GLI AVVOCATI PENALISTI SODDISFATTI PER L’APPROVAZIONE A LARGHISSIMA MAGGIORANZA DELL’ORDINE DEL GIORNO PER L’ISTITUZIONE DEL GARANTE DELLE PERSONE PRIVATE DELLA LIBERTA’ PERSONALE IN CONSIGLIO COMUNALE A MODENA.

Gli Avvocati Penalisti hanno seguito con il massimo interesse il dibattito che si è svolto nella giornata di ieri in Consiglio Comunale a Modena ed esprimono la massima soddisfazione per l’approvazione dell’Ordine del giorno che impegna la Giunta alla creazione della figura del Garante delle persone private della libertà personale anche a livello locale.
La circostanza che l’Ordine del giorno abbia raccolto un consenso trasversale e pressoché unanime, rappresenta senza ombra di dubbio il segno di una scelta di campo della Città di Modena a tutela di soggetti deboli, che di certo meritano attenzione da parte delle istituzioni e della cittadinanza.
Allo stesso modo, l’individuazione di un percorso partecipato, con tempi definiti, che vedrà coinvolto il mondo associazionistico che opera in carcere sarà di certo l’occasione per raccogliere i contributi necessari alla definizione dei confini di intervento e delle dotazioni necessarie a dare la massima concretezza a questa importante e tanto attesa figura.

Il Consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

Gli Avvocati Penalisti soddisfatti dall’avvio del dibattito sulla figura del Garante delle persone private della libertà personale in Consiglio Comunale a Modena e auspicano un percorso rapido e condiviso.

 

Gli Avvocati Penalisti apprendono con soddisfazione che si stia finalmente avviando un concreto dibattito in seno al Consiglio Comunale di Modena per l’istituzione della figura del Garante delle persone private della libertà personale.
Ad appena due giorni di distanza dal loro accorato appello per l’istituzione di una importante figura di vigilanza sul rispetto dei diritti delle persone ristrette, i penalisti hanno infatti appreso della presentazione di un apprezzabile ordine del giorno volto a dare risposta a questa esigenza.
Il Consiglio Direttivo della Camera Penale di Modena auspica che il percorso consiliare possa portare rapidamente a questo importante risultato con un’ampia convergenza da parte di tutti i gruppi politici, perché la tutela di soggetti deboli possa essere patrimonio di tutta la cittadinanza che ha potuto conoscere il difficile mondo del carcere anche grazie ad importanti iniziative realizzate in Città nel corso degli anni.

Il Consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

Gli avvocati penalisti auspicano con forza l’istituzione anche a Modena della figura del Garante delle persone private della libertà personale.

E’ sotto gli occhi di tutti la situazione delle case circondariali e degli altri istituti di pena nel nostro paese, troppo spesso dimenticate da larga parte della cittadinanza e della politica, come dimostrato dalle condizioni degradanti nelle quali vivono troppi detenuti e internati e operano troppo pochi agenti della Polizia Penitenziaria insieme ad un numero insufficiente di educatori.
D’altra parte la mancata riforma dell’Ordinamento Penitenziario, troppo a lungo rinviata e non più rinviabile, ha mantenuto in piedi un sistema carcerocentrico che è inadeguato alla realizzazione del principio costituzionale della finalità rieducativa della pena.
L’emergenza sanitaria, in uno con le rivolte nelle carceri della primavera 2020 e i gravi fatti accaduti a Santa Maria Capua Vetere, devono riporre al centro del dibattito l’esigenza di riavviare percorsi di diffusione di una cultura garantista nei confronti delle persone ristrette e di istituire per la prima volta anche a Modena una figura che possa monitorare lo stato degli Istituti presenti sul nostro territorio (Casa Circondariale di Modena e Casa di reclusione di Castelfranco Emilia) stimolando i necessari interventi migliorativi attraverso il dialogo con le Istituzioni e con l’Avvocatura, la Magistratura di sorveglianza e tutti gli altri operatori penitenziari.
Già molte altre realtà in Emilia-Romagna hanno istituito la figura del Garante Territoriale delle persone private della libertà personale: dal Garante Regionale fino ai Garanti comunali già istituiti a Bologna, Ferrara, Parma, Piacenza e Rimini con importanti compiti di ascolto e controllo.
Auspichiamo pertanto che anche le forze politiche modenesi si facciano carico di questa esigenza, istituendo finalmente questa importante figura anche nei Comuni di Modena e di Castelfranco Emilia: si tratta di una battaglia di civiltà che risponde a una necessità da tutti avvertita, sulla quale speriamo che i partiti sapranno trovare la necessaria unità d’intenti per dare risposte concrete a una fascia di soggetti deboli che merita tutela.

Il Consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

https://www.modenaindiretta.it/rivolta-nelle-carceri-la-camera-penale-modena-commissione-imparziale-video/?fbclid=IwAR03NMV1IxaSrQAUs6f9oymFHBaCvhv9DGCO6VLnpTqY5si8U7fBdsCBgx0

 

 

Il Consiglio Direttivo e l’Osservatorio Carcere e Magistrato di Sorveglianza della Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena hanno accolto con favore l’istituzione di una commissione di indagine volta a verificare quanto sia realmente accaduto dall’inizio della pandemia all’interno degli istituti carcerari nazionali e, relativamente alla locale casa circondariale, quali siano state le cause che avrebbero determinato i fatti del 09/03/20, oltre che l’avviamento dei lavori, di cui gli organi di stampa hanno dato recente notizia.

Tuttavia, sussistono talune criticità che non possono essere taciute.

Come già evidenziato dall’Osservatorio Nazionale con comunicato stampa del 30/07/21, si concorda sull’opportunità di estendere la composizione della commissione a soggetti che siano esterni al DAP, quali, a titolo di esempio, professionalità che risultino espressione del mondo della avvocatura, della magistratura di sorveglianza ovvero di estrazione accademica, al fine di garantire una assoluta imparzialità di scrutinio che dovrà inevitabilmente contraddistinguere l’operato di chi è stato reclutato per l’assolvimento di tale tipo di indagine.

Se indubbi risultano essere lo spessore formativo e  la caratura di coloro che già sono stati coinvolti dal Ministro della Giustizia e se appare certamente fondata la rassicurazione ministeriale fornita circa la terzietà degli accertamenti, garantita anche attraverso la formazione di sottogruppi di lavoro che scongiurino eventuali incompatibilità territoriali, è altrettanto certo che soltanto attraverso l’apporto di figure aggiuntive a quelle del dipartimento di amministrazione penitenziaria, il pericolo che permangano in capo alla collettività ulteriori ed eventuali zone d’ombra potrà essere scongiurato.

In tale ottica, si chiede al Ministro della Giustizia che l’attività di indagine prossima ad essere approfondita, possa beneficiare anche della partecipazione attiva di soggetti estranei agli apparati ministeriali.

Il Consiglio Direttivo e l’ Osservatorio Carcere e Magistrato di Sorveglianza della Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena




     

                                   

di Tatiana Boni*

Una domenica di marzo 2020, in piena pandemia da Covid-19, con la preoccupazione dell’incalzare della diffusione del virus, confusi in un paese nel caos, fummo spettatori dei tragici fatti verificatisi nella casa circondariale della nostra città.

Dopo quasi un anno e due mesi da quella giornata, il 28 maggio scorso una delegazione composta da me e dal collega e amico Francesco Muzzioli per la Camera Penale di Modena, nonché da tre colleghi, Romina Cattivelli, Giuseppe Cherubino e Ninfa Renzini, membri dell’Osservatorio nazionale Carcere di UCPI, ha visitato l’Istituto.

da avvocato e da cittadina, visitare quelle parti del carcere, solitamente a noi interdette, mi ha sicuramente toccato e fatto riflettere

Forse con il passare degli anni, tutti noi avvocati nel frequentare il carcere ci siamo abituati al rumore del tiro delle porte, di queste che si chiudono dietro di noi, ma da avvocato e da cittadina, visitare quelle parti del carcere, solitamente a noi interdette, mi ha sicuramente toccato e fatto riflettere.

Marcello Bortolato ed Edoardo Vigna in un recente saggio dal titolo “Vendetta Pubblica. Il carcere in Italia” scrivono che “occuparci del carcere vuol dire occuparci dello stato di salute della nostra democrazia”.
Quel 28 maggio abbiamo quindi varcato le porte della Casa Circondariale per renderci conto di quale fosse la situazione di essa e dello stato della popolazione detenuta, e per capire se quell’ulteriore muro innalzato tra il carcere ed il mondo esterno a causa delle misure contro il Covid-19 fosse stato abbattuto, almeno in parte.

Abbiamo visitato un istituto ripristinato per quanto riguarda l’aspetto della struttura edilizia, essendo stati resi fruibili quasi tutti gli spazi danneggiati dopo i fatti di marzo 2020; rimangono però non ancora accessibili locali quali, ad esempio, quello della palestra a causa di infiltrazioni d’acqua.
Non vanno poi sottaciute alcune difficoltà, soprattutto sotto l’aspetto trattamentale ed educativo.

Continua ad essere una problematica l’insufficienza di personale dell’area educativa

Continua ad essere una problematica l’insufficienza di personale dell’area educativa, nonostante che, diversamente da un anno fa, il numero dei detenuti non superi la capienza massima dell’istituto, pur essendo molto vicino ad essa (alla data della nostra visita le persone ivi ristrette erano 343 rispetto ad una capienza massima di 366 persone detenute).
Le attività scolastiche sono proseguite anche grazie alle modalità a distanza ed attualmente sono in presenza.

I detenuti ora possono finalmente incontrare di persona i familiari, sono riprese altre attività in presenza, come quella del teatro ed i volontari sono tornati a frequentare il carcere. Visitando le sezioni, un detenuto con mestizia e rassegnazione ci ha raccontato che avrebbe avuto una licenza giornaliera per stare con la famiglia ma che, all’idea di dover passare il periodo di quarantena in cella di isolamento una volta rientrato in istituto per prevenire eventuali contagi da Covid-19, ha deciso di non usufruirne.

Le celle, quelle che la legge sull’Ordinamento Penitenziario chiama, suonando quasi beffardo, camere di pernottamento, dovrebbero essere visitate da tutti quelli che pensano che in carcere si viva meglio che fuori: pochi metri quadrati, una finestrella con le sbarre, un tavolo, qualche sedia, un letto a castello in ferro e poco altro.
Abbiamo incontrato, passando all’aspetto del lavoro, alcune detenute ed alcuni detenuti che lavorano nelle cucine dell’istituto ed altri che lavorano nella serra, dove si coltiva la verdura con il supporto di un agronomo. Ho visto volti di persone provate dalla vita carceraria ma orgogliose di quello che stavano facendo e desiderose di raccontarci il loro percorso lavorativo, cosa avessero imparato a fare e di come avrebbero speso queste loro nuove competenze una volta fuori dal carcere.

Il mondo esterno sta tornando poco a poco dentro all’istituto, ma per allontanare sempre più il rischio che il carcere diventi segregazione, è necessario che aumentino le opportunità di contatto tra il “dentro” ed il “fuori”, sia in termini di incontri ed opportunità intramurarie, sia in termini di opportunità extramurarie, come il lavoro ex art. 21 O.P., le licenze ed altresì attraverso l’ammissione alle misure alternative al carcere.

Referente dell’Osservatorio Carcere e Magistrato di Sorveglianza della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux