“Camera Penale di Modena, il nuovo presidente è Gianpaolo Ronsisvalle“
https://www.lapressa.it/articoli/societa/eletto-il-nuovo-direttivo-della-camera-penale-di-modena
“Camera Penale di Modena, il nuovo presidente è Gianpaolo Ronsisvalle“
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Si è tenuta presso il Tribunale di Modena l’assemblea dei soci della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux.
Durante l’assemblea è stato eletto il nuovo consiglio direttivo che resterà in carica per il prossimo biennio.
Il nuovo direttivo, eletto per acclamazione, è composto dall’Avvocato Gianpaolo Ronsisvalle, presidente, dall’Avvocato Domenico Giovanardi, vice-presidente, dall’Avvocato Giulia Malacorti, segretario, dall’Avvocato Caterina Morandi, tesoriere, dall’Avvocato Nicola Elmo, dall’AvvocatoRoberta Sofia e dall’Avvocato Marco Tarantini.
L’assemblea ha nominato quale Presidente dell’assemblea l’Avvocato Riccardo Caricati.
I soci tutti hanno ringraziato il direttivo uscente per il grande lavoro profuso nel corso degli ultimidue anni.
Dialogo con Anna Rossomando
Si è tenuta oggi l’Assemblea ordinaria dei soci della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux che ha eletto all’unanimità il nuovo Consiglio Direttivo ed il nuovo presidente dell’Assemblea.
Sono risultati eletti
Avv. Roberto Ricco – Presidente
Avv. Roberto Chiossi – Vice presidente
Avv. Giulia Malacorti – Segretario
Avv. Francesco Muzzioli – Tesoriere
Avv. Giovanni Casara – Consigliere
Avv. Graziano Martino – Consigliere
Avv. Marco Tarantini – Consigliere
Avv. Riccardo Caricati – Presidente dell’Assemblea
Un ringraziamento sentito ai Consiglieri ed al Presidente di Assemblea uscenti, Avv. Nicoletta Cavani, Sara Pavone e Raffaella Guernieri per l’impegno profuso.
Il prossimo 12 giugno, in un surreale ed inedito silenzio generale, gli Italiani saranno chiamati votare su cinque quesiti referendari in materia di giustizia.
I temi sul tappeto sono al centro del dibattito pubblico da moltissimi anni e questa tornata referendaria si inserisce di certo in un contesto di straordinaria crisi di fiducia nel rapporto tra cittadini e sistema giudiziario, come ha dimostrato la reazione sdegnata del Paese di fronte ai recenti scandali che hanno travolto il sistema correntizio che domina il Consiglio Superiore della Magistratura.
Lo scandalo Palamara d’altra parte ha squarciato un velo di ipocrisia, mostrando a tutti ciò che molti già sapevano e rendendo non più rinviabile un intervento normativo capace di riequilibrare il CSM, di garantire maggiore trasparenza e verificabilità sulle decisioni che riguardano le carriere dei magistrati, di rafforzare la terzietà dei giudici e i diritti di garanzia dei cittadini.
Seppure i quesiti siano il frutto di criticabili scelte tecniche che i promotori non avevano condiviso con i penalisti italiani, rappresentano comunque una occasione irripetibile per indirizzare il Parlamento a compiere riforme troppo a lungo rimandate e necessarie.
I cinque quesiti sottoposti al corpo elettorale rispondono infatti ad esigenze molto avvertite:
Quesito 1 sulle modalità di presentazione delle candidature al CSM: i proponenti mirano a porre un freno alla sistema delle correnti che influenza le nomine e la progressione di carriera dei magistrati, consentendo maggiore libertà dei singoli magistrati nella candidatura a componenti del Consiglio Superiore della Magistratura;
Quesito 2 sulla valutazione dei magistrati: i proponenti mirano a consentire anche ad Avvocati e Professori Universitari, che già partecipano ai Consigli Giudiziari senza diritto di voto, di poter concorrere alla valutazione periodica dei magistrati;
Quesito 3 sulla separazione delle funzioni: i proponenti mirano ad introdurre la netta distinzione delle funzioni tra magistratura giudicante e magistratura requirente. Si tratterebbe di un primo importante traguardo in vista della più volte invocata separazione delle carriere, scardinando l’attuale sistema che da sempre consente al singolo magistrato di passare dal ruolo di accusatore a quello di giudicante, così indebolendo la terzietà del giudice;
Quesito 4. sui presupposti della custodia cautelare: i proponenti mirano a ridurre il ricorso alle misure di privazione della libertà personale in attesa di giudizio, per tentare di porre un freno all’abuso di tali misure;
Quesito 5 sulla “Legge Severino”: i proponenti mirano ad abrogare le norme che impongono un sistema di incandidabilità e decadenza automatiche per chi riveste incarichi elettivi a fronte di determinate sentenze anche non definitive di condanna.
Siamo ovviamente consapevoli delle difficoltà che lo strumento referendario manifesta da molti anni e la coltre di silenzio che avvolge questa importante votazione dimostra una preoccupante disaffezione dei cittadini da fondamentali strumenti di partecipazione.
Invitiamo però i modenesi a recarsi al voto perché i temi oggetto dei quesiti riguardano aspetti fondamentali delle loro vite e della vita democratica.
Votando Sì avranno l’occasione irripetibile di lanciare un messaggio forte e chiaro alla politica perché metta mano, senza più infingimenti, alla riforma della Giustizia.
Il Consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux
Il periodo attuale non ha permesso l’organizzazione della tradizionale Cena di mezza estate.
Abbiamo comunque voluto organizzare un momento di convivialità prima delle ferie agostane, per ritrovarci il prossimo giovedì 29/7 all’iCocktail Café di Modena (Piazza Acciaierie Ferriere, 129/F · 338 977 1844).
Il luogo ha ampi spazi all’aperto per consentirci di incontrarci in tutta sicurezza per un aperitivo al quale potranno partecipare anche eventuali vostri ospiti.
Le quote di 20 euro a persona saranno raccolte direttamente presso il locale.
Gli avvocati penalisti presenti a Modena in Piazza Mazzini giovedì 24 e venerdì 25 per spiegare ai Cittadini modenesi le ragioni della astensione dalle attività giudiziarie proclamata a livello nazionale per la difesa dell’indipendenza della funzione giudicante e per rilanciare la battaglia per la separazione delle carriere dei magistrati.
L’Unione delle Camere Penali Italiane ha deliberato l’astensione degli avvocati dalle udienze penali e da ogni attività giudiziaria per la grande preoccupazione destata dalla vicenda della sostituzione del giudice di Verbania che aveva deciso di non convalidare per mancanza dei presupposti di legge i fermi disposti nelle indagini relative alla tragedia della funivia “Mottarone”.
La sostituzione di quel giudice da parte del presidente del Tribunale di Verbania – formalmente motivato da incerte ragioni burocratiche, un unicum – era infatti, anche, avvenuta in seguito all’improvvido attacco mediatico della procuratrice della repubblica.
Il caso è emblematico e ha destato fortissima preoccupazione tra i penalisti italiani perché sintomatico della necessità, non più rinviabile, di separare le carriere dei magistrati inquirenti da quelle dei magistrati giudicanti.
Il tema è dibattuto ormai da decenni e nel 2017 era stata depositata una proposta di legge di riforma costituzionale di iniziativa popolare, sostenuta da oltre 70.000 cittadini, compresi moltissimi modenesi.
I penalisti intendono oggi riportare all’attenzione del Parlamento la necessità di approvare quella proposta di riforma, tanto più dinanzi all’avvio di una nuova campagna referendaria che – seppure con orizzonti diversi – perseguirebbe lo stesso fine: rafforzare l’indipendenza dei giudici dalle procure.
Come rilevato dall’U.C.P.I., la comune appartenenza di Pubblici Ministeri e Giudici al medesimo ordine, al medesimo organo di autogoverno, alla medesima rappresentanza associativa, ai medesimi percorsi professionali, consente ai primi di esercitare, anche grazie alla natura eminentemente politica e fortemente mediatica dell’attività inquirente, una supremazia ed una forza di condizionamento degli uffici giudicanti non più tollerabili.
Stupisce dunque la posizione espressa in questi giorni dell’ANM emiliano-romagnola laddove ha affermato che questa astensione degli avvocati rappresenterebbe un attacco all’unità ed alla indipendenza della magistratura.
É infatti vero il contrario: da sempre le camere penali conducono una battaglia democratica per ottenere la separazione delle carriere, il cui primo risultato sarebbe il rafforzamento della indipendenza e della terzietà del giudice che costituisce il presupposto necessario per assicurare l’imparzialità della decisione.
Stupisce ancor di più – e preoccupa – l’accusa di disonestà intellettuale e di mancanza di collaborazione lanciata dall’associazione dei magistrati all’avvocatura.
In un sistema democratico degno di questo nome occorre infatti coltivare l’idea di un potere giurisdizionale che sia garante dei diritti di libertà dei cittadini di fronte all’autorità dello Stato, all’azione dei pubblici ministeri, agli atti investigativi della polizia giudiziaria che ai pubblici ministeri risponde.
L’attuale momento storico, caratterizzato dalla estrema fragilità dell’organo di governo della magistratura, il CSM, impone di certo uno sforzo comune per consentire il recupero di credibilità del sistema della giustizia penale, ma con la consapevolezza che nulla potrà più essere come prima.
Il Consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux
Allegati:
Volantino
Delibera locale di solidarietà alle Camere Penali piemontesi
Comunicato stampa distrettuale
Delibera distrettuale di solidarietà alle Camere Penali piemontesi
Delibera UCPI di proclamazione di astensione