L’Osservatorio Carcere e Magistrato di Sorveglianza della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux comunica che in data venerdì 28 maggio 2021, nel corso della mattinata, una delegazione composta da due membri dell’osservatorio locale e da tre di quello nazionale, farà accesso alla casa circondariale di Modena per una visita che verrà condotta in loco, d’intesa con la direzione dell’istituto penitenziario.
L’ingresso ed il sopralluogo consentiranno, tra l’altro, di verificare lo stato attuale della struttura, anche alla luce dell’intervento riparatorio avviato successivamente agli ormai noti fatti del 9 marzo 2020, oltre che di prendere contezza di ogni elemento di rilievo, tra cui quello di appurare le misure di prevenzione e di protezione assunte a fronte della situazione pandemica ancora in corso.

L’Osservatorio Carcere e Magistrato di Sorveglianza della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

Il Consiglio Direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux esprime preoccupazione per le eclatanti ed improvvide modalità con le quali si è proceduto al fermo di un professore di scuola media di un istituto scolastico di Soliera nella giornata di giovedì scorso.

La notizia ha avuto grande eco sui media locali e, secondo quanto si apprende, il fermo del professore sarebbe avvenuto di fronte all’istituto ove lavorava, in orario prossimo all’inizio delle lezioni e davanti a diversi genitori che accompagnavano i propri figli a scuola.

Non è, ovviamente, nostra intenzione occuparci del merito della vicenda, che non è a noi nota e sulla quale il procedimento penale avrà il proprio corso con gli strumenti di accertamento che gli appartengono e nel rispetto del diritto di difesa.

La vicenda è tuttavia di una inaudita gravità, poiché si tratta un presunto innocente come colpevole, esponendolo ad una degradazione ed umiliazione della propria dignità personale senza alcuna esigenza cautelare o investigativa: non risulta che il professore sia stato ammanettato davanti a così tante persone e sul proprio luogo di lavoro in flagranza di reato, né che quell’atto non potesse essere compiuto in maniera riservata e presso il suo domicilio.

Non v’era dunque, evidentemente, alcuna ragione che giustificasse un intervento “spettacolare” e al di fuori di qualsiasi regola di buon senso prima ancora che di diritto.

I cittadini, ancorché sottoposti a procedimento penale o addirittura a misure di privazione della loro libertà personale, devono essere trattati con pieno rispetto dei loro diritti più intimi e della dignità della persona.

Ci chiediamo con preoccupazione chi abbia deciso di procedere all’esecuzione del provvedimento cautelare con modalità tanto gravi e da sanzionare.

I cittadini, ancorché sottoposti a procedimento penale o addirittura a misure di privazione della loro libertà personale, devono essere trattati con pieno rispetto dei loro diritti più intimi e della dignità della persona.

Ci chiediamo con preoccupazione chi abbia deciso di procedere all’esecuzione del provvedimento cautelare con modalità tanto inutilmente gravi e da sanzionare.

Il Consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

Gli avvocati penalisti in astensione da ogni attività giudiziaria dal 29 al 31 marzo: seppure la digitalizzazione del processo è riforma da salutare favorevolmente, il sistema attuale comprime gravemente i diritti dei cittadini e le facoltà dei difensori.

La Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux aderisce alla protesta dell’Unione delle Camere Penali Italiane contro la compressione dei diritti difesa, recentemente causata dall’utilizzo di un malfunzionante sistema informatico per il deposito degli atti.


La pandemia in atto ha messo ancora in evidenza l’inadeguatezza strutturale del sistema giustizia, tecnologicamente arretrato e affidato a politiche miopi che, sino ad oggi, non erano state in grado di costruire un serio percorso di sfruttamento degli strumenti informatici a servizio del processo penale.


Nonostante l’impegno dell’avvocatura e delle autorità giudiziarie locali per favorire l’accesso digitale ai fascicoli ed il deposito a distanza degli atti, infatti, la recente introduzione da parte del Ministero della Giustizia del deposito obbligatorio degli atti attraverso un applicativo informatico ha messo a repentaglio, comprimendolo, il corretto esercizio delle facoltà difensive.

Il sistema informatico è nato già vecchio, non è stato pensato secondo logiche di praticità e risulta inadeguato sotto il profilo tecnico.


Gli Avvocati non possono agevolmente accreditarsi al sistema e ciò mette a repentaglio il rispetto dei termini processuali, i Pubblici Ministeri non hanno tempestiva contezza delle iniziative della difesa. Il deposito nel portale non è corredato da idonea certificazione comprovante l’esito positivo delle operazioni. Spesso, intervenuto il deposito della nomina, è comunque impossibile accedere ai fascicoli.

Il sistema, peraltro, troppo spesso risulta bloccato e del tutto inaccessibile.
I penalisti avevano proposto una soluzione ragionevole per consentire di ricorrere anche al deposito nelle forme tradizionali fino al raggiungimento della completa efficienza del sistema in tutto il territorio nazionale.


L’impossibilità di accedere – in assenza di puntuali e specifici accordi locali – anche alle modalità tradizionali di deposito e accesso ai fascicoli, in presenza di un evidente malfunzionamento dei portali, sta dunque determinando una grave lesione dei diritti dei cittadini sottoposti a procedimento penale e delle persone offese che non vedono garantita la loro rappresentanza e la loro difesa tecnica
.

Il quadro è aggravato dall’adozione di provvedimenti disomogenei sul territorio nazionale.


Per questi motivi i penalisti modenesi – ferma restando la piena disponibilità a collaborare per l’efficienza del sistema e l’adozione delle misure più idonee – aderiscono alla iniziativa di protesta nazionale, con l’auspicio che si possano ripristinare normali condizioni di esercizio delle proprie funzioni, per il supremo interesse dei cittadini.



(Il consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux)

Le recenti notizie apparse sulla stampa, aventi ad oggetto l’esposto presentato da alcuni detenuti per i tragici eventi occorsi il 9 marzo presso la Casa Circondariale Sant’Anna, impongono la massima attenzione da parte dei professionisti impegnati in ambito penalistico a tutela dei diritti delle persone private della libertà personale oltre che, più in generale, della tutela dei diritti.
L’indagine riguardante la rivolta nella casa circondariale modenese, già complessa ed articolata, approfondirà con le garanzie proprie del procedimento penale l’eventuale sussistenza di condotte illecite.

La Camera Penale di Modena auspica che l’indagine della Procura della Repubblica possa fare chiarezza su fatti che, ove confermati, getterebbero un’ombra pesantissima su quella vicenda e sulla condizione dei detenuti evidenziando, una volta di più, la necessità di una radicale riforma delle norme dell’Ordinamento penitenziario e la necessità della massima vigilanza da parte di tutti i soggetti coinvolti nelle dinamiche carcerarie.
Anche il ruolo della stampa, che ha dato voce a questa vicenda, pare essere di fondamentale importanza per mantenere alta l’attenzione dei cittadini su un tema tanto delicato.
Il clamore mediatico, tuttavia, non deve far dimenticare come prima di formulare giudizi “sommari” sui fatti denunciati, sia necessario attendere gli sviluppi di una indagine delicatissima che dovrà svolgersi, anche questa, nel rispetto del principio della presunzione di innocenza e con la massima garanzia dei diritti di difesa.

Per tale doloroso lutto gli avvocati rinnovano la propria vicinanza ai familiari delle vittime ma, al contempo, ritengono doveroso ricordare che, al fine di garantire il diritto ad un giusto processo a tutte le parti coinvolte, siano esse persone offese od indagate, è necessario che le indagini, prima, ed i processi, dopo, si svolgano nelle aule di giustizia e non sui giornali.

I PENALISTI MODENESI SUI DANNI DEL CIRCO MEDIATICO-GIUDIZIARIO.

Il circo mediatico-giudiziario, in piena autonomia, fabbrica ormai quotidianamente sentenze morali, anche a discapito dell’interpretazione e dell’applicazione della legge e costituisce una spina nel fianco della giustizia sempre più difficile da estirpare, al punto che gli originari protagonisti principali divengono, a volte, essi stessi vittime di questa spirale.

Gli inquirenti danno le notizie in pasto alla stampa, i media arringano le folle, i giudici si trovano sotto assedio e spesso vengono essi stessi giudicati, prima ancora che influenzati dall’opinione pubblica.

Sarebbe utile svolgere un’analisi statistica che riveli quanti processi penali geneticamente “mediatici” si concludono in primo grado con una sentenza di condanna per poi essere rivisitati nei successivi gradi di giudizio.

Sarebbe interessante monitorare soprattutto quei processi che a causa della loro mole, del numero degli imputati o per la complessità del caso si trascinano necessariamente in lunghissimi dibattimenti, fatti di istruttorie ed udienze interminabili, la cui cronistoria appare puntualmente sui media, quei processi che suscitano la costituzione di parte civile da parte di associazioni nate sul momento sull’onda dello scandalo e dell’opinione pubblica e di tutti gli enti territoriali, comprese le circoscrizioni di quartiere.

Ci riferiamo a processi come “Aemilia” e “Bibbiano” (Angeli e Demoni), per citarne di recenti e locali,”, insomma quei processi che di recente assumono acronimi e denominazioni di stampo giustizialista sempre più ispirate, proprio come nel caso di “Camici Sporchi”, oggetto di questa breve riflessione.

Ieri la terza sezione della Corte d’Appello di Bologna, ha infatti cancellato, con un colpo di spugna, una cinquantina di anni di prigione, sanzioni e risarcimenti milionari riformando, in modo a dir poco eclatante, la sentenza di primo grado emessa un paio d’anni fa dal Tribunale di Modena.

Frattanto, i nomi e le fotografie di medici, scienziati, alcuni di chiara fama, imputati di associazione per delinquere, sono apparsi per otto lunghi anni sulle pagine dei giornali e sui media in ruoli assai diversi da quelli professionali.

Tali immagini hanno bruciato la carriera a chi era giovane e l’hanno distrutta a chi se l’era costruita, per non parlare della vita affettiva, sociale e di relazione di costoro…ed ora?

Purtroppo, il lungo tempo occorso per fare giustizia sarà d’ostacolo a qualsiasi rimedio e anche gli articoli di stampa più corretti nel ripristinare ruoli e figure di questi cittadini non potranno costituire una panacea efficace per i loro mali.

Da un lato apprezziamo lo sforzo e la correttezza di chi nel dare la notizia dell’assoluzione ha tentato di ricostruire i profili degli imputati per restituirli integri alla nostra società, dall’altro riteniamo che epiloghi processuali come questo indichino la miglior strada che l’informazione giudiziaria può seguire:

Ricordare a se stessi e agli altri che, come diceva Kafka, le sentenze non vengono ad un tratto, è il processo che a poco a poco si trasforma in sentenza.  Franz Kafka, Il processo, 1925

Modena, lì 10 novembre 2020
(L’Osservatorio sulla informazione giudiziaria della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux)

Il consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux e l’Osservatorio Carcere e Magistrato di Sorveglianza della Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena
 
denunciano le rilevanti disfunzioni riscontrate presso l’Ufficio di Sorveglianza locale durante l’emergenza sanitaria Covid19, tutt’ora in essere, e in seguito ai gravi fatti accaduti l’08/03/2020 presso la Casa Circondariale di Modena, in occasione dei quali si sono verificati nove decessi.
Trattasi di carenze che si sono riverberate negativamente in ordine alla posizione di molteplici detenuti, la cui condizione personale risulta già gravata dal rischio di contagio infra-murario, a cui tutta la popolazione carceraria è quotidianamente sottoposta, stante la mancanza di misure idonee a garantire il distanziamento sociale e la salute di ciascun ristretto.
 
In primo luogo, sono stati rilevati, ancora una volta, ritardi nella evasione di istanze sottoposte al vaglio della Magistratura di Sorveglianza (liberazione anticipata, detenzione domiciliare), ancorché il numero delle persone ristrette presso la Casa Circondariale di Modena risulti ad oggi assolutamente ridotto e contenuto entro le 100 unità.
Rispetto a domande di cui all’art. 54 legge n. 354/75 è stata segnalata l’evasione della richiesta oltre il termine in cui avrebbe dovuto ricorrere la scarcerazione, ancorché il beneficio non sia stato concesso.
Proprio per tale ragione, la stagnazione che è stata riscontrata non può più essere tollerata.
D’altra parte, non può tacersi l’adozione di provvedimenti che sono apparsi contrari alla ratio sottesa al decreto c.d. Cura Italia che ha incentivato l’applicazione di benefici penitenziari volti a circoscrivere il più possibile la permanenza carceraria.
A tal proposito, si rileva che in data 20/03/2020 anche il Consiglio d’Europa, attraverso il proprio comitato anti-tortura, ha richiamato una serie di principi a cui tutti gli Stati membri si devono attenere per scongiurare il rischio di pandemia negli istituti di pena e ha ribadito che “visto che i contatti personali facilitano il contagio”, occorre “fare tutti gli sforzi necessari per ricorrere a misure alternative alla privazione della libertà”.
Si tratta di richiami che a livello locale non paiono aver sortito effetto alcuno.
Sono stati segnalati all’Osservatorio rinvii di udienza (la cui trattazione è stata legittimamente richiesta dal difensore per imputato detenuto) per mancata trasmissione del fascicolo processuale o assenza della relazione dell’UEPE.
La mancanza dell’indagine socio-familiare e personale del condannato è causa di rinvio di numerosi fascicoli (anche pre-emergenza sanitaria) e tale situazione perdura da anni anche per la cronica mancanza di personale degli Uffici competenti.
 
L’Osservatorio ha più volte evidenziato la necessità di un intervento, anche della Magistratura di Sorveglianza, presso le opportune sedi per sollecitare la risoluzione delle note carenze a causa delle quali i detenuti non possono ottenere una valutazione dei benefici penitenziari richiesti (con possibili problemi di ordine pubblico all’interno degli Istituti di pena).
Per tale ragione ed alla luce delle sopraesposte argomentazioni, l’Osservatorio Carcere e Magistrato di Sorveglianza della Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena manifesta profonda preoccupazione in ordine alle carenze ravvisate presso l’ufficio di Sorveglianza di Modena e ne stigmatizza la ricorrenza, riservando sin da ora di intraprendere ogni ulteriore e più severa azione nelle sedi opportune.
 
Modena (MO), lì 29 aprile 2020
 
Il consiglio direttivo e
Osservatorio Carcere e Magistrato di Sorveglianza
della Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena
In seguito ai gravissimi fatti accaduti presso la Casa Circondariale Sant’Anna di Modena, l’inagibilità della struttura sta costringendo l’Amministrazione Penitenziaria a trasferire la popolazione carceraria in altre strutture d’Italia.
 
Secondo una recente statistica resa nota dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, la popolazione carceraria ammontava a 61.230 unità a fronte di una capienza di 50.569 posti, con un soprannumero del 21,1 percento.
Tra la popolazione carceraria della Casa Circondariale di Modena vi è un numero di persone, particolarmente esiguo, che ha già in corso, o è in procinto di ottenere, misure finalizzate a dare piena attuazione all’art. 27 Costituzione, con percorsi rieducativi e risocializzanti quali il lavoro esterno, la semilibertà e le altre misure alternative.
 
La recente rivolta in carcere aveva messo a nudo problemi antichi: i problemi delle carenze nelle carceri italiane non è soltanto contingente e aveva già comportato in passato diverse condanne da parte dell’Europa per condizioni “disumane”, con riferimento al problema del sovraffollamento e della cronica carenza di personale delle aree educative, amministrativo e di Polizia Penitenziaria.
 
L’Associazione di volontariato PORTA APERTA ODV ETS e la Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux, hanno deciso di promuovere un progetto concreto perché non si disperdano le progettualità già in corso di realizzazione e per consentire ad altri detenuti di intraprendere percorsi esterni al carcere, attualmente preclusi a causa della emergenza in cui versa il nostro istituto e dell’emergenza coronavirus.
 
Per questo motivo le due associazioni hanno costruito e promuovono la proposta di progetto “NUOVA DIMORA” finalizzato a creare opportunità alloggiative per le persone private della libertà che si trovano in regime di lavoro all’esterno o in regime di semilibertà o già ammesse ad altre misure alternative.
Porta Aperta è riuscita a ricavare circa 30 posti letto a tempo di record.