Il Direttivo della Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena ed il relativo Osservatorio carcere ed informazione giudiziaria, preso atto dell’allontanamento dalla Casa di Reclusione di Castelfranco Emilia di soggetto sottoposto a misura di sicurezza, ritiene doveroso esprimersi circa le conseguenti dichiarazioni rese dal sindacato di polizia penitenziaria SAPPE che, per il tramite del proprio segretario generale, avrebbe inteso rilevare, anzitutto, come sarebbe risultata scellerata ed intempestiva la decisione di chiudere gli OPG.
Pur nella consapevolezza delle numerose complessità che la Polizia Penitenziaria è chiamata ad affrontare nella gestione della sicurezza degli Istituti Penitenziari, anche alla luce della presenza al loro interno di profili sociali eterogenei e di difficile gestione, non può che affermarsi, senza entrare nel merito della vicenda che ha generato il comunicato del SAPPE, come il ritorno al passato, con la velata invocazione della reistituzione degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, non possa essere la soluzione ai problemi evidenziati dal sindacato di Polizia Penitenziaria.
Invero, il superamento del modello degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, derivante – tra gli altri motivi- dalle condizioni disumane e di restrizione sine die, oltre che dalla mancanza di cure efficaci riscontrate al loro interno dalle indagini indette e documentate da commissioni d’inchiesta, ha significato la sostituzione dello stesso con un approccio terapeutico, basato sull’assistenza sanitaria, in uno con l’inclusione sociale, in linea con i principi della Legge Basaglia e, non da ultimo, con i precetti costituzionali.
Evidente appare la necessità di rafforzamento delle strutture esterne ed interne, delle REMS, così come dell’assistenza sanitaria in ambito detentivo e in relazione a soggetti con problematiche psichiatriche e non solo, che non può gravare sul personale di Polizia e sulla sicurezza degli Istituti.
Altrettanto evidente appare che l’auspicio del reinserimento nel nostro sistema giuridico di strutture arcaiche, dannose e profondamente disumane si ponga in aperta contrarietà ai principi costituzionali, non potendo dirsi soluzione efficace alla risoluzione di problematiche complesse.
Il raggiungimento degli obiettivi posti dalla L. 81/2014, e in particolare garantire un percorso di cura personalizzato ai soggetti con patologie psichiatriche, con un’enfasi terapeutica rispetto a quella custodiale, riformando l’assistenza agli autori di reato con disturbi psichici e spostando il focus dalla detenzione a un sistema più integrato tra salute mentale e servizi territoriali, passa evidentemente da un potenziamento delle strutture esistenti.
Tuttavia, nel contesto storico attuale che ha portato (e forse porterà) l’Italia ad essere condannata per ben due volte da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per violazione dell’art. 3 della CEDU non può che essere riaffermata la necessità di proseguire sulla strada di un modello di assistenza incentrato sulla persona, che si basi sulla riabilitazione e l’integrazione sociale attraverso strutture territoriali che, oltre a ristabilire la dignità della persona-paziente, non assicurata dagli OPG, tutelino i diritti garantiti anche ai portatori di patologie psichiatriche autori di reato.


Il comunicato stampa del Direttivo della Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena
sull’episodio suicidario registrato nella serata del 24/09/25 presso la casa circondariale
Sant’Anna di Modena


L’Osservatorio carcere ed informazione giudiziaria ed il Direttivo della Camera Penale di Modena
Carl’Alberto Perroux apprendono con sgomento la notizia dell’ennesimo episodio suicidario
verificatosi nella serata di ieri presso la casa circondariale locale, dove un cittadino tunisino di anni
24, ormai giunto all’alba del suo venticinquesimo compleanno, si è drammaticamente tolto la vita.
Il gesto risulta particolarmente turbante, non solo perché l’atto che è stato compiuto lascia
fisiologicamente impietriti gli animi di ognuno, ma anche in ragione del fatto che si è trattato di
un’azione che si inserisce nell’ambito di un trend shockante che, allo stato, appare inarrestabile,
laddove si consideri il numero di decessi intramurari registrati dall’inizio dell’anno (già ammontanti
a 62 a livello nazionale e a 5, per quanto concerne la casa circondariale di Modena), oltre a quello
risalente all’anno appena trascorso, in cui hanno perso la vita 91 detenuti.
La risposta non può risiedere, come prospettato dall’attuale Governo, nell’incremento del numero
degli istituti di pena ovvero nell’ampliamento della capienza di essi, non solo perché la
progettazione e la realizzazione di nuove strutture detentive (piuttosto che di nuovi padiglioni),
richiederebbe risorse temporali eccessivamente lunghe e, conseguentemente, incompatibili con
l’urgenza di rispondere fattivamente all’emergenza sociale che sta colpendo l’intero sistema
penitenziario, ma anche in considerazione del fatto che il fenomeno del sovraffollamento e le
tragiche conseguenze ad esso correlabili (stante gli eventi suicidari tuttora protraentisi),
rischierebbero di riproporsi secondo una spirale perversa.
Urge l’avviamento di percorsi assistenziali e di supporto che siano in grado di fornire l’apporto

pedagogico ed il sostegno terapeutico occorrenti a chi risulta ristretto, anche mediante rinforzi di
professionalità umane in grado di scongiurare il protrarsi di episodi tragici dello stesso tipo di
quello verificatosi ieri presso la casa circondariale di Modena.
Anche in ragione di ciò e per spronare ulteriormente un intervento riformatore che sia capace di
arrestare l’ondata infausta che sta abbattendosi feroce sulle carceri italiane e sulla popolazione
detenuta, la Camera Penale di Modena ribadisce le ragioni di protesta già divulgate tramite la
delibera di astensione locale da ogni attività giudiziaria attinente il settore penale (indetta ad inizio
dell’anno corrente), riservandosi sin da ora il ricorso ad analoghe azioni di protesta in cui rilevare,
ancora una volta, la necessità di adozione di politiche legislative che garantiscano l’assunzione di
scelte strutturali di ripensamento dell’intera esecuzione penale, nell’ottica di garantire l’effettività
del principio rieducativo della pena.

Modena (MO), lì 25/09/25
L’Osservatorio carcere ed informazione giudiziaria
Il Direttivo della Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena

Il Consiglio Direttivo e l’Osservatorio Carcere ed Informazione Giudiziaria della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux esprimono profonda preoccupazione per il mancato rispetto dei principi fondamentali della presunzione di innocenza e del giusto processo nell’informazione giudiziaria.
Già nel comunicato del 9 maggio u.s., la Camera Penale di Modena – intervenendo sul comunicato stampa diffuso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Modena in data 8 maggio 2025 sul caso delle due educatrici sospese dal servizio presso una scuola dell’infanzia di Carpi (rectius Soliera), – ha sostenuto con fermezza che il processo mediatico rappresenta una grave distorsione del sistema giustizia, evidenziando come, attraverso la semplificazione dei fatti, l’amplificazione emotiva e la spettacolarizzazione della notizia, si genera un giudizio pubblico che prescinde dalle garanzie del giusto processo.
Già in quella sede, è stato ribadito che la corretta informazione giudiziaria deve rispettare il delicato equilibrio tra il diritto di cronaca e la tutela della dignità e dei diritti fondamentali delle persone coinvolte nelle indagini, titolari del diritto a vedere la propria posizione valutata nelle sedi opportune, con tutte le garanzie previste dalla legge.
Tuttavia, a distanza di poco tempo, prendendo atto di quanto avvenuto sulla stampa in riferimento alla diffusione della notizia sulla presunta aggressione e violenza sessuale denunciata a Vignola, ci si trova costretti a ritenere che a nulla forse è valso quel comunicato.
Ancora una volta la necessità della stilizzazione della notizia ha avuto la meglio: una denuncia è stata trasformata dai media subito in un fatto storico certo e accertato, non solo prima di una sentenza definitiva ma, ciò che ancora più sorprende, prima ancora forse dell’inizio stesso delle indagini.
La vicenda ha visto coinvolti emotivamente centinaia di cittadini, tanto da spingere, per dichiarate esigenze di interesse pubblico, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Modena a rendere nota, con un proprio comunicato stampa, la presentazione della richiesta di archiviazione della notizia di reato.
Con la stessa “leggerezza” iniziale, dalla “certa e accertata” aggressione e violenza sessuale, la stampa è così passata a parlare di caso archiviato e di falsa denuncia prima ancora che un Giudice per le Indagini Preliminari si sia espresso sulla vicenda, scatenando una nuova e “ribaltata” gogna mediatica.
Davanti a questo tipo di informazione giudiziaria, la Camera Penale di Modena “Carl’Alberto Perroux”, pur comprendendo l’esigenza di informare la cittadinanza sull’evolversi dell’attività investigativa, non può non rilevare come tali modalità di diffusione delle notizie finiscano, inevitabilmente, per ledere la dignità e la reputazione delle persone coinvolte nelle indagini.
Inoltre, si ritiene opportuno evidenziare come “giocare” con l’emotività collettiva possa, potenzialmente, rappresentare un grave pericolo anche per l’incolumità di tali persone.
Si ritiene, quindi, necessario ricordare che dietro le notizie ci sono persone e che il danno alla reputazione e alla dignità personale, una volta consumato attraverso la diffusione mediatica, difficilmente può essere riparato.
Per questi motivi, si ribadiscono la necessità e l’urgenza di adottare protocolli comunicativi più rispettosi dei diritti fondamentali della persona, che trovino il giusto equilibrio tra il diritto all’informazione e la tutela della dignità individuale, nel pieno rispetto dei principi costituzionali che reggono il nostro sistema penale e nell’ottica di stigmatizzare qualsiasi forma di spettacolarizzazione dei fatti oggetto di cronaca giudiziaria, al fine di evitare che la ricerca della verità processuale si trasformi in un processo mediatico dalle conseguenze irreparabili.


Il Consiglio Direttivo e l’Osservatorio Carcere ed Informazione Giudiziaria
della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

 

In riposta al comunicato della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Modena
dell’8 maggio 2025

Il Consiglio direttivo della camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux esprime profonda preoccupazione in merito al comunicato stampa diffuso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Modena in data 8 maggio 2025, relativo al caso delle due educatrici sospese dal servizio presso una scuola dell’infanzia di Carpi (recte Soliera).
Pur prendendo atto della menzione formale del principio secondo cui le indagate sono “presunte innocenti fino a sentenza irrevocabile di condanna”, rileviamo come tale principio venga sostanzialmente violato nella stessa comunicazione attraverso il riferimento esplicito all’acquisizione di “gravi indizi di colpevolezza” e alla descrizione dettagliata delle modalità investigative adottate, incluso il riferimento a intercettazioni audio-video.
Tale modalità di comunicazione si pone in contrasto con i principi sanciti dalla Direttiva UE 2016/343, recepita nell’ordinamento italiano con il D.Lgs. 188/2021, che impone alle autorità pubbliche di astenersi dal presentare gli indagati come colpevoli prima dell’accertamento definitivo di responsabilità.
Denunciamo con fermezza questa prassi che parrebbe preludere ad un vero e proprio processo mediatico, in cui l’esposizione pubblica di elementi investigativi ancora da sottoporre al vaglio del contraddittorio processuale rischia di condizionare irrimediabilmente l’opinione pubblica,
trasformando gli indagati in colpevoli prima ancora del giudizio.
Come già evidenziato, il processo mediatico rappresenta una grave distorsione del sistema giustizia: attraverso la semplificazione dei fatti, l’amplificazione emotiva e la spettacolarizzazione
della notizia, si genera un giudizio pubblico che prescinde dalle garanzie del giusto processo. In questo contesto, si produce un’inaccettabile inversione dell’onere della prova, dove è l’indagato a dover dimostrare la propria innocenza di fronte al tribunale dell’opinione pubblica, sovvertendo i
principi cardine del nostro ordinamento.
Ribadiamo che la corretta informazione giudiziaria deve rispettare il delicato equilibrio tra il diritto di cronaca e la tutela della dignità e dei diritti fondamentali delle persone coinvolte nelle indagini, che hanno diritto a vedere la propria posizione valutata nelle sedi opportune, con tutte le garanzie previste dalla legge.
Invitiamo pertanto tutte le autorità coinvolte a una maggiore attenzione nella comunicazione
pubblica relativa a procedimenti in corso, limitandosi a fornire informazioni essenziali e oggettive, senza valutazioni che possano pregiudicare la presunzione di innocenza e il diritto a un equo processo degli indagati.


Modena, 9 maggio 2025
Il Consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

A seguito del deposito delle motivazioni di una sentenza della Corte d’Assise di Modena, con la quale l’imputato è stato condannato a 30 anni di reclusione per l’omicidio della moglie e della figliastra, abbiamo assistito ad un profluvio di commenti su un particolare passaggio della motivazione e su di un inciso con cui la Corte ha motivato in punto di equivalenza tra le circostanze aggravanti e quelle attenuanti.
L’informazione s’è concentrata esclusivamente su due parole, inserite nel contesto di una motivazione di ben 213 pagine e la politica, senza aver letto un rigo della sentenza, ci si è buttata a capofitto.
Alcune forze politiche hanno addirittura annunciato interrogazioni ed altre azioni parlamentari “per verificare che non vi siano state influenze di stereotipi culturali o di genere nel giudizio”, annunciando anche il proposito di chiedere un incontro con il Procuratore della Repubblica e con il Presidente del Tribunale.
La richiesta pare francamente fuori luogo, anche perché lesiva dell’indipendenza dei giudici, tanto più che il processo non è ancora definito e dovrà con tutta probabilità passare ad un successivo vaglio della Corte d’Appello.
La richiesta appare ancor più eccentrica provenendo da una parte politica che si straccia le vesti per il progetto di riforma sulla separazione delle carriere, gridando che con esso si vorrebbe annichilire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura…
Vien da chiedersi: vogliamo giudici autonomi ed indipendenti oppure asserviti agli umori popolari?
Non abbiamo letto una parola da parte della magistratura associata e riteniamo doveroso intervenire a difesa dei giudici e della loro indipendenza, posto che l’avvocatura da sempre è la prima ad ergersi a baluardo della libertà nell’esercizio della funzione giurisdizionale.
Una magistratura libera ed indipendente è il presupposto per un’avvocatura altrettanto libera, essendo consapevole che solamente sulla base di tali presupposti si può avere un processo giusto ed ispirato ai principi costituzionali sanciti dall’art. 111 della nostra Carta fondamentale.
Auspichiamo da un lato che l’informazione tratti le notizie di cronaca giudiziaria con maggior rigore e completezza e dall’altro che la politica si affranchi da certi riflessi pavloviani quando si toccano temi sensibili al loro statuto culturale.

(Il consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux)

 


Gli avvocati penalisti modenesi intervengono sull’ennesimo decesso e suicidio intramurario e sull’imprescindibile necessità di riforme di risoluzione nazionale.


Il Consiglio Direttivo della Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena ha appreso con sconcerto, la notizia del decesso di un detenuto, non ancora trentenne, di origine marocchina, che si trovava ristretto presso la locale casa circondariale.
Il fatto, già fisiologicamente triste di per sé, desta una allarmante preoccupazione, in quanto la morte è conseguita ad un gesto suicida compiuto nel mese di dicembre u.s. all’interno del carcere di Modena, in conseguenza del quale il detenuto era stato ricoverato in gravissime e precarie condizioni di vita, presso il reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Baggiovara, dove, nella serata di ieri, è stato annunciato il decesso.
Si tratta di un episodio che lascia sgomenti, non solo perché è accaduto a distanza di poche ore dalla morte di un altro detenuto
______________
Camera Penale di
Modena
Carl’Alberto Perroux
Sede pro tempore
Via Emilia Centro, 75
41121 Modena
Tel. 059 9781242
Fax 059 9781094
presidente@camerapenaledimodena.it
(la cui vita si è spenta agli albori del nuovo anno presso la casa circondariale Rocco D’Amato di Bologna), ma anche in considerazione del fatto che il tragico evento si pone lungo una scia di suicidi (91 per quanto concerne il 2024), che appare inarrestabile.
La notizia giunge peraltro a pochi giorni dall’annuncio di un altro decesso avvenuto presso la casa circondariale.
È di tutta evidenza che ci si trovi di fronte ad una emergenza sociale che, ad oggi, costituisce una emorragia sistematica che non è stata tamponata neppure in minima parte, ancorché un intervento strutturale, che sia volto ad arginare concretamente la crisi che da tempo affligge il sistema carcerario nazionale, non sia più rinviabile.
Le recenti parole pronunciate dal Presidente della Repubblica, sulla necessità di trattare con dignità ed umanità i detenuti tutti, oltre che il gesto simbolico compiuto dal Pontefice di apertura della Porta Santa presso il carcere di Rebibbia, devono cogliere nel segno e non rimanere unicamente nell’etere.
Occorre, ora più che mai, che siano adottate ed attuate scelte risolutive che pongano freno alla catena di decessi intramurari che continuano inesorabilmente ad essere registrati e che, contestualmente, mirino a reperire le risorse umane ed economiche, necessarie per alimentare efficacemente e per favorire il ricorso a misure alternative alla detenzione.
Hinc et nunc.
(Il consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux)