Ci troviamo in un momento di grandi cambiamenti politici, economici, e sociali, e chi si occupa della giustizia deve fare fronte a questi cercando di adattare l’approccio professionale ed etico ad ogni singolo caso. Noi penalisti ci stiamo ponendo delle domande sulla nostra professione e sul modo in cui operiamo, e sapere qual è la vostra opinione sui temi che affrontiamo ogni giorno, è un aiuto prezioso. Ecco il perché di questo nuovo format, #lexpopuli: vi faremo delle domande ed ascolteremo le vostre risposte, cercando, di capire dove la società ha virato o sta virando.

https://youtu.be/l6v7Y5uQb0U
La Camera Penale di Modena ha deciso di dedicare le proprie iniziative culturali dell’anno 2019 al Populismo giudiziario.
Interviste ai relatori della presentazione del libro “Magistratura e società nell’Italia Repubblicana” del Dott. Edmondo Bruti Liberati.
Si terrà giovedì 7 marzo 2019 alle ore 15.30, l’iniziativa organizzata dall’Accademia Nazionale di Scienze Lettere e Arti di Modena per la presentazione del volume
“Magistratura e società nell’Italia repubblicana”
(Laterza, 2018)
di Edmondo Bruti Liberati
introduce e modera
Maria Carla Galavotti
(Università di Bologna)
ne discutono con l’autore:
Massimo Donini
(Università di Modena e Reggio Emilia)
Pasquale Liccardo
(Presidente del Tribunale di Modena)
Guido Sola
(Presidente delle Camere Penali di Modena)
L’incontro si terrà presso la Sala dei Presidenti in Corso Vittorio Emanuele II n. 59 a Modena.
E’ in corso l’accreditamento del COA di Modena (3 crediti formativi in materia penale / processuale penale)

La campagna di raccolta firme a sostegno della proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare in materia di separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri che si è conclusa lo scorso 4 novembre, è stata, senza dubbio alcuno, una campagna importante anche per la nostra camera penale.
E’ stata una campagna importante dal punto di vista politico.
Quando, quest’estate, il Presidente Migliucci è stato nostro ospite a Modena in occasione della presentazione del libro dal titolo Lettere a Francesca, non abbiamo avuto remore a fargli i nostri più sinceri complimenti per il coraggio che innegabilmente ha connotato l’anzidetta campagna. Perché è vero che di separazione delle carriere in Italia si parla da anni.
Ma è altrettanto vero che di separazione delle carriere in Italia non si parlava più da anni.
In quest’ottica, se di separazione delle carriere, oggi, si è tornati a parlare – si è tornati a parlarne in televisione, sui giornali, nei congressi, nei convegni e nei seminari -, ciò è sicuramente frutto della coraggiosa scommessa che il presidente Migliucci e la sua giunta hanno inteso fare in occasione del congresso di Bologna.
E’ stata una campagna importante dal punto di vista giuridico.
Perché – ce lo ha insegnato il Professor Dominioni – la separazione delle carriere è la madre di tutte le riforme.
E perché è un fatto che, finché giudice e pubblico ministero saranno colleghi – e, dunque, contigui anche solo dal punto di vista culturale -, le architetture concettuali proprie del codice di procedura penale del 1988 saranno sempre e ineluttabilmente destinate a flettere, nella misura in cui un processo penale di matrice tendenzialmente accusatoria può funzionare unicamente laddove il giudice sia davvero terzo e davvero imparziale.
E’ stata una campagna importante dal punto di vista culturale.
Come il Presidente Migliucci ci ha ricordato in più occasioni, infatti, separare giudici e pubblici ministeri non significa unicamente risolvere un problema ordinamentale, che pure esiste.
Significa anche e soprattutto recuperare il giudice a quella cultura del limite che gli è (o che gli dovrebbe essere) sempre propria.
In Italia, come noto, impera da anni una malintesa concezione etica della magistratura inquirente che tende ad orientare l’opinione pubblica verso lidi culturali sempre più improntati a populismo e giustizialismo.
L'(unico) antidoto a tutto ciò può e deve essere individuato nel giudice.
Ma il giudice, per essere davvero tale, deve essere davvero terzo e davvero imparziale.
Perché solo un giudice davvero terzo e davvero imparziale è un giudice equilibrato.
E perché solo un giudice davvero terzo e davvero imparziale può essere garante delle garanzie.

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La scommessa politica è stata vinta.
Lo hanno attestato i numeri di una campagna che ha condotto l’avvocatura italiana a raccogliere più di 72.000 firme su scala nazionale e l’avvocatura modenese a raccogliere ben 2.727 firme su scala locale.
Ma è stata vinta – ed è cosa più importante ancora, a nostro avviso – anche la scommessa culturale.
Perché raccogliere firme a sostegno della proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare in materia di separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri ha consentito all’avvocatura di stare tra la gente, nelle strade e nelle piazze, a parlare, non solo di separazione delle carriere, ma anche di giusto processo e, più in generale, di legalità.
Ha consentito all’avvocatura di aprire se stessa alla società complessivamente considerata.
Ha consentito all’avvocatura di superare l’autoreferenzialità che sovente le è propria e che, senza dubbio alcuno, ne limita fortemente l’azione politica.

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Esiste – ha recentemente scritto il professor Donini – un livello minimale che può e deve essere perseguito per contrastare il populismo giudiziario.
Questo livello minimale si articola in un’azione strettamente informativa, che miri a contrastare il populismo giudiziario reindirizzando l’opinione pubblica verso lidi più rispettosi della legalità e – ci permettiamo di aggiungere – della cultura della difesa.
E’ fondamentale che l’avvocatura contribuisca attivamente a fare ciò.
Tanto più in un’epoca nell’ambito della quale il processo penale è sempre più visto come uno strumento di controllo sociale, come una macchina moralizzatrice ovvero come un mezzo per realizzare lo stato etico caro ad una certa magistratura anche giudicante.
Sono scenari inquietanti questi.
Ma sono, purtroppo, anche scenari assolutamente attuali, con i quali, volente o nolente, l’avvocatura si deve confrontare.
Basti considerare, in proposito, quanto recentemente emerso nell’ambito di un interessante convegno di studi, dal titolo Giudici senza limiti, organizzato dal centro studi Livatino.
In quell’occasione, si è parlato di «vittoria della giuristocrazia» e di «patologico gigantismo della giurisdizione ammantato di aspettative etiche ed extra-giudiziarie».
Sempre in quell’occasione, si è parlato altresì di «sistema multi-livello integrato di diritti», perché sullo sfondo alligna, come noto, anche il problema delle corti sovrannazionali.
Di corti sovrannazionali – ha criticamente posto in luce il dottor Borrego Borego (già giudice presso la corte europea dei diritti dell’uomo) – sovente composte da giudici progressisti che accusano i colleghi di essere «statici», che “stiracchiano” le norme e che giungono finanche a crearne “di sana pianta” di nuove.

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Esistono vere e proprie sfide culturali.
Che attendono l’avvocatura e che l’avvocatura potrà affrontare unicamente se sarà capace di comprendere – sono, ancora una volta, parole del professor Donini – che il diritto penale di uno stato pluralista può e deve essere un opera collettiva alla quale l’avvocatura stessa deve essere capace di partecipare unitamente alla magistratura, contribuendo con ciò alla costruzione/ricostruzione del sistema penale.
E’ di fondamentale importanza, a nostro avviso, che l’avvocatura – e, con essa, la nostra camera penale – comprenda ciò e faccia ciò.
Continuando a combattere battaglie di avanguardia – come anche la nostra camera penale ha fatto in questi mesi raccogliendo firme a sostegno della proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare in materia di separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri -.
Producendo politica.
Producendo cultura.
E continuando a riversare, in modo strutturale e organizzato, verso l’esterno le proprie idee ed i propri ideali.

Modena, lì 6 dicembre 2017
(Il consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux)

Conferenza stampa di presentazione dei dati definitivi della raccolta delle firme per la Separazione delle carriere dei magistrati.
Ringraziamo l’Avv. Beniamino Migliucci, Presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane, per aver scelto Modena per questo importante momento.

Conferenza stampa di presentazione dei dati definitivi della raccolta delle firme per la Separazione delle carriere dei magistrati.nRingraziamo l’Avv. Beniamino Migliucci, Presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane, per aver scelto Modena per questo importante momento.nn

I penalisti modenesi e i componenti dell’Osservatorio Nazionale Carcere dell’Unione delle Camere Penali Italiane hanno raccolto le adesioni dei detenuti del carcere Sant’Anna di Modena per la separazione delle carriere dei magistrati.nnDi seguito, il link del servizio andato in onda su TV QUI.nnservizio TVQUI