disponibile online a partire da Venerdì 12 giugno 2020, ore 19 sui canali Youtube e Facebook della Camera Penale di Modena
“In Italia non c’è nulla di più definitivo del provvisorio“*
VENERDÌ 19 GIUGNO 2020, ORE 16
GESTIOLEX WEBINAR
INTRODUCE
Avv. Guido Sola
Presidente della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux
MODERA
Avv. Graziano Martino
Presidente della Assemblea della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux
PARTECIPANO
Prof. Luciano Violante
Presidente emerito della Camera dei Deputati
Dott. Tomaso Emilio Epidendio
Sostituto procuratore generale della Corte di Cassazione
disponibile online a partire da Venerdì 12 giugno 2020, ore 19 sui canali Youtube e Facebook della Camera Penale di Modena
LUNEDÌ 10 APRILE 2020, ORE 15
ZOOM WEBINAR
INTRODUCE
Avv. Guido Sola
Presidente della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux
MODERA
Avv. Giulia Merlo
Giornalista del quotidiano “Il Dubbio”
PARTECIPANO
Avv. Daniele Minotti
Responsabile dell’Osservtorio U.C.P.I. sulla Informatizzazione del processo penale
Dott.ssa Francesca Graziano
Sostituto Procuratore – Referente M.A.G.R.I.F. Procura della Repubblica di Modena
Dott.ssa Carolina Clò
Giudice – Referente M.A.G.R.I.F. Tribunale di Modena
L’evento è in corso di accreditamento presso il COA di Modena.
Per consentirci di trasmettere al COA l’elenco dei partecipanti che avranno diritto al riconoscimento del credito formativo, sarà necessario inserire la propria presenza nella chat che vedrete comparire di fianco al video sia all’inizio che al termine del seminario. La medesima chat verrà utilizzata anche per proporre domande ai relatori nel corso del seminario.
Pubblichiamo la lettera di invito rivolta alle autorità giudiziarie competenti (e, segnatamente, al Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna), affinché ricorrano diffusamente alla concessione di misure alternative a quella di massimo rigore.
Il plico – sottoscritto da varie camere penali emiliano-romagnole – è stato inoltrato in data odierna ai vari destinatari che, si auspica, vorranno provvedere nel merito e con assoluta tempestività.
I PENALISTI MODENESI: GRAVE ASSENZA DELLA POLITICA. FATTI DA ACCERTARE CON IL MASSIMO RIGORE.
Terminata la fase acuta della crisi scaturita dalla rivolta di alcuni detenuti, è necessaria una profonda riflessione sulle ragioni dell’accaduto, sulla totale assenza della politica e sul necessario approfondimento che l’Autorità Giudiziaria dovrà compiere con la massima trasparenza sotto il profilo della comunicazione pubblica.
Da tempo, anche la nostra Camera Penale aveva denunciato le insostenibili condizioni della casa Circondariale di Modena, abitata da un numero spaventoso di detenuti, di molto superiore alla capienza regolamentare ed al numero degli agenti di custodia necessari a garantire condizioni di sicurezza dell’istituto.
È ampiamente noto come l’inizio della nuova Legislatura avesse di fatto riposto nel cassetto una ambiziosa riforma dell’ordinamento penitenziario che avrebbe inciso non solo sul fronte dei “numeri” del carcere in Italia, ma anche rispetto all’adozione di politiche punitive dotate di ben maggiore efficacia in termini rieducativi e di risocializzazione favorendo la concessione di misure alternative alla pena.
Anche le “recenti” riforme in punto di applicazione di misure cautelari personali, hanno segnato il passo senza riuscire ad invertire il trend dell’uso indiscriminato della custodia cautelare in carcere in pendenza di giudizio.
Neppure la politica ha avuto il coraggio di mettere mano al portafoglio per perseguire politiche coerenti con queste scelte di massimo (e ingiustificato) rigore: nessuno ha voluto seriamente investire nella edilizia giudiziaria cosicché il facile slogan “costruiremo nuove carceri” è rimasto lettera morta buona giusto per sfamare le bocche del populismo giudiziario.
Tutte decisioni di carattere generale, scaturenti dalla incapacità del Parlamento e del Governo di guardare alle politiche criminali senza indulgere a facili populismi, certo, ma anche decisioni che hanno mostrato in questi giorni la loro fragilità rispetto alla generazione di condizioni di invivibilità che sono esplose alla prima seria difficoltà.
Già nei primi giorni di diffusione del Coronavirus, gli avvocati avevano denunciato il rischio di una situazione non gestita, avvertendo come le carceri fossero vere e proprie polveriere e come l’unica soluzione per evitare il peggio fosse quella, quantomeno, di applicare misure cautelari fuori da quelle mura e misure alternative alla detenzione per chi avesse dato buona prova durante l’espiazione della pena.
La paura che si è diffusa negli istituti di pena ha generato violente ed ingiustificabili rivolte da parte di una minoranza di detenuti, che hanno messo a repentaglio la sicurezza dei loro compagni. Queste forme di violenza devono essere condannate sul piano morale e perseguite in termini di legge.
Le uniche informazioni che abbiamo ottenuto su quei fatti sono quelle fornite dalla Polizia Penitenziaria, giacché l’Autorità Giudiziaria (requirente e di Sorveglianza) non ha inteso divulgare notizie di dettaglio sullo svolgersi degli accertamenti.
I morti nelle rivolte del carcere di Modena sono saliti a 9, un numero enorme che lascia sgomenti, ancor di più per il fatto che risulta difficile comprendere come molti di loro siano deceduti nel corso della traduzione o presso l’istituto di destinazione.
Risulta difficile comprendere come sia stato possibile che i detenuti siano riusciti a impossessarsi di un carcere: le risorse in campo erano sufficienti a garantirne il controllo? La struttura era idonea ad impedire ad un gruppo di detenuti di mettere a rischio la sicurezza dei loro compagni e degli agenti di custodia? È ammissibile che la polizia penitenziaria si trovi in condizioni sostanzialmente ingestibili?
Queste circostanze meritano un rigoroso approfondimento, apparendo evidente a tutti come lo Stato debba tutelare l’incolumità dei ristretti – i quali, peraltro, neppure avevano partecipato in massa alla rivolta -.
Sorprende il silenzio imbarazzante serbato dal Ministro della Giustizia per molte ore (in realtà per giorni) sulle rivolte in corso, così come stupisce che nessun parlamentare eletto nel modenese – neppure se componente della Commissione Giustizia… – abbia sentito il dovere di compiere alcuna visita ispettiva per comprendere la esatta dinamica dei fatti e le conseguenze di quanto avvenuto. Una grave mancanza, che denuncia ancora una volta come le politiche punitive siano abbandonate a loro stesse, senza alcun reale governo del fenomeno.
La Camera Penale di Modena – come tutti i penalisti italiani – vigilerà con la massima attenzione sullo sviluppo delle indagini, per comprendere l’esatta dinamica dei fatti e le ragioni dei decessi con l’auspicio che questi fatti siano seriamente valutati per ripensare il sistema punitivo.
Il Consiglio Direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux