancata convalida del provvedimento di fermo nei confronti di due indagati ed alla gradazione della misura disposta nei confronti del terzo – e apparsa come una grave delegittimazione del giudice;
b) era apparsa, ancora, censurabile la dichiarazione resa dal Procuratore della Repubblica di Verbania – laddove ella, nell’esprimere delusione per la decisione del gip, aveva dichiarato alla stampa che per diverso tempo non avrebbe più bevuto il caffé alla macchinetta con la “collega”… –, avendo per l’ennesima volta palesato come troppo spesso sia malinteso il rapporto tra funzioni inquirenti e giudicanti;

CONSIDERATO ALTRESI’ CHE

– risulta da notizie di stampa che la giudice dovesse decidere su di una richiesta di incidente probatorio avanzata da uno dei difensori – non “gradita” dalla procura della repubblica – e che la “sostituzione” sia intervenuta proprio nelle more del deposito di tale importante decisione;
– si è appreso altresì che la giudice, presidente della sezione penale del Tribunale di Verbania, fosse applicata all’ufficio GIP per consentire ad uno dei colleghi di quell’ufficio di smaltire un significativo arretrato e che tale “supplenza” – per come precedentemente disposta – avrebbe dovuto assumere carattere di definitività, per ovvie esigenze di razionalizzazione gestionale del carico dei procedimenti;
– non risulta che simili provvedimenti di riassegnazione siano stati adottati anche in relazione ad altri procedimenti assegnati con funzione di supplenti ad altri giudici;

CONDIVISE

– la grande preoccupazione per la grave distorsione del rapporto tra inquirenti e giudicanti, per la grave delegittimazione dell’operato della giudice, per l’allarmante compressione della autonomia e della indipendenza dei giudici palesate da questa vicenda;
– la necessità di riportare alla attenzione del Parlamento la non procrastinabilità della approvazione della proposta di legge di iniziativa popolare avente ad oggetto la separazione delle carriere;
tutto quanto sopra,

Il Consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux,

MANIFESTA

– estrema preoccupazione per l’aggressione della autonomia e dell’indipendenza dei giudici e del principio costituzionale del giudice naturale;

– pieno sostegno e piena condivisione delle iniziative deliberate dalle camere penali del Piemonte;

– piena condivisione per la battaglia culturale e politica volta ad ottenere l’approvazione della proposta di legge di iniziativa popolare per la separazione delle carriere, che nell’anno 2017 aveva raccolto migliaia di adesioni anche tra i cittadini della Provincia di Modena.

Riserva sin da ora l’adozione di eventuali ed ulteriori iniziative di supporto.


Modena, lì 8 giugno 2021

Delibera [PDF]

 

 

di Stefano Termanini

Forca e Melassa” (Mimesis Contesti) è l’ultimo contributo a firma Gaetano Insolera sul tema dei complessi rapporti tra giustizia penale, comunicazione e politica. Un libro tanto agile alla lettura quanto sconcertante nei contenuti, che traghetta il lettore dall’antica Grecia ai giorni della pandemia, dall’avvento della televisione e della radio alla comunicazione globale digitale.
L’ingranaggio dei rapporti interni alla citata triade viene così messo a nudo in maniera prospettica, sia sotto il profilo cronologico, sia sotto il profilo dei reciproci condizionamenti, con particolare attenzione alle ripercussioni sul processo penale e, più in generale, sulla giustizia.
Giustizia che rimane al centro del ragionamento, non tanto e non solo come sistema teorico ma come il luogo in cui l’individuo vede la concretizzazione dei propri diritti. Ed è proprio su tale aspetto che il contributo di Insolera ci coglie inermi: nel comunicarci come sia proprio la tutela dei diritti a cedere sotto la scure della forca del processo penale mediatico e invischiata nella melassa delle intersezioni tra politica e populismo della comunicazione.
Da qui, l’idea di porre qualche domanda al Prof. Insolera, per approfondire alcuni temi e spaziare verso diverse prospettive di comune interesse.


Professore, nel suo libro, lei pone particolare attenzione al tema della libertà di espressione del pensiero, quale diritto “a natura variabile” nel tempo e a seconda del consesso sociale nel quale si colloca. Sotto tale profilo, quali possono essere i metodi per contemperare il carattere positivo di tale diritto con le evidenti conseguenze, a carattere, invece, negativo, che discendono dalla sua completa affermazione nei termini di cui alla premessa di Marcello Gallo, secondo cui “i destinatari della comunicazione da occhi e orecchie si fanno voci che intervengono sempre e su tutto… la decisione sembra dipendere… da quanto si vocifera e da quanti sono i vociferanti” (a maggior ragione dove ad essere diffuse siano notizie palesemente false, volte ad indirizzare il consenso)?

Per rispondere alla sua domanda occorre anzitutto prendere atto delle modificazioni che sono intervenute nel rapporto tra media, politica e giustizia penale.
E’ questo il filo conduttore del mio libretto, con una prima conclusione: la influenza sempre più forte dei media, vecchi e nuovi, nei confronti di un ceto politico con attori sempre più deboli, confusi e incapaci di gestire efficacemente e, aggiungerei, in modo decente, l’ ottenimento del consenso elettorale.
Ho cercato anche di individuare quanto il potere dei media si rispecchi nell’operato di quello giudiziario, che appare sempre più convinto dall’idea di svolgere azione politica in un dialogo diretto con le istanze sociali che ritiene di dover cogliere.
Così non penso che si possa più parlare di un ordine giudiziario dotato di un potere limitato rispetto agli altri poteri dello Stato di diritto.
Ecco che anche la questione della libera manifestazione del pensiero, della libertà di stampa, del diritto di informazione etc., non può prescindere dal contesto che ho provato a sintetizzare.
Il vento forte che spira per una decriminalizzazione dei reati di diffamazione penso che meriti una riflessione critica.
In “Forca e melassa” ricordo perplessità già espresse in passato sui miti costruiti attorno alla “Libera Stampa”, miti che oggi più che mai non prestano l’attenzione dovuta al danno che può subire un diritto della persona – quello all’ onore e alla reputazione – che, in taluni casi può essere devastante.
Oggi, per quella vertiginosa trasformazione dei rapporti di cui ho detto, il tema ha assunto aspetti drammatici: per i nessi tra uffici di procura, polizia e media.
Ben prima di un’ imputazione definitiva, le notizie diramate da PM e polizie, accompagnate da filmati e brani di captazioni foniche, rendono impossibile una tutela dell’innocente o anche solo della presunzione di innocenza.
L’ esercizio del diritto di cronaca giudiziaria, iscritto nel pomposo mantra del “diritto di informare e di essere informati”, è affermato sulla base della storia raccontata e documentata solo dall’accusa.
Non vi è protezione per chi cada nel marchingegno. Per cogliere questo aspetto basti pensare alle difficoltà che ha incontrato il recente recepimento della direttiva UE del 2016 sulla presunzione di innocenza.
La questione non è stata tanto alimentata dall’affermazione del principio in sé – esso trova va già sede nella nostra Costituzione.
Ad essere ostacolati erano proprio i conseguenti limiti posti a quelle comunicazioni pubbliche delle Procure che autorizzano i media al racconto di una colpevolezza già all’inizio delle indagini e in occasione dei c.d atti a sorpresa.
Per riprendere un’efficace osservazione di Sabino Cassese: oggi “le Procure non sono più in funzione dell’accusa, ma in funzione del giudizio”.
Tutto questo è un formidabile cemento che orienta l’operato dei due poteri, quello giudiziario e quello mediatico.
Le capacità di prestazione dell’endiadi sono sotto gli occhi di chi pratica quotidianamente il “mestiere delle leggi”.
Provo al elencarle, da quelle forse meno inquietanti e quelle che lo sono maggiormente.
Chi ha la disavventura di finire nella pista del circo mediatico-giudiziario, non ha chances effettive di essere tutelato rispetto alla sua preventiva definizione di “colpevole”. A fronte di una querela per diffamazione, sono rarissimi i casi in cui viene esercitata l’ azione penale. Soprattutto le maggiori testate giornalistiche hanno una gestione della cronaca giudiziaria che non può fare a meno di un benevolo rapporto con gli uffici giudiziari e gli apparati di polizia.
Anche in ragione dell’intoccabile indistinta appartenenza di PM e giudici, i racconti sui presunti colpevoli trasmigrano facilmente nei provvedimenti giurisdizionali durante le indagini preliminari e confermano decisioni benevole in tema di diffamazione. Come è noto a ciò corrisponde il disinteresse della cronaca per eventuali provvedimenti che smentiscano le ipotesi di accusa enfatizzate in precedenza.
La questione si è fatta ancora più drammatica con l’ affermarsi delle “verità” o falsità circolanti nella rete.
In questo caso, che ho cercato di richiamare, altri “mostri” possono aggredire diritti fondamentali della persona e rendono ulteriormente difficile la loro protezione con i mezzi tradizionali apprestati dalla legge penale. Basti solo pensare alle difficoltà per identificare gli autori dei reati. Né può essere trascurato il tema dei discorsi dell’ odio nella rete: a mio giudizio, a determinate condizioni, devono essere colti nella loro dimensione politica, di concreto pericolo per le democrazie liberali.

Modificando la prospettiva e accedendo alla provocazione di Giovanni Fiandaca secondo cui il diritto penale stesso, in una qualche maniera, è populista, con ciò intendendo che ogni Codice Penale, per natura, risulta essere una specie di marcatore simbolico della identità culturale e valoriale di un popolo, dovremmo concludere che, al variare delle sensibilità e delle opinioni, dovrebbe associarsi un mutamento della legislazione penale?

Non posso non condividere l’opinione di Giovanni Fiandaca.
Con una formula sintetica direi che, in definitiva, ogni società, anche in democrazia, finisce con avere il sistema penale che si merita e che corrisponde al suo sentire.
Si tratta di una provocazione che però trova riscontro nell’ affermazione elettorale di pensieri, più che deboli, inesistenti, accomunati da concezioni della libertà e dell’ autonomia dei singoli frammentate nell’ inseguimento di risposte immediate: l’ eterna ricetta di tutte le demagogie.


Ed in questo caso come potrebbero variare i rapporti tra i poteri legislativo e giudiziario nei confronti del c.d. “quarto potere”, quello che le sensibilità e le opinioni è in grado di aggregarle e variarle, ossia i media? Nello specifico: quali conseguenze possono derivare dall’affermazione del principio di autonomia del Giudice laddove, per citare Sciascia, “non si può essere giudice tenendo conto dell’opinione pubblica, ma nemmeno non tenendone conto”?

E’ difficilmente discutibile come le stagioni dei governi populisti – per altro preceduti da derive che avevano caratterizzato anche i diversi esecutivi che si erano succeduti dopo la fine della prima Repubblica – abbiano portato a ulteriori livelli il giustizialismo populista.
Legislativo ed esecutivo hanno trovato – salvo rare eccezioni, di nicchia – un robusto sostegno dei media, a partire dalla indecente comunicazione televisiva.
Come mi è capitato di notare in varie occasioni nella grammatica penalistica di uno Stato di diritto costituzionale come il nostro, contro gli abusi del potere legislativo, il contrappeso è costituito dal potere di invalidazione attribuito alla Corte costituzionale.
Perché questa realtà delle nostre istituzioni non è in grado di tranquillizzarci completamente?
Penso ad almeno tre considerazioni.
In presenza di un potere dei media in larga parte acquiescente verso le derive illiberali e corifeo nella spregiudicata alimentazione di ogni insicurezza quando affronta la questione criminale, si è proceduto all’ avvelenamento dei pozzi del diritto penale liberale e garantista, faticosamente disegnato nelle stagioni della prima Repubblica.
E così, nel confronto politico elettorale, qualsiasi idea di “bonifica” dei pozzi, sarà tacciata delle peggiori intenzioni collusive: con le mafie, la corruzione, i poteri forti etc.
In secondo luogo la natura incidentale che caratterizza il nostro accesso alla Corte, implica un ascolto da parte del potere giudiziario.
E qui, ai margini della strettoia – per usare una metafora del cammino difficile della libertà tra la forza scatenata del Leviatano e la gabbia di norme sociali senza lo Stato – si apre una paurosa voragine che merita di essere considerata.
Quanto il ripudio di un vincolo al testo, alla Legge, ma anche a quello della Costituzione, in nome di libere ortopedie di scopo da parte del giudice, può contrastare la richiesta di un controllo di costituzionalità?
Ancora, si tratta di questione sulla quale rifletto da qualche anno insieme ad altri penalisti e soprattutto con studiosi dell’ ordinamento giudiziario: quanto i sistemi di reclutamento, di formazione e progressione di carriera dei nostri giudici, offrono garanzie sulla loro osservanza dei limiti legali posti alla loro autonomia e indipendenza? Quanto possono prevalere autonome concezioni e finalità di Giustizia maturati nel contesto dell’ ordine di appartenenza, nel quale – è difficile negarlo – si sono definite fazioni nelle quali si è prodotto un intreccio tra istanze corporative e sindacali, ideologia e collateralità politica?

In conseguenza del reciproco condizionamento tra potere politico, giustizia penale e comunicazione, sono state varate riforme legislative apertamente votate a fornire risposta ad istanze a carattere “populista”. Ciò potrà – a Suo avviso – portare ad interventi sempre più incisivi della Corte Costituzionale? Assisteremo, in altri termini, ad un nuovo protagonismo del Giudice delle Leggi che ne ridisegnerà i contorni ponendone in ancora maggior luce il ruolo di contraltare al potere legislativo? Infine, quanto la modificazione del quadro politico influisce sugli orientamenti del Giudice costituzionale e sull’equilibrio che ne delinea la composizione?

Nell’ esempio degli Stati uniti che, nella sua diversità, costituisce il prototipo della giustizia costituzionale, cogliamo una attenzione speciale, dedicata da politici, esperti e media, alla fisionomia e alla storia ideologica dei candidati alla Corte suprema.
Come dicevo, realtà radicalmente diversa.
Ciò che stupisce tuttavia è la rarità del tema nel discorso pubblico, nel nostro mondo: o meglio a volte lo troviamo a proposito delle faticose nomine della componente parlamentare.
Forse mi sbaglio, ma mi sembrano lontani i tempi in cui le designazioni non si limitavano, ad esempio, a valutare l’ inquadramento nella docenza universitaria, nelle supreme magistrature o nell’ esercizio dell’ avvocatura, ma si indirizzavano verso figure di particolare e riconosciuto prestigio intellettuale.


E l’Avvocato? Quale è il ruolo che l’Avvocatura può (rectius, deve) rivestire in un tale momento storico ed in un tale contesto? Lei ci parla di una professione ritenuta “indigesta, se autonoma e libera”, eppure, allo stesso tempo, l’Avvocatura si pone come strumento fondamentale nel processo di tutela dei diritti esistenti e di “giustiziabilità” dei diritti nuovi, per usare le parole di Giovanni Maria Flick, in tal modo assumento ruolo senz’altro a carattere pubblico. Le pare soluzione percorribile ed efficace quella di inserire la figura dell’Avvocato all’interno della Carta Costituzionale?

Anche a questo proposito il discorso potrebbe, e dovrebbe, essere lungo. Mi limito a due osservazioni.
Anzitutto un giudizio, forse consolatorio.
La tempesta giustizialista del populismo penale, di cui ho parlato nel mio libretto e che ho osservato, in un’ altro scritto, a partire dai risultati elettorali del 2013, hanno visto solo l’ avvocatura penale organizzata nell’Unione delle camere penali (non certo l’ ANM!) impegnata nella difesa di un decente sistema penale.
La seconda osservazione è ispirata dal pessimismo.
Non solo per l’ emergenza sanitaria, assistiamo a condizioni di lavoro e di sussistenza sempre più difficili per l’ esercizio autonomo e libero della nostra professione.
Quanto alla rappresentazione mediatica, la situazione attuale è efficacemente colta nella copertina che ho scelto per “Forca e melassa”: La decapitazione di mercanti e avvocati di Parigi disobbedienti.


Forca e melassa
Gaetano Insolera
Mimesis Edizioni, 2021


DESCRIZIONE BREVE
Saette che si infilano nell’ordito di una elegante invettiva politico-criminale di cui da tempo si avvertiva il bisogno. Forca e melassa è l’ultima brillante fatica intellettuale di Gaetano Insolera, che già a partire dal titolo non lascia spazio a equivoci circa i deleteri rapporti populistici che si vanno consolidando tra il corpo elettorale, la giustizia penale e le nuove forme di comunicazione.

 

In occasione dell’uscita del libro “Il Sistema” (Rizzoli) di A. Sallusti e L. Palamara

VENERDÌ 5 FEBBRAIO 2021, ORE 15

GESTIOLEX WEBINAR

MODERA

Avv. Roberto Ricco

Segretario della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

PARTECIPANO

Dott. Luca Palamara

Prof. Giorgio Spangher

Professore emerito di Diritto Processuale Penale

presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”

Avv. Valerio Spigarelli

già Presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane

CONCLUDE

Avv. Guido Sola

Presidente della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

 

E’ in corso l’accreditamento da parte del CNF

La partecipazione all’evento FAD in diretta streaming è possibile dalla piattaforma www.gestiolex.it previa registrazione di un proprio account da:

https://gestiolex.it/wp-login.php?action=register (al più tardi, entro un’ora dall’evento per motivi tecnici).

Si avverte che i crediti formativi saranno riconosciuti a coloro i quali parteciperanno ad almeno l’80% della durata dell’intero evento.

È inoltre possibile assistere all’evento FAD, ma senza riconoscimento di crediti, dalla pagina YouTube della Camera penale di Modena.

www.camerapenaledimodena.it