Lo scorso mercoledì 8 maggio, una delegazione della Camera Penale di Modena ha incontrato il Direttore della Casa Circondariale Sant’anna di Modena, Dott. Orazio Sorrentini, e con lui gli educatori e la Polizia Penitenziaria.
Risulta confermata la sofferenza legata al sovraffollamento della struttura: su una capienza di 372 posti regolamentari, s’è appreso che al 30 aprile 2024 i detenuti presenti erano 550, circa due terzi dei quali cittadini stranieri.
Di questi 360 risultano essere stati raggiunti da sentenza di condanna definitiva, senza contare coloro a cui carico risulta emessa anche misura cautelare custodiale. La sezione femminile risulta popolata da 30 detenute, 21 a titolo definitivo, su una capienza di 18 posti.
Si registra un più che positivo risultato in tema di collaborazioni esterne, essendo stato attivato un rapporto di fornitura di ortaggi nei confronti di un’i portante attività di ristorazione del territorio.
Risultano poi finanziati otto progetti di formazione professionale, per i profili lavorativi di sarta ed acconciatrice per le donne ed in ambito ristorazione, agricoltura, edilizia e calzoleria per gli uomini.
A questi fini risultano essere stati finalmente riqualificati parte degli ambienti interni della struttura, in particolare il laboratorio di ristorazione per la produzione di pasta fresca sulla scorta di una convenzione stipulata con la cooperativa sociale della provincia. Il progetto, “Laboratorio gastronomico Sant’Anna”, è coordinato da uno chef professionista e punta alla produzione ed alla rivendita all’esterno e potrà consentire l’impiego di vari detenuti oltre quelli già attualmente assunti.
Oggetto di riqualificazione anche il laboratorio tessile femminile, per il momento destinato soltanto alla formazione professionale delle detenute – libere di muoversi in autonomia all’interno del laboratorio negli orari di apertura – ma relativamente al quale è già stato avviato l’iter per la stipula della convenzione volta ad avviare le detenute alla vera e propria attività lavorativa; così come anche il salone da parrucchiere, in questo caso grazie anche alla donazione delle necessarie attrezzature da parte di impresa esterna alla struttura.
E’ già stato inoltre predisposto un nuovo ambiente da dedicare all’attività lavorativa ove sarà collocato un servizio di call center che impiegherà altri reclusi.
Risulta invece già in funzione nell’area dell’ex falegnameria un servizio di assemblaggio di componenti plastiche che occupa diversi detenuti in collaborazione con una società cooperativa esterna.
Tre i detenuti che si sono iscritti ai corsi universitari di UNIMORE, in geologia, marketing e finanza e scienze dell’educazione.
Lo spazio dedicato alle attività teatrali e musicali risulta essere stato recentemente oggetto di ristrutturazione.
Le passate carenze di personale nell’area educativa risultano rientrate.
La Camera Penale ha poi ricevuto rassicurazioni anche in vista delle probabili alte temperature estive, essendo stata prevista la predisposizione all’installazione di un ventilatore a corrente per cella, che potrà essere richiesto dal singolo detenuto a proprie spese.
Sono state purtroppo registrate molte criticità relativamente all’evasione delle richieste di liberazione anticipata ed ai permessi premio da parte della magistratura di sorveglianza, come già riscontrato nell’ultimo periodo dagli avvocati penalisti, motivo per il quale la Camera Penale terrà monitorata la situazione riservandosi, ove necessario, ogni manifestazione di protesta.


Il Consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux
L’Osservatorio Carcere e Magistrato di Sorveglianza della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

Gli avvocati penalisti modenesi aderiscono all’astensione da ogni attività in materia giudiziaria penale indetta dall’Unione delle Camere Penali Italiane per i giorni 7, 8 e 9 febbraio, esprimendo tutta la propria preoccupazione per le politiche della maggioranza di governo.

L’Unione delle Camere Penali Italiane ha deliberato l’astensione degli avvocati dalle udienze penali e da ogni attività giudiziaria per la grande preoccupazione destata dalle politiche della maggioranza di governo: la pretesa di affidare al sistema penale e alla carcerazione la soluzione di ogni situazione di conflitto sociale, ha come conseguenza quella di avere il carcere come unico destino dell’intero sistema giudiziario, nonostante il drammatico fenomeno dei suicidi in carcere, nella totale assenza, da parte del Governo, di iniziative volte alla decompressione ed alla salvaguardia della dignità dei detenuti.

Inoltre, l’auspicata soppressione dei limiti interposti dalla Riforma c.d. Cartabia all’appello dei difensori, oggetto di una reiterata richiesta di intervento al Ministro della Giustizia Carlo Nordio, è rimasta lettera morta nuocendo gravemente soprattutto ai soggetti più deboli che usufruiscono dell’istituto della difesa d’ufficio.

Pur prendendo atto di importanti segnali di attenzione del Governo verso alcuni obiettivi storicamente propugnati dall’Unione delle Camere Penali, in assenza di risposte positive in ordine alla soppressione di norme inique che comprimono inammissibilmente il potere di impugnazione del difensore, prerogativa fondamentale dello stesso inviolabile diritto di difesa, e di misure tecniche immediate per rimediare all’ingravescente fenomeno del sovraffollamento carcerario e al terribile fenomeno dei sucidi, i penalisti italiani hanno pertanto deciso di porre in essere ogni iniziativa politica a presidio dei principi costituzionali e convenzionali per ristabilire la centralità del diritto di difesa, che si articola anche e soprattutto nel potere di impugnare, e della finalità rieducativa delle pene che escluda il carcere quale luogo di esercizio di tale finalità.

L’Unione ha pertanto deliberato l’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale per i giorni 7, 8, 9 febbraio 2024 e i penalisti modenesi hanno risposto all’appello aderendo alla protesta ed organizzando una iniziativa di informazione dei cittadini per il giorno venerdì 9 febbraio 2024 alle ore 15 presso la Camera di Commercio in Via Ganaceto.

L’iniziativa, intitolata La giustizia penale all’epoca del giustizialismo. La dignità calpestata”, sarà liberamente accessibile a tutti i cittadini.

Giovedì 8 febbraio, alle ore 12 le SSVV sono invitate presso la sede pro tempore dell’Associazione, in Via Emilia Centro n. 75 per un incontro con la stampa.

Il consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux)

La Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux apprende con vivo dolore la notizia del recente ed improvviso decesso di un uomo ristretto all’interno della Casa Circondariale Sant’Anna di Modena.
Confidando nel solerte impegno della magistratura requirente nello svolgimento dei necessari approfondimenti investigativi volti all’accertamento delle cause e delle ragioni del decesso, suscita tuttavia particolare preoccupazione la circostanza che la tragedia, ancora una volta, abbia riguardato un soggetto in attesa di giudizio ed in stato di custodia cautelare.

In attesa di certezze, vengono purtroppo alla mente gli 84 casi di suicidio che nell’anno 2022 hanno funestato le realtà carcerarie nazionali ed, ancora una volta, si pone in rilievo la preminente necessità di tutela dei diritti fondamentali della persona all’interno dei luoghi di reclusione comunque denominati, valorizzandone al contempo la missione rieducativa e risocializzante, costituzionalmente prevista.

Da tale punto di vista la Camera Penale di Modena rimarca la propria soddisfazione per l’avvenuta istituzione ad opera del Consiglio Comunale di Modena del Garante comunale dei diritti delle persone private o limitate della libertà personale.

Si tratta infatti di una fondamentale figura di raccordo tra tutti i soggetti a vario titoli privati della libertà personale ed in ogni sede ristretti e la società civile con il compito di promuovere ogni possibile iniziativa volta al reintegro sociale dei predetti, in modo da superare, in continuo dialogo e cooperazione con le istituzioni carcerarie, la visione carcero-centrica della giustizia penale italiana.

 

(Il consiglio direttivo e l’osservatorio carcere della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux)

Il consiglio direttivo della Camera Penale di Modena esprime la massima preoccupazione per le notizie apparse sulla stampa locale in relazione alle condizioni dei detenuti e degli operatori del Carcere di Sant’Anna in questo periodo caratterizzato da un caldo estremo.

La cronica inadeguatezza dell’edilizia penitenziaria finisce troppo spesso per infliggere una “doppia pena” ai detenuti e condizioni di lavoro insopportabili per gli agenti della Polizia Penitenziaria.

In seguito alla tristemente nota rivolta nel carcere modenese, seppure vi sia stato uno sforzo per ripristinare la funzionalità dell’istituto, sono mancati interventi mirati – come purtroppo avviene nella maggior parte delle strutture del paese – per rendere ancor più vivibile la struttura.

In attesa della definitiva creazione della figura del Garante comunale dei detenuti, gli avvocati penalisti modenesi avanzeranno alla direzione del carcere la richiesta di aprire un tavolo di confronto, aperto anche alle associazioni dei volontari, per verificare la situazione attuale e individuare le possibili soluzioni, con la consapevolezza della necessità di evitare che la pur minima situazione di carattere eccezionale possa nuocere alla salute dei detenuti.

Il prossimo 12 giugno, in un surreale ed inedito silenzio generale, gli Italiani saranno chiamati votare su cinque quesiti referendari in materia di giustizia.

I temi sul tappeto sono al centro del dibattito pubblico da moltissimi anni e questa tornata referendaria si inserisce di certo in un contesto di straordinaria crisi di fiducia nel rapporto tra cittadini e sistema giudiziario, come ha dimostrato la reazione sdegnata del Paese di fronte ai recenti scandali che hanno travolto il sistema correntizio che domina il Consiglio Superiore della Magistratura.

Lo scandalo Palamara d’altra parte ha squarciato un velo di ipocrisia, mostrando a tutti ciò che molti già sapevano e rendendo non più rinviabile un intervento normativo capace di riequilibrare il CSM, di garantire maggiore trasparenza e verificabilità sulle decisioni che riguardano le carriere dei magistrati, di rafforzare la terzietà dei giudici e i diritti di garanzia dei cittadini.

Seppure i quesiti siano il frutto di criticabili scelte tecniche che i promotori non avevano condiviso con i penalisti italiani, rappresentano comunque una occasione irripetibile per indirizzare il Parlamento a compiere riforme troppo a lungo rimandate e necessarie.

I cinque quesiti sottoposti al corpo elettorale rispondono infatti ad esigenze molto avvertite:

Quesito 1 sulle modalità di presentazione delle candidature al CSM: i proponenti mirano a porre un freno alla sistema delle correnti che influenza le nomine e la progressione di carriera dei magistrati, consentendo maggiore libertà dei singoli magistrati nella candidatura a componenti del Consiglio Superiore della Magistratura;

 

Quesito 2 sulla valutazione dei magistrati: i proponenti mirano a consentire anche ad Avvocati e Professori Universitari, che già partecipano ai Consigli Giudiziari senza diritto di voto, di poter concorrere alla valutazione periodica dei magistrati;

 

Quesito 3 sulla separazione delle funzioni: i proponenti mirano ad introdurre la netta distinzione delle funzioni tra magistratura giudicante e magistratura requirente. Si tratterebbe di un primo importante traguardo in vista della più volte invocata separazione delle carriere, scardinando l’attuale sistema che da sempre consente al singolo magistrato di passare dal ruolo di accusatore a quello di giudicante, così indebolendo la terzietà del giudice;

 

Quesito 4. sui presupposti della custodia cautelare: i proponenti mirano a ridurre il ricorso alle misure di privazione della libertà personale in attesa di giudizio, per tentare di porre un freno all’abuso di tali misure;

 

Quesito 5 sulla “Legge Severino”: i proponenti mirano ad abrogare le norme che impongono un sistema di incandidabilità e decadenza automatiche per chi riveste incarichi elettivi a fronte di determinate sentenze anche non definitive di condanna.

Siamo ovviamente consapevoli delle difficoltà che lo strumento referendario manifesta da molti anni e la coltre di silenzio che avvolge questa importante votazione dimostra una preoccupante disaffezione dei cittadini da fondamentali strumenti di partecipazione.

Invitiamo però i modenesi a recarsi al voto perché i temi oggetto dei quesiti riguardano aspetti fondamentali delle loro vite e della vita democratica.

Votando Sì avranno l’occasione irripetibile di lanciare un messaggio forte e chiaro alla politica perché metta mano, senza più infingimenti, alla riforma della Giustizia.

Il Consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

GLI AVVOCATI ESPRIMONO GRANDE PREOCCUPAZIONE PER LE GRAVI CARENZE ORGANICHE DELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA, CHE DEVONO ESSERE REINTEGRATE PER GARANTIRE LO SVOLGIMENTO DEI PROCEDIMENTI PENALI IN TEMPI RAGIONEVOLI.

Gli Avvocati modenesi esprimono la massima preoccupazione per l’attuale situazione della Procura della Repubblica, le cui già note carenze organiche sono ulteriormente aggravate a seguito del pensionamento della Dott.ssa Maria Angela Sighicelli.
Ad oggi, dunque, il numero di Sostituti Procuratori della Procura della Repubblica risulta gravemente ridotto, risultandone effettivamente in servizio solo sette su dodici, con una scopertura di organico che ha ormai superato largamente il 40%.
Al contrario di quanto trapelato sui quotidiani pochi giorni orsono, la soluzione è tuttavia ancora lontana: il previsto trasferimento a Modena di due sostituti procuratori, infatti, è stato congelato dal Consiglio Superiore della Magistratura per almeno sei mesi. L’arrivo dei nuovi magistrati non basterebbe comunque a coprire la pianta organica che è già di per sé insufficiente.
Come se non bastasse, la situazione è ulteriormente aggravata dalla recente riduzione a soli otto contro i sedici previsti del numero dei Vice Procuratori onorari in servizio e l’altrettanto grave scopertura del personale amministrativo che oggi vede ben undici posti vacanti a fronte dei 45 previsti.
Ogni anno a Modena vengono iscritte ben oltre diecimila notizie di reato contro soggetti noti, che si aggiungono alle altre relative a soggetti ignoti ed alle notizie di fatti non costituenti reato: solo questo dato è sufficiente a spiegare plasticamente la assoluta necessità di ripristinare rapidamente l’organico della Procura.
La situazione allarma gli Avvocati perché rischia di comprimere gravemente il diritto dei cittadini – che siano sottoposti ad indagini preliminari o che siano vittime di reati – di ottenere una rapida definizione dei procedimenti penali che li riguardano in ossequio al principio costituzionale della ragionevole durata del processo.
Il rischio tangibile è quello di disperdere i risultati che la virtuosa ed efficace collaborazione fra avvocatura e magistratura hanno permesso di conseguire per il “sistema giustizia” modenese nel periodo di emergenza pandemica, che stiamo faticosamente lasciando alle spalle.
Il pieno recupero dell’efficienza dei servizi e il recupero dei tempi del processo sono la migliore garanzia di tutela dei diritti del cittadino, parte del processo, ma l’obiettivo non è raggiungibile se la Procura della Repubblica, primo motore dell’indagine penale, non è in grado di sostenerne lo sforzo, per la grave carenza di organico dei ruoli degli inquirenti, Sostituti Procuratori e Vice Procuratori onorari, e personale di segreteria.
Da tempo la Camera Penale di Modena, sostenuta dal COA, insieme alle altre dell’Emilia-Romagna aveva peraltro segnalato al CSM la necessità di integrare le piante organiche della Procura per garantire il regolare corso della giustizia, senza tuttavia ricevere risposte significative.
Gli Avvocati tutti auspicano dunque che il CSM provveda quanto prima al ripristino delle piante organiche attualmente previste, quantomeno disponendo l’immediato trasferimento dei due magistrati vincitori di concorso per il ruolo di sostituti procuratori modenesi.

Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Modena
Il Consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

GLI AVVOCATI PENALISTI SODDISFATTI PER L’APPROVAZIONE A LARGHISSIMA MAGGIORANZA DELL’ORDINE DEL GIORNO PER L’ISTITUZIONE DEL GARANTE DELLE PERSONE PRIVATE DELLA LIBERTA’ PERSONALE IN CONSIGLIO COMUNALE A MODENA.

Gli Avvocati Penalisti hanno seguito con il massimo interesse il dibattito che si è svolto nella giornata di ieri in Consiglio Comunale a Modena ed esprimono la massima soddisfazione per l’approvazione dell’Ordine del giorno che impegna la Giunta alla creazione della figura del Garante delle persone private della libertà personale anche a livello locale.
La circostanza che l’Ordine del giorno abbia raccolto un consenso trasversale e pressoché unanime, rappresenta senza ombra di dubbio il segno di una scelta di campo della Città di Modena a tutela di soggetti deboli, che di certo meritano attenzione da parte delle istituzioni e della cittadinanza.
Allo stesso modo, l’individuazione di un percorso partecipato, con tempi definiti, che vedrà coinvolto il mondo associazionistico che opera in carcere sarà di certo l’occasione per raccogliere i contributi necessari alla definizione dei confini di intervento e delle dotazioni necessarie a dare la massima concretezza a questa importante e tanto attesa figura.

Il Consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

Gli avvocati penalisti auspicano con forza l’istituzione anche a Modena della figura del Garante delle persone private della libertà personale.

E’ sotto gli occhi di tutti la situazione delle case circondariali e degli altri istituti di pena nel nostro paese, troppo spesso dimenticate da larga parte della cittadinanza e della politica, come dimostrato dalle condizioni degradanti nelle quali vivono troppi detenuti e internati e operano troppo pochi agenti della Polizia Penitenziaria insieme ad un numero insufficiente di educatori.
D’altra parte la mancata riforma dell’Ordinamento Penitenziario, troppo a lungo rinviata e non più rinviabile, ha mantenuto in piedi un sistema carcerocentrico che è inadeguato alla realizzazione del principio costituzionale della finalità rieducativa della pena.
L’emergenza sanitaria, in uno con le rivolte nelle carceri della primavera 2020 e i gravi fatti accaduti a Santa Maria Capua Vetere, devono riporre al centro del dibattito l’esigenza di riavviare percorsi di diffusione di una cultura garantista nei confronti delle persone ristrette e di istituire per la prima volta anche a Modena una figura che possa monitorare lo stato degli Istituti presenti sul nostro territorio (Casa Circondariale di Modena e Casa di reclusione di Castelfranco Emilia) stimolando i necessari interventi migliorativi attraverso il dialogo con le Istituzioni e con l’Avvocatura, la Magistratura di sorveglianza e tutti gli altri operatori penitenziari.
Già molte altre realtà in Emilia-Romagna hanno istituito la figura del Garante Territoriale delle persone private della libertà personale: dal Garante Regionale fino ai Garanti comunali già istituiti a Bologna, Ferrara, Parma, Piacenza e Rimini con importanti compiti di ascolto e controllo.
Auspichiamo pertanto che anche le forze politiche modenesi si facciano carico di questa esigenza, istituendo finalmente questa importante figura anche nei Comuni di Modena e di Castelfranco Emilia: si tratta di una battaglia di civiltà che risponde a una necessità da tutti avvertita, sulla quale speriamo che i partiti sapranno trovare la necessaria unità d’intenti per dare risposte concrete a una fascia di soggetti deboli che merita tutela.

Il Consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

 

 

Il Consiglio Direttivo e l’Osservatorio Carcere e Magistrato di Sorveglianza della Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena hanno accolto con favore l’istituzione di una commissione di indagine volta a verificare quanto sia realmente accaduto dall’inizio della pandemia all’interno degli istituti carcerari nazionali e, relativamente alla locale casa circondariale, quali siano state le cause che avrebbero determinato i fatti del 09/03/20, oltre che l’avviamento dei lavori, di cui gli organi di stampa hanno dato recente notizia.

Tuttavia, sussistono talune criticità che non possono essere taciute.

Come già evidenziato dall’Osservatorio Nazionale con comunicato stampa del 30/07/21, si concorda sull’opportunità di estendere la composizione della commissione a soggetti che siano esterni al DAP, quali, a titolo di esempio, professionalità che risultino espressione del mondo della avvocatura, della magistratura di sorveglianza ovvero di estrazione accademica, al fine di garantire una assoluta imparzialità di scrutinio che dovrà inevitabilmente contraddistinguere l’operato di chi è stato reclutato per l’assolvimento di tale tipo di indagine.

Se indubbi risultano essere lo spessore formativo e  la caratura di coloro che già sono stati coinvolti dal Ministro della Giustizia e se appare certamente fondata la rassicurazione ministeriale fornita circa la terzietà degli accertamenti, garantita anche attraverso la formazione di sottogruppi di lavoro che scongiurino eventuali incompatibilità territoriali, è altrettanto certo che soltanto attraverso l’apporto di figure aggiuntive a quelle del dipartimento di amministrazione penitenziaria, il pericolo che permangano in capo alla collettività ulteriori ed eventuali zone d’ombra potrà essere scongiurato.

In tale ottica, si chiede al Ministro della Giustizia che l’attività di indagine prossima ad essere approfondita, possa beneficiare anche della partecipazione attiva di soggetti estranei agli apparati ministeriali.

Il Consiglio Direttivo e l’ Osservatorio Carcere e Magistrato di Sorveglianza della Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena




     

                                   

Gli avvocati penalisti presenti a Modena in Piazza Mazzini giovedì 24 e venerdì 25 per spiegare ai Cittadini modenesi le ragioni della astensione dalle attività giudiziarie proclamata a livello nazionale per la difesa dell’indipendenza della funzione giudicante e per rilanciare la battaglia per la separazione delle carriere dei magistrati.

L’Unione delle Camere Penali Italiane ha deliberato l’astensione degli avvocati dalle udienze penali e da ogni attività giudiziaria per la grande preoccupazione destata dalla vicenda della sostituzione del giudice di Verbania che aveva deciso di non convalidare per mancanza dei presupposti di legge i fermi disposti nelle indagini relative alla tragedia della funivia “Mottarone”.
La sostituzione di quel giudice da parte del presidente del Tribunale di Verbania – formalmente motivato da incerte ragioni burocratiche, un unicum – era infatti, anche, avvenuta in seguito all’improvvido attacco mediatico della procuratrice della repubblica.
Il caso è emblematico e ha destato fortissima preoccupazione tra i penalisti italiani perché sintomatico della necessità, non più rinviabile, di separare le carriere dei magistrati inquirenti da quelle dei magistrati giudicanti.

Il tema è dibattuto ormai da decenni e nel 2017 era stata depositata una proposta di legge di riforma costituzionale di iniziativa popolare, sostenuta da oltre 70.000 cittadini, compresi moltissimi modenesi.
I penalisti intendono oggi riportare all’attenzione del Parlamento la necessità di approvare quella proposta di riforma, tanto più dinanzi all’avvio di una nuova campagna referendaria che – seppure con orizzonti diversi – perseguirebbe lo stesso fine: rafforzare l’indipendenza dei giudici dalle procure.
Come rilevato dall’U.C.P.I., la comune appartenenza di Pubblici Ministeri e Giudici al medesimo ordine, al medesimo organo di autogoverno, alla medesima rappresentanza associativa, ai medesimi percorsi professionali, consente ai primi di esercitare, anche grazie alla natura eminentemente politica e fortemente mediatica dell’attività inquirente, una supremazia ed una forza di condizionamento degli uffici giudicanti non più tollerabili.

Stupisce dunque la posizione espressa in questi giorni dell’ANM emiliano-romagnola laddove ha affermato che questa astensione degli avvocati rappresenterebbe un attacco all’unità ed alla indipendenza della magistratura.
É infatti vero il contrario: da sempre le camere penali conducono una battaglia democratica per ottenere la separazione delle carriere, il cui primo risultato sarebbe il rafforzamento della indipendenza e della terzietà del giudice che costituisce il presupposto necessario per assicurare l’imparzialità della decisione.
Stupisce ancor di più – e preoccupa – l’accusa di disonestà intellettuale e di mancanza di collaborazione lanciata dall’associazione dei magistrati all’avvocatura.
In un sistema democratico degno di questo nome occorre infatti coltivare l’idea di un potere giurisdizionale che sia garante dei diritti di libertà dei cittadini di fronte all’autorità dello Stato, all’azione dei pubblici ministeri, agli atti investigativi della polizia giudiziaria che ai pubblici ministeri risponde.
L’attuale momento storico, caratterizzato dalla estrema fragilità dell’organo di governo della magistratura, il CSM, impone di certo uno sforzo comune per consentire il recupero di credibilità del sistema della giustizia penale, ma con la consapevolezza che nulla potrà più essere come prima.

Il Consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux


Allegati:
Volantino
Delibera locale di solidarietà alle Camere Penali piemontesi
Comunicato stampa distrettuale
Delibera distrettuale di solidarietà alle Camere Penali piemontesi
Delibera UCPI di proclamazione di astensione

Comunicato stampa [PDF]