Processo infinito

Oggi nelle strade per spiegare ai cittadini le ragioni dell’astensione. domani online il nuovo video della campagna.

Anche i penalisti modenesi aderiscono all’astensione dalle udienze e ad ogni altra attività
in materia penale proclamata dall’Unione delle Camere Penali Italiane contro la prossima
entrata in vigore della “riforma” della prescrizione dei reati approvata dal precedente Governo e confermata da quello attuale.
Esprimiamo estrema preoccupazione per la violazione di principi costituzionali in materia di giusto processo: questa modifica normativa sancirà la sospensione del decorso dei termini di prescrizione dei reati con la pronuncia della sentenza di primo grado sino al “giudicato definitivo”, senza distinguere in alcun modo tra sentenza di condanna o di assoluzione.
I procedimenti penali saranno dunque potenzialmente infiniti, con grave danno sia per gli imputati, presunti innocenti sino alla pronuncia di una condanna in via definitiva, sia delle vittime dei reati che vedranno frustrate le proprie aspettative di giustizia a causa di tempi processuali oltremodo irragionevoli.
 
I processi penali, dunque, potrebbero costringere cittadini innocenti a rimanere imputati per tempi indefiniti e potenzialmente in eterno determinando, di contro, l’inflizione delle più gravi sanzioni previste dal nostro ordinamento ad enorme
distanza di tempo dalla commissione del reato, con buona pace di qualsiasi utilità della pena sia delle esigenze di “difesa sociale” tanto sbandierate negli ultimi anni.
Ancora una volta lo Stato – che da pochissimo tempo aveva “allungato” i termini di prescrizione con provvedimenti duramente criticati dalla avvocatura e dalla gran parte dei massimi scienziati del diritto penale italiano – scaricherebbe le conseguenze delle proprie
inefficienze sui cittadini, così frustrando i più elementari diritti scolpiti nell’art. 111 della nostra Costituzione con cui si è stabilito che il processo, per essere giusto, debba essere
definito in tempi ragionevoli.
I dati ministeriali e recentissimi dati forniti da EURISPES mostrano infatti come la riforma prossima alla entrata in vigore non potrà determinare risultati
significativi, perché la maggior parte delle declaratorie di prescrizione riguarda la fase delle indagini preliminari, che non è toccata dalle riforme: la maggior parte dei reati continuerà, dunque, a prescriversi ben prima dell’inizio del processo.
La “riforma” voluta dal Ministro Bonafede, lungi dall’essere la panacea del problema della
prescrizione dei reati, è una vera e propria foglia di fico: piuttosto che investire in uomini e mezzi per rendere più efficiente la macchina giudiziaria, si preferisce ancora una volta tenere sotto scacco la vita di centinaia di migliaia di cittadini.
E’ dunque, evidentemente, l’ennesima boutade frutto di una cultura intrisa di populismo
giudiziario, lontana dai principi liberali propri dei paesi democratici, che vede nell’imputato un colpevole da punire a prescindere dalla celebrazione di un equo processo.
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