Presentiamo il progetto video che la nostra Camera Penale ha voluto realizzare per ragionare in modo non convenzionale in merito agli effetti del lockdown sul sistema giustizia e sui temi problematici che il periodo emergenziale propone per il futuro. Il progetto nasce da un’idea di Roberto Chiossi e si è sviluppato con il contributo prezioso di Gianpaolo Ronsisvalle e di Graziano Martino, ma in particolare grazie alla passione e al prezioso lavoro di regia svolto da Roberto Ricco sull’intero progetto. Hanno contribuito al risultato finale, oltre a diversi colleghi ai quali è stato chiesto di intervenire su differenti emergenze provocate dalla pandemia, alcuni magistrati del nostro Tribunale, insieme a rappresentanti locali del mondo della sanità, della sicurezza pubblica, della politica e dell’economia. Ci è sembrato che il tema dell’interruzione, quasi totale, dell’attività giudiziaria non abbia interessato praticamente nessuno, se non gli operatori della giustizia, e abbiamo quindi scelto uno strumento di comunicazione meno convenzionale rispetto a quelli tipici dei nostri interventi, nel tentativo di rivolgerci ad una platea più vasta di quella solita degli addetti ai lavori. Abbiamo voluto raccogliere punti di vista diversi, insieme ai racconti delle diverse esperienze professionali vissute nel periodo dell’emergenza sanitaria, per metterli in contatto con la sostanziale sospensione dell’attività giudiziaria nel periodo del lockdown e per continuare a ragionare sulle lezioni negative e sui possibili insegnamenti positivi che questa esperienza drammatica ci lascia. Speriamo che il risultato possa incuriosirvi e che possa magari interessare anche a chi non è costretto, per lavoro o per sventura, a frequentare gli uffici giudiziari.

disponibile online a partire da Venerdì 12 giugno 2020, ore 19 sui canali Youtube e Facebook della Camera Penale di Modena

In Italia non c’è nulla di più definitivo del provvisorio“*

VENERDÌ 19 GIUGNO 2020, ORE 16

GESTIOLEX WEBINAR

 

INTRODUCE
Avv. Guido Sola

Presidente della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

MODERA
Avv. Graziano Martino

Presidente della Assemblea della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

PARTECIPANO
Prof. Luciano Violante

Presidente emerito della Camera dei Deputati

Dott. Tomaso Emilio Epidendio
Sostituto procuratore generale della Corte di Cassazione

Locandina (PDF)

*Giuseppe Prezzolini (Codice della vita italiana, capitolo vi – delle leggi, 1921)
La partecipazione al convegno dà diritto a n. 2 crediti formativi in ETICA ai sensi del Regolamento per la formazione continua degli Avvocati.
Per motivi organizzativi è necessario iscriversi inviando messaggio di posta elettronica all’indirizzo info@camerapenaledimodena.it.
La partecipazione all’evento FAD in diretta streaming è possibile dalla piattaforma www.gestiolex.it previa registrazione di un proprio account da:
https://gestiolex.it/wp-login.php? action=register (al più tardi, entro un’ora dall’evento per motivi tecnici).
Si avverte che i crediti formativi saranno riconosciuti a coloro i quali parteciperanno ad almeno l’80% della durata dell’intero evento.
È inoltre possibile assistere all’evento FAD, ma senza riconoscimento di crediti, dalla pagina YouTube della Camera penale di Modena.

disponibile online a partire da Venerdì 12 giugno 2020, ore 19 sui canali Youtube e Facebook della Camera Penale di Modena

 

LUNEDÌ 10 APRILE 2020, ORE 15
ZOOM WEBINAR

INTRODUCE

Avv. Guido Sola

Presidente della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux
 

MODERA

Avv. Giulia Merlo

Giornalista del quotidiano “Il Dubbio”
 

PARTECIPANO

Avv. Daniele Minotti

Responsabile dell’Osservtorio U.C.P.I. sulla Informatizzazione del processo penale

Dott.ssa Francesca Graziano

Sostituto Procuratore – Referente M.A.G.R.I.F. Procura della Repubblica di Modena

Dott.ssa Carolina Clò

Giudice – Referente M.A.G.R.I.F. Tribunale di Modena
 
 
L’evento è in corso di accreditamento presso il COA di Modena.
Per consentirci di trasmettere al COA l’elenco dei partecipanti che avranno diritto al riconoscimento del credito formativo, sarà necessario inserire la propria presenza nella chat che vedrete comparire di fianco al video sia all’inizio che al termine del seminario. La medesima chat verrà utilizzata anche per proporre domande ai relatori nel corso del seminario.

Locandina (PDF)

In seguito ai gravissimi fatti accaduti presso la Casa Circondariale Sant’Anna di Modena, l’inagibilità della struttura sta costringendo l’Amministrazione Penitenziaria a trasferire la popolazione carceraria in altre strutture d’Italia.
 
Secondo una recente statistica resa nota dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, la popolazione carceraria ammontava a 61.230 unità a fronte di una capienza di 50.569 posti, con un soprannumero del 21,1 percento.
Tra la popolazione carceraria della Casa Circondariale di Modena vi è un numero di persone, particolarmente esiguo, che ha già in corso, o è in procinto di ottenere, misure finalizzate a dare piena attuazione all’art. 27 Costituzione, con percorsi rieducativi e risocializzanti quali il lavoro esterno, la semilibertà e le altre misure alternative.
 
La recente rivolta in carcere aveva messo a nudo problemi antichi: i problemi delle carenze nelle carceri italiane non è soltanto contingente e aveva già comportato in passato diverse condanne da parte dell’Europa per condizioni “disumane”, con riferimento al problema del sovraffollamento e della cronica carenza di personale delle aree educative, amministrativo e di Polizia Penitenziaria.
 
L’Associazione di volontariato PORTA APERTA ODV ETS e la Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux, hanno deciso di promuovere un progetto concreto perché non si disperdano le progettualità già in corso di realizzazione e per consentire ad altri detenuti di intraprendere percorsi esterni al carcere, attualmente preclusi a causa della emergenza in cui versa il nostro istituto e dell’emergenza coronavirus.
 
Per questo motivo le due associazioni hanno costruito e promuovono la proposta di progetto “NUOVA DIMORA” finalizzato a creare opportunità alloggiative per le persone private della libertà che si trovano in regime di lavoro all’esterno o in regime di semilibertà o già ammesse ad altre misure alternative.
Porta Aperta è riuscita a ricavare circa 30 posti letto a tempo di record.

Pubblichiamo la lettera di invito rivolta alle autorità giudiziarie competenti (e, segnatamente, al Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna), affinché ricorrano diffusamente alla concessione di misure alternative a quella di massimo rigore.

Il plico – sottoscritto da varie camere penali emiliano-romagnole – è stato inoltrato in data odierna ai vari destinatari che, si auspica, vorranno provvedere nel merito e con assoluta tempestività.

I PENALISTI MODENESI: GRAVE ASSENZA DELLA POLITICA. FATTI DA ACCERTARE CON IL MASSIMO RIGORE.

Terminata la fase acuta della crisi scaturita dalla rivolta di alcuni detenuti, è necessaria una profonda riflessione sulle ragioni dell’accaduto, sulla totale assenza della politica e sul necessario approfondimento che l’Autorità Giudiziaria dovrà compiere con la massima trasparenza sotto il profilo della comunicazione pubblica.

Da tempo, anche la nostra Camera Penale aveva denunciato le insostenibili condizioni della casa Circondariale di Modena, abitata da un numero spaventoso di detenuti, di molto superiore alla capienza regolamentare ed al numero degli agenti di custodia necessari a garantire condizioni di sicurezza dell’istituto.

È ampiamente noto come l’inizio della nuova Legislatura avesse di fatto riposto nel cassetto una ambiziosa riforma dell’ordinamento penitenziario che avrebbe inciso non solo sul fronte dei “numeri” del carcere in Italia, ma anche rispetto all’adozione di politiche punitive dotate di ben maggiore efficacia in termini rieducativi e di risocializzazione favorendo la concessione di misure alternative alla pena.
Anche le “recenti” riforme in punto di applicazione di misure cautelari personali, hanno segnato il passo senza riuscire ad invertire il trend dell’uso indiscriminato della custodia cautelare in carcere in pendenza di giudizio.

Neppure la politica ha avuto il coraggio di mettere mano al portafoglio per perseguire politiche coerenti con queste scelte di massimo (e ingiustificato) rigore: nessuno ha voluto seriamente investire nella edilizia giudiziaria cosicché il facile slogan “costruiremo nuove carceri” è rimasto lettera morta buona giusto per sfamare le bocche del populismo giudiziario.

Tutte decisioni di carattere generale, scaturenti dalla incapacità del Parlamento e del Governo di guardare alle politiche criminali senza indulgere a facili populismi, certo, ma anche decisioni che hanno mostrato in questi giorni la loro fragilità rispetto alla generazione di condizioni di invivibilità che sono esplose alla prima seria difficoltà.

Già nei primi giorni di diffusione del Coronavirus, gli avvocati avevano denunciato il rischio di una situazione non gestita, avvertendo come le carceri fossero vere e proprie polveriere e come l’unica soluzione per evitare il peggio fosse quella, quantomeno, di applicare misure cautelari fuori da quelle mura e misure alternative alla detenzione per chi avesse dato buona prova durante l’espiazione della pena.

La paura che si è diffusa negli istituti di pena ha generato violente ed ingiustificabili rivolte da parte di una minoranza di detenuti, che hanno messo a repentaglio la sicurezza dei loro compagni. Queste forme di violenza devono essere condannate sul piano morale e perseguite in termini di legge.

Le uniche informazioni che abbiamo ottenuto su quei fatti sono quelle fornite dalla Polizia Penitenziaria, giacché l’Autorità Giudiziaria (requirente e di Sorveglianza) non ha inteso divulgare notizie di dettaglio sullo svolgersi degli accertamenti.

I morti nelle rivolte del carcere di Modena sono saliti a 9, un numero enorme che lascia sgomenti, ancor di più per il fatto che risulta difficile comprendere come molti di loro siano deceduti nel corso della traduzione o presso l’istituto di destinazione.

Risulta difficile comprendere come sia stato possibile che i detenuti siano riusciti a impossessarsi di un carcere: le risorse in campo erano sufficienti a garantirne il controllo? La struttura era idonea ad impedire ad un gruppo di detenuti di mettere a rischio la sicurezza dei loro compagni e degli agenti di custodia? È ammissibile che la polizia penitenziaria si trovi in condizioni sostanzialmente ingestibili?

Queste circostanze meritano un rigoroso approfondimento, apparendo evidente a tutti come lo Stato debba tutelare l’incolumità dei ristretti – i quali, peraltro, neppure avevano partecipato in massa alla rivolta -.

Sorprende il silenzio imbarazzante serbato dal Ministro della Giustizia per molte ore (in realtà per giorni) sulle rivolte in corso, così come stupisce che nessun parlamentare eletto nel modenese – neppure se componente della Commissione Giustizia… – abbia sentito il dovere di compiere alcuna visita ispettiva per comprendere la esatta dinamica dei fatti e le conseguenze di quanto avvenuto. Una grave mancanza, che denuncia ancora una volta come le politiche punitive siano abbandonate a loro stesse, senza alcun reale governo del fenomeno.

La Camera Penale di Modena – come tutti i penalisti italiani – vigilerà con la massima attenzione sullo sviluppo delle indagini, per comprendere l’esatta dinamica dei fatti e le ragioni dei decessi con l’auspicio che questi fatti siano seriamente valutati per ripensare il sistema punitivo.

Il Consiglio Direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux