VENERDÌ 12 MARZO 2021, ORE 16

GESTIOLEX WEBINAR

SALUTI

Avv. Roberto Ricco

Presidente della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

MODERA

Avv. Giovanni Casara

Consigliere della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

PARTECIPANO

Avv. Emilia Rossi

Componente del Collegio del Garante Nazionale delle

Persone private della libertà personale

Avv. Riccardo Polidoro

Responsabile Nazionale dell’Osservatorio Carcere

dell’Unione delle Camere Penali Italiane

Avv. Elia De Caro

Presidente di Antigone Emilia-Romagna

L’EVENTO è STATO ACCREDITATO DAll’Unione delle Camere Penali Italiane.

SONO STATI RICONOSCIUTI 2 CREDITI FORMATIVI

La partecipazione all’evento fad in diretta streaming è possibile dalla piattaforma www.gestiolex.it previa registrazione di un proprio account da:

https://gestiolex.it/wp-login.php?action=register (al più tardi, entro un’ora dall’evento per motivi tecnici).

Si avverte che i crediti formativi saranno riconosciuti a coloro i quali parteciperanno ad almeno l’80% della durata dell’intero evento.

È inoltre possibile assistere all’evento fad, ma senza riconoscimento di crediti, dalla pagina YouTube della Camera penale di Modena.

LOCANDINA DEF [PDF]

 

Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e vulnerabilità – CRID, Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

Case di lavoro: un “fossile vivente”?

Seminario a partire dal volume “Misure di sicurezza e vulnerabilità: la ‘detenzione’ in Casa di lavoro”, Mucchi, 2020.

Saluti istituzionali:

Nicoletta Cavani

(Avvocata, Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux)

Coordina:

Francesco De Vanna

(CRID – UNIMORE)

Intervengono:

Tatiana Boni

(Osservatorio Carcere camera Penale di Modena)

Giuliano Pisapia

(Parlamentare europeo)

Matteo Maria Zuppi

(Cardinale di Bologna).

L’Osservatorio carcere e magistrato di sorveglianza della Camera penale di Modena auspica che le forze politiche si adoperino efficacemente affinché il provvedimento sulla riforma dell’ordinamento penitenziario sia assegnato alle Commissioni speciali di Camera e Senato.
La riforma dell’ordinamento penitenziario costituisce un atto di civiltà che non può essere vanificato da mere diatribe politiche che fanno leva sul dilagante populismo che cavalca l’onda dell’insicurezza sociale.
La riforma dell’ordinamento non può essere definita come una legge “svuota carceri” o, peggio, “salva ladri”: i decreti sono il frutto del lavoro di illustri giuristi che ad essa, a partire dall’istituzione, nel 2015, degli Stati Generali sull’esecuzione penale, hanno dedicato tempo e risorse; dev’essere, inoltre, evidenziato che la riforma dell’ordinamento penitenziario è stata sollecitata anche dalle istituzioni europee e, quindi, affossarla costituirebbe un atto politico irresponsabile.
Tale riforma costituisce un primo passo verso l’attuazione dell’art. 27 della nostra Costituzione; la pena per essere effettiva dev’essere anche essenzialmente rieducativa, mirare al reinserimento sociale del condannato e, di conseguenza, se tale principio venisse disatteso ne conseguirebbe un grave pregiudizio per la società.
Il detenuto è una persona e, in quanto tale, titolare di diritti inviolabili; è, quindi, un preciso dovere delle istituzioni impedire che i detenuti subiscano trattamenti disumani
e degradanti vivendo la detenzione in situazioni di sovraffollamento, nell’ozio più completo e senza poter svolgere attività lavorative, rieducative e risocializzanti.
La riforma prevede, peraltro, l’eliminazione di automatismi ostativi all’applicazione delle misure alternative alla detenzione, ponendo il detenuto al centro del percorso risocializzante e valorizzando al contempo il ruolo del magistrato di sorveglianza, nonché, inoltre, ha per oggetto obiettivi altrettanto importanti quali la tutela della salute, la socialità, la disciplina interna, i rapporti con la famiglia e l’isolamento.
Va fermamente ribadito, contrariamente a quanto sostenuto da più parti, che più misure alternative alla detenzione comportano più sicurezza per il cittadino e non il contrario!
Le misure alternative alla detenzione costituiscono, infatti, un percorso articolato attraverso il quale il condannato espia la propria pena, restando sottoposto ad una serie di prescrizioni e obblighi e, contrariamente a quanto ritenuto dai non addetti ai lavori, non costituisce mera rimessione in libertà ma permette al condannato un reinserimento graduale nel contesto sociale.
Infatti, costituisce dato statisticamente provato che un più ampio ricorso alle misure alternative alla detenzione garantisce la società dal pericolo di ricaduta nel delitto.
Dev’essere, inoltre, ricordato che anche nella realtà modenese si registrano problematiche di sovraffollamento carcerario: alla data del 31 marzo 2018 il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha registrato 462 presenze a fronte di una capienza regolamentare di 369 posti.
Ormai è prossima la scadenza della legge delega, ragion per cui l’osservatorio della Camera Penale di Modena chiede con grande determinazione che i decreti inviati dal Governo al Parlamento siano posti con urgenza all’esame delle Commissioni speciali e che l’iter legislativo si conclusa prima della scadenza del termine di legge.
L’Osservatorio, con questa prima giornata di astensione, intende, non solo sollecitare ulteriormente le forze politiche affinché la riforma dell’ordinamento penitenziario sia approvata, ma anche sensibilizzare la cittadinanza in ordine all’effettiva positiva portata della riforma.
A tal fine il 2 maggio 2018 dalle 10 alle 13 la Camera Penale di Modena sarà presente in piazza Mazzini a Modena, unitamente ai rappresentanti delle associazioni locali di volontari che si occupano della realtà carceraria.
Modena, li 30 aprile 2018
Osservatorio carcere e magistrato di sorveglianza della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

L’Osservatorio carcere e magistrato di sorveglianza della Camera penale di Modena prende atto del fatto che il Governo, nonostante la mobilitazione del 27 febbraio u.s. e l’astensione degli avvocati indetta dall’Unione delle camere penali Italiane per i giorni 13 e 14 marzo 2018, tesa a sollecitare l’approvazione della riforma dell’ordinamento penitenziario, non ha ancora provveduto in merito.

I tempi tecnici per poter provvedere, astrattamente, permangono, ma bisogna essere realisti: il Governo uscente non ha avuto la forza politica di portare a termine gli impegni assunti, ponendo nel nulla il lavoro di illustri giuristi che, a partire dall’istituzione, nel 2015, degli Stati Generali sull’esecuzione penale, hanno dedicato tempo e risorse per redigere lo schema di decreto che già aveva ricevuto il parere favorevole delle Camere.
Impensabile, anche se auspicabile, che, oggi, il Governo, alla luce anche dei risultati elettorali del 4 marzo scorso, abbia il coraggio di licenziare un testo che da più parti è stato presentato come l’ennesima “legge svuota carceri”.
L’Osservatorio carcere e magistrato di sorveglianza, in questa seconda giornata di astensione, intende, non solo ulteriormente sollecitare il Governo ad inviare alle Camere le proprie osservazioni, ma anche sensibilizzare la cittadinanza in ordine al fatto che l’attuale ordinamento penitenziario, costruito a partire da preclusioni e automatismi che limitano la possibilità di concedere misure alternative alla detenzione ai condannati per determinati reati, incide, in termini negativi, sulla funzione rieducativa della pena.
La possibilità di un maggior accesso alle misure alternative alla detenzione – si tratta di dato statisticamente provato – garantisce la società dal pericolo di recidiva.
Le misure alternative alla detenzione costituiscono, infatti, un percorso articolato attraverso il quale il condannato espia la propria pena, restando sottoposto ad una serie di prescrizioni e obblighi e, contrariamente a quanto ritenuto dai non addetti ai lavori, non costituisce mera rimessione in libertà. Al contrario permette al condannato un reinserimento nel tessuto sociale.
Deve infine darsi atto che l’immobilismo proprio di una politica che non ha saputo dare vita all’auspicata riforma – che, peraltro, avrebbe dovuto revisionare anche la disciplina concernente le procedure di accesso alle misure alternative alla detenzione – è stato recentemente superato dalla Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale la norma dell’art. 656 comma 5 c.p.p. nella parte in cui prevedeva la sospensione dell’ordine di esecuzione unicamente per pene fino a tre anni.
Un piccolo, ma importante, passo nell’ambito di un – ancora – lungo cammino che la società di diritto dovrà percorrere.
Investire nelle misure alternative – rieducando, non castigando- vuol dire prevenire la commissione di ulteriori reati.

Modena, li 13 marzo 2018
Osservatorio carcere e magistrato di sorveglianza
della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

L’Osservatorio “carcere e magistrato di sorveglianza” in essere presso la Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena manifesta preoccupazione in relazione al ritardo riscontrato nella emanazione del decreto legislativo di riforma dell’attuale ordinamento penitenziario.
La riforma è esito di un percorso lungo, articolato, importante che parte dal 2009 quando l’Italia fu condannata dalla Corte di Strasburgo nel caso Sulejmanovic ed arriva al 2016 agli Stati generali sull’esecuzione della pena – diciotto tavoli di discussione con la partecipazione di operatori penitenziari, accademici, esperti, componenti di associazioni.
Il nuovo testo legislativo, che non risulta ancora definitivamente approvato, reca in sé disposizioni che, almeno in parte, mirano a dare attuazione al principio costituzionale che attribuisce alla pena la funzione rieducativa, con lo scopo di garantire il reinserimento sociale del condannato ed evitarne la reiterazione criminosa.
E’ a tale finalità che risulta ispirata la riforma penitenziaria che ha ampliato le possibilità di accesso alle misure alternative alla detenzione,  esemplificandone le procedure di applicazione ed mutando in parte il testo dell’art. 4 bis dell’ordinamento penitenziario nella parte in cui vieta la concessione dei benefici ad una ampia categoria di detenuti autori di determinati reati.
Doveroso ricordare che il testo del decreto, come previsto dalla legge delega, ha mantenuto inalterato il divieto di concessione delle misure alternative al carcere ai condannati per delitti di particolare allarme sociale quali quelli di in materia di terrorismo e di criminalità organizzata di stampo mafioso.
Le commissioni giustizia di Camera e Senato hanno sollevato numerose osservazioni ed avanzato molteplici richieste di modifica che, qualora  ricevessero accoglimento, snaturerebbero il nuovo impianto legislativo, distaccandone il contenuto dai principi regolatori di natura costituzionale che ne hanno ispirato la redazione.
Il Governo, secondo quanto disposto dalla legge delega, non è obbligato a recepire le osservazioni formulate delle commissioni parlamentari dovendo, in tal caso, trasmettere i testi alle Camere con le proprie motivazioni. Entro il termine di dieci giorni dovranno essere espressi i pareri delle Commissioni parlamentari, decorso tale termine il Governo potrà emanare il decreto.
Si tratta di uno slittamento temporale tutt’altro che irrilevante, in quanto rischia in concreto di escludere la definitiva approvazione del decreto legislativo prima delle prossime elezioni politiche.
Se ciò accadesse, risulterebbero del tutto vani il lavoro e l’impegno per anni profusi per l’attuazione della riforma penitenziaria, a cui tanta abnegazione hanno dedicato gli addetti ai lavori.
Per tali ragioni, l’Osservatorio “carcere e magistrato di sorveglianza” in essere presso la Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena condivide gli appelli già sollevati da più parti, finalizzati alla immediata approvazione del decreto legislativo di riforma dell’ordinamento penitenziario senza l’apposizione di ulteriori modifiche.
L’Osservatorio aderisce pertanto alle iniziative che la Giunta dell’Unione intenderà intraprendere per richiedere al Governo la sollecita approvazione definitiva della riforma nel suo testo già posto al vaglio del Consiglio dei Ministri, cercando in tal modo di porre un immediato freno al fenomeno del sovraffollamento carcerario.
Anche nella realtà modenese si registra un sovrannumero di detenuti, 482 presenze al 31.1.2018, a fronte di una capienza regolamentare di 369 posti.
Il sistema penitenziario italiano ha bisogno di questa riforma per poter rispondere in maniera più adeguata ai cambiamenti occorsi nella società negli ultimi decenni e mettere in risalto la risocializzazione del condannato. È infatti noto che l’applicazione dei benefici penitenziari abbatte la percentuale di recidiva.
Investire nelle misure alternative – rieducando, non castigando- vuol dire prevenire la commissione di ulteriori reati.

Osservatorio “carcere e magistrato di sorveglianza”
della Camera Penale di Modena “Carl’Alberto Perroux”

SEMINARIO DI FORMAZIONE PROFESSIONALEnL’ESECUZIONE PENALE, LE NUOVE FRONTIERE, BILANCI E PROSPETTIVE

n

Venerdì, 17 novembre 2017 – ore 15.00nCamera di Commercio di Modena – Via Ganaceto, 134 Modena

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IntroducenAvv. Marco PellegrininComponente della Scuola di formazione territoriale della Camera Penale di Modena “Carl’Alberto Perroux”

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ModeranAvv. Michele CorradinAvvocato in Modena

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IntervengononAvv. Prof. Carlo FiorionProfessore Ordinario di Diritto Processuale Penale presso l’Università degli Studi di PerugianDiritti delle persone detenute e reclaminAvv. Prof. Bruno GuazzalocanProfessore a contratto di Diritto Penale (Sanzionatorio) presso l’Università degli Studi di BolognanMisure alternative e preclusioni penitenziarie

nLa partecipazione totale al convegno darà diritto a n. 3 crediti formativi in diritto processuale penale, ai sensi del Regolamento per la formazione continua degli Avvocati. Per motivi organizzativi è necessario effettuare l’iscrizione dal sito dell’Ordine Forense www.ordineavvocatimodena.it – cliccare su “Riconosco”. Si avverte che non verranno riconosciuti crediti formativi a coloro i quali, pur apponendo la propria firma all’ingresso, si assentinonnLocandina

Lunedì 30 novembre 2015 dalle 09:00 alle 12:00 gli iscritti alla Camera Penale di Modena distribuiranno, davanti agli ingressi del Tribunale, braccialetti con la scritta “+ braccialetti – carcere” per diffondere e supportare la denuncia dell’Osservatorio Carcere dell’Unione Camere Penali in merito alla scarsa applicazione dello strumento del braccialetto elettronico.

nVolantino