Gli avvocati penalisti auspicano con forza l’istituzione anche a Modena della figura del Garante delle persone private della libertà personale.
E’ sotto gli occhi di tutti la situazione delle case circondariali e degli altri istituti di pena nel nostro paese, troppo spesso dimenticate da larga parte della cittadinanza e della politica, come dimostrato dalle condizioni degradanti nelle quali vivono troppi detenuti e internati e operano troppo pochi agenti della Polizia Penitenziaria insieme ad un numero insufficiente di educatori.
D’altra parte la mancata riforma dell’Ordinamento Penitenziario, troppo a lungo rinviata e non più rinviabile, ha mantenuto in piedi un sistema carcerocentrico che è inadeguato alla realizzazione del principio costituzionale della finalità rieducativa della pena.
L’emergenza sanitaria, in uno con le rivolte nelle carceri della primavera 2020 e i gravi fatti accaduti a Santa Maria Capua Vetere, devono riporre al centro del dibattito l’esigenza di riavviare percorsi di diffusione di una cultura garantista nei confronti delle persone ristrette e di istituire per la prima volta anche a Modena una figura che possa monitorare lo stato degli Istituti presenti sul nostro territorio (Casa Circondariale di Modena e Casa di reclusione di Castelfranco Emilia) stimolando i necessari interventi migliorativi attraverso il dialogo con le Istituzioni e con l’Avvocatura, la Magistratura di sorveglianza e tutti gli altri operatori penitenziari.
Già molte altre realtà in Emilia-Romagna hanno istituito la figura del Garante Territoriale delle persone private della libertà personale: dal Garante Regionale fino ai Garanti comunali già istituiti a Bologna, Ferrara, Parma, Piacenza e Rimini con importanti compiti di ascolto e controllo.
Auspichiamo pertanto che anche le forze politiche modenesi si facciano carico di questa esigenza, istituendo finalmente questa importante figura anche nei Comuni di Modena e di Castelfranco Emilia: si tratta di una battaglia di civiltà che risponde a una necessità da tutti avvertita, sulla quale speriamo che i partiti sapranno trovare la necessaria unità d’intenti per dare risposte concrete a una fascia di soggetti deboli che merita tutela.
Il Consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux
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Il Direttivo e l’Osservatorio Carcere e Magistrato di Sorveglianza della Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena esprimono forte preoccupazione circa la situazione deficitaria che affliggerebbe attualmente la casa circondariale di Modena.
Alla grave carenza di organico dell’area educativa, riscontrata in occasione della visita inframuraria del 28/05/21, si agg iunge oggi la mancanza di un vertice dirigenziale stabile.
Da quanto appreso, il ruolo direttivo risulterebbe momentaneamente ricoperto dalla dott.ssa Anna Albano, in qualità di mera reggente, in quanto già applicata, anche con mansioni di comando, presso altre case circondariali.
Pur non dubitando in alcun modo della capacità e della professionalità di quest’ultima, è indubbio che la mancanza di una figura dirigenziale fissa rischi di ritardare gravemente l’evasione delle istanze e delle domande provenient i dalla popolazione detenuta, con conseguente pregiudizio dei diritti e delle facoltà ad essa riservati.
È di tutta evidenza, infatti, che l’assenza di un perno rappresentativo che risulti saldo e le criticità numeriche ravvisate in seno alla pianta organi ca dell’istituto, non consentano di fronteggiare tempestivamente tale tipo di richieste e rischino di prolungare il mantenimento in vinculis , sebbene sussistano i presu pposti per la concessione di misure alternative alla
detenzione.
Da troppo tempo, peraltro, la casa circondariale Sant’Anna non ha un riferimento permanente, essendosi avvicendati in tempi rapidi diversi direttori.
Si sollecita pertanto l’intervento e l’individuazione di una figura dirigenziale che permanga stabilmente a capo dell’ufficio direttivo della casa circondariale locale.
Il Direttivo e l’Osservatorio Carcere e Magistrato di Sorveglianza della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux
Gli avvocati penalisti presenti a Modena in Piazza Mazzini giovedì 24 e venerdì 25 per spiegare ai Cittadini modenesi le ragioni della astensione dalle attività giudiziarie proclamata a livello nazionale per la difesa dell’indipendenza della funzione giudicante e per rilanciare la battaglia per la separazione delle carriere dei magistrati.
L’Unione delle Camere Penali Italiane ha deliberato l’astensione degli avvocati dalle udienze penali e da ogni attività giudiziaria per la grande preoccupazione destata dalla vicenda della sostituzione del giudice di Verbania che aveva deciso di non convalidare per mancanza dei presupposti di legge i fermi disposti nelle indagini relative alla tragedia della funivia “Mottarone”.
La sostituzione di quel giudice da parte del presidente del Tribunale di Verbania – formalmente motivato da incerte ragioni burocratiche, un unicum – era infatti, anche, avvenuta in seguito all’improvvido attacco mediatico della procuratrice della repubblica.
Il caso è emblematico e ha destato fortissima preoccupazione tra i penalisti italiani perché sintomatico della necessità, non più rinviabile, di separare le carriere dei magistrati inquirenti da quelle dei magistrati giudicanti.
Il tema è dibattuto ormai da decenni e nel 2017 era stata depositata una proposta di legge di riforma costituzionale di iniziativa popolare, sostenuta da oltre 70.000 cittadini, compresi moltissimi modenesi.
I penalisti intendono oggi riportare all’attenzione del Parlamento la necessità di approvare quella proposta di riforma, tanto più dinanzi all’avvio di una nuova campagna referendaria che – seppure con orizzonti diversi – perseguirebbe lo stesso fine: rafforzare l’indipendenza dei giudici dalle procure.
Come rilevato dall’U.C.P.I., la comune appartenenza di Pubblici Ministeri e Giudici al medesimo ordine, al medesimo organo di autogoverno, alla medesima rappresentanza associativa, ai medesimi percorsi professionali, consente ai primi di esercitare, anche grazie alla natura eminentemente politica e fortemente mediatica dell’attività inquirente, una supremazia ed una forza di condizionamento degli uffici giudicanti non più tollerabili.
Stupisce dunque la posizione espressa in questi giorni dell’ANM emiliano-romagnola laddove ha affermato che questa astensione degli avvocati rappresenterebbe un attacco all’unità ed alla indipendenza della magistratura.
É infatti vero il contrario: da sempre le camere penali conducono una battaglia democratica per ottenere la separazione delle carriere, il cui primo risultato sarebbe il rafforzamento della indipendenza e della terzietà del giudice che costituisce il presupposto necessario per assicurare l’imparzialità della decisione.
Stupisce ancor di più – e preoccupa – l’accusa di disonestà intellettuale e di mancanza di collaborazione lanciata dall’associazione dei magistrati all’avvocatura.
In un sistema democratico degno di questo nome occorre infatti coltivare l’idea di un potere giurisdizionale che sia garante dei diritti di libertà dei cittadini di fronte all’autorità dello Stato, all’azione dei pubblici ministeri, agli atti investigativi della polizia giudiziaria che ai pubblici ministeri risponde.
L’attuale momento storico, caratterizzato dalla estrema fragilità dell’organo di governo della magistratura, il CSM, impone di certo uno sforzo comune per consentire il recupero di credibilità del sistema della giustizia penale, ma con la consapevolezza che nulla potrà più essere come prima.
Il Consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux
Allegati:
Volantino
Delibera locale di solidarietà alle Camere Penali piemontesi
Comunicato stampa distrettuale
Delibera distrettuale di solidarietà alle Camere Penali piemontesi
Delibera UCPI di proclamazione di astensione
I penalisti in visita al Sant’Anna: molto è stato fatto dopo le devastazioni causate dalle rivolte, ma devono essere integrate le gravi carenze di personale.
Venerdì 28 maggio una delegazione composta da alcuni dei componenti dell’Osservaorio Carcere e Magistrato di Sorveglianza della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux e da tre rappresentanti emiliano-romagnoli dell’Osservatorio Nazionale, ha potuto visitare la casa circondariale di Modena.
L’accesso era finalizzato anche a verificare lo stato della struttura in seguito ai noti fatti del 9 marzo 2020 ed ha consentito di appurare che i lavori di rispristino dell’edificio risultano pressoché ultimati e che le sezioni e la maggior parte dei vani che compongono l’istituto sono attualmente fruibili.
Gli avvocati hanno potuto verificare che due sezioni dell’istituto sono state destinate alla gestione della situazione pandemica e, in particolare, che una risulta adibita all’isolamento fiduciario, mentre la restante è adibita a contenere gli infetti o coloro che vi siano stati a stretto contatto.
Ad oggi, non si registrano casi di contagio conclamati, ad eccezione di uno isolato.
In ogni caso, la campagna di vaccinazione rivolta alla popolazione ristretta è ormai giunta al termine, con la somministrazione della doppia dose del vaccino.
Per quanto concerne la pianta organica, l’Osservatorio ha riscontrato gravi carenze di personale relativamente alla composizione dell’area educativa che, ad oggi, dispone unicamente di quattro operatori, di cui uno ormai prossimo al congedo.
Una grave carenza che si riverbera negativamente sulla necessità di confronto e di interazione con i soggetti ristretti ed anche sulla possibilità concreta di predisporre tempestivamente quanto necessario all’evasione delle istanze avanzate dalla popolazione detenuta.
A tal proposito, l’Osservatorio ha appurato che sussisterebbero lungaggini nel riscontro delle istanze di liberazione anticipata e nella fissazione delle udienze camerali volte alla valutazione delle domande di applicazione di misure alternative alla detenzione, oltre che una complessiva rigidità da parte dell’ufficio di sorveglianza nella concessione a titolo provvisorio di tale tipo di benefici.
A fronte di tali criticità, l’Osservatorio sollecita un intervento ministeriale che possa sopperire alle carenze organiche lamentate ed una tempestiva risposta da parte degli uffici di sorveglianza rispetto alle istanze provenienti dai detenuti, nell’ottica di soddisfare pienamente il percorso di recupero sociale a cui deve mirare l’espiazione della pena.
L’Osservatorio Carcere e Magistrato di Sorveglianza della Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena