Le recenti notizie apparse sulla stampa, aventi ad oggetto l’esposto presentato da alcuni detenuti per i tragici eventi occorsi il 9 marzo presso la Casa Circondariale Sant’Anna, impongono la massima attenzione da parte dei professionisti impegnati in ambito penalistico a tutela dei diritti delle persone private della libertà personale oltre che, più in generale, della tutela dei diritti.
L’indagine riguardante la rivolta nella casa circondariale modenese, già complessa ed articolata, approfondirà con le garanzie proprie del procedimento penale l’eventuale sussistenza di condotte illecite.

La Camera Penale di Modena auspica che l’indagine della Procura della Repubblica possa fare chiarezza su fatti che, ove confermati, getterebbero un’ombra pesantissima su quella vicenda e sulla condizione dei detenuti evidenziando, una volta di più, la necessità di una radicale riforma delle norme dell’Ordinamento penitenziario e la necessità della massima vigilanza da parte di tutti i soggetti coinvolti nelle dinamiche carcerarie.
Anche il ruolo della stampa, che ha dato voce a questa vicenda, pare essere di fondamentale importanza per mantenere alta l’attenzione dei cittadini su un tema tanto delicato.
Il clamore mediatico, tuttavia, non deve far dimenticare come prima di formulare giudizi “sommari” sui fatti denunciati, sia necessario attendere gli sviluppi di una indagine delicatissima che dovrà svolgersi, anche questa, nel rispetto del principio della presunzione di innocenza e con la massima garanzia dei diritti di difesa.

Per tale doloroso lutto gli avvocati rinnovano la propria vicinanza ai familiari delle vittime ma, al contempo, ritengono doveroso ricordare che, al fine di garantire il diritto ad un giusto processo a tutte le parti coinvolte, siano esse persone offese od indagate, è necessario che le indagini, prima, ed i processi, dopo, si svolgano nelle aule di giustizia e non sui giornali.