Pubblichiamo la lettera di invito rivolta alle autorità giudiziarie competenti (e, segnatamente, al Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna), affinché ricorrano diffusamente alla concessione di misure alternative a quella di massimo rigore.

Il plico – sottoscritto da varie camere penali emiliano-romagnole – è stato inoltrato in data odierna ai vari destinatari che, si auspica, vorranno provvedere nel merito e con assoluta tempestività.

I PENALISTI MODENESI: GRAVE ASSENZA DELLA POLITICA. FATTI DA ACCERTARE CON IL MASSIMO RIGORE.

Terminata la fase acuta della crisi scaturita dalla rivolta di alcuni detenuti, è necessaria una profonda riflessione sulle ragioni dell’accaduto, sulla totale assenza della politica e sul necessario approfondimento che l’Autorità Giudiziaria dovrà compiere con la massima trasparenza sotto il profilo della comunicazione pubblica.

Da tempo, anche la nostra Camera Penale aveva denunciato le insostenibili condizioni della casa Circondariale di Modena, abitata da un numero spaventoso di detenuti, di molto superiore alla capienza regolamentare ed al numero degli agenti di custodia necessari a garantire condizioni di sicurezza dell’istituto.

È ampiamente noto come l’inizio della nuova Legislatura avesse di fatto riposto nel cassetto una ambiziosa riforma dell’ordinamento penitenziario che avrebbe inciso non solo sul fronte dei “numeri” del carcere in Italia, ma anche rispetto all’adozione di politiche punitive dotate di ben maggiore efficacia in termini rieducativi e di risocializzazione favorendo la concessione di misure alternative alla pena.
Anche le “recenti” riforme in punto di applicazione di misure cautelari personali, hanno segnato il passo senza riuscire ad invertire il trend dell’uso indiscriminato della custodia cautelare in carcere in pendenza di giudizio.

Neppure la politica ha avuto il coraggio di mettere mano al portafoglio per perseguire politiche coerenti con queste scelte di massimo (e ingiustificato) rigore: nessuno ha voluto seriamente investire nella edilizia giudiziaria cosicché il facile slogan “costruiremo nuove carceri” è rimasto lettera morta buona giusto per sfamare le bocche del populismo giudiziario.

Tutte decisioni di carattere generale, scaturenti dalla incapacità del Parlamento e del Governo di guardare alle politiche criminali senza indulgere a facili populismi, certo, ma anche decisioni che hanno mostrato in questi giorni la loro fragilità rispetto alla generazione di condizioni di invivibilità che sono esplose alla prima seria difficoltà.

Già nei primi giorni di diffusione del Coronavirus, gli avvocati avevano denunciato il rischio di una situazione non gestita, avvertendo come le carceri fossero vere e proprie polveriere e come l’unica soluzione per evitare il peggio fosse quella, quantomeno, di applicare misure cautelari fuori da quelle mura e misure alternative alla detenzione per chi avesse dato buona prova durante l’espiazione della pena.

La paura che si è diffusa negli istituti di pena ha generato violente ed ingiustificabili rivolte da parte di una minoranza di detenuti, che hanno messo a repentaglio la sicurezza dei loro compagni. Queste forme di violenza devono essere condannate sul piano morale e perseguite in termini di legge.

Le uniche informazioni che abbiamo ottenuto su quei fatti sono quelle fornite dalla Polizia Penitenziaria, giacché l’Autorità Giudiziaria (requirente e di Sorveglianza) non ha inteso divulgare notizie di dettaglio sullo svolgersi degli accertamenti.

I morti nelle rivolte del carcere di Modena sono saliti a 9, un numero enorme che lascia sgomenti, ancor di più per il fatto che risulta difficile comprendere come molti di loro siano deceduti nel corso della traduzione o presso l’istituto di destinazione.

Risulta difficile comprendere come sia stato possibile che i detenuti siano riusciti a impossessarsi di un carcere: le risorse in campo erano sufficienti a garantirne il controllo? La struttura era idonea ad impedire ad un gruppo di detenuti di mettere a rischio la sicurezza dei loro compagni e degli agenti di custodia? È ammissibile che la polizia penitenziaria si trovi in condizioni sostanzialmente ingestibili?

Queste circostanze meritano un rigoroso approfondimento, apparendo evidente a tutti come lo Stato debba tutelare l’incolumità dei ristretti – i quali, peraltro, neppure avevano partecipato in massa alla rivolta -.

Sorprende il silenzio imbarazzante serbato dal Ministro della Giustizia per molte ore (in realtà per giorni) sulle rivolte in corso, così come stupisce che nessun parlamentare eletto nel modenese – neppure se componente della Commissione Giustizia… – abbia sentito il dovere di compiere alcuna visita ispettiva per comprendere la esatta dinamica dei fatti e le conseguenze di quanto avvenuto. Una grave mancanza, che denuncia ancora una volta come le politiche punitive siano abbandonate a loro stesse, senza alcun reale governo del fenomeno.

La Camera Penale di Modena – come tutti i penalisti italiani – vigilerà con la massima attenzione sullo sviluppo delle indagini, per comprendere l’esatta dinamica dei fatti e le ragioni dei decessi con l’auspicio che questi fatti siano seriamente valutati per ripensare il sistema punitivo.

Il Consiglio Direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

Il Consiglio Direttivo della Camera Penale ha incontrato questa mattina il Comandante della Polizia Penitenziaria.
È stato ripristinato il controllo dell’Istituto ed è pienamente garantita l’assistenza sanitaria a tutti i detenuti ancora presenti in loco.
Continuano i trasferimenti dei detenuti presso altri Istituti. Degli stessi continuerà ad essere dato atto in tempo reale presso il DAP affinché i relativi difensori possano conoscere i nuovi luoghi di detenzione.
È data ai detenuti ancora presenti in loco la possibilità di colloquiare via filo con i familiari, con l’unica limitazione data dall’impossibilità tecnica relativa ad un unico reparto.
È confermato un unico caso di Coronavirus già accettato nella giornata di domenica mattina allorquando la Direzione dell’Istituto e la competente Autorità Sanitaria sono state tempestivamente informate da parte del Comandante della Polizia Penitenziaria. Il detenuto risultato positivo al tampone – già in isolamento precauzionale da alcuni giorni – è stato prontamente ricoverato presso il Reparto di Malattie Infettive del locale Policlinico e le Autorità Sanitarie hanno tempestivamente iniziato la ricostruzione della catena – ciò fin da prima del l’anzidetto ricovero -.
In occasione della ricorrenza della V giornata dei braccialetti elettronici, indetta dalla Camera penale di Firenze, la Camera Penale di Modena evidenzia che a distanza di più di un anno dall’aggiudicazione del bando di gara per la fornitura, l’installazione e l’attivazione mensile di 1.000 braccialetti, non si hanno notizie in merito ai tempi di messa a disposizione di tali dispositivi.
La Camera Penale stigmatizza tale situazione che comporta, di fatto, la disapplicazione dell’art. 275 bis cpp e dell’art. 58 quinquies dell’Ordinamento Penitenziario.
L’utilizzo dei braccialetti elettronici, oltre a risolvere i cronici problemi di sovraffollamento carcerario, consentirebbe un miglior impiego delle forze dell’ordine, che potrebbero svolgere maggior attività di prevenzione, così garantendo ulteriormente la tutela della collettività e garantirebbe, altresì, l’efficacia e l’incisività di misure cautelari meno afflittive rispetto a quella di massimo rigore, consentendo di riscontrarne facilmente l’eventuale trasgressione.
In particolare, nel circondario di Modena, continua a registrarsi una grave situazione di sovraffollamento carcerario. Rispetto all’anno precedente si è registrato un notevole aumento: al 31.10.2019 presso la Casa Circondariale, a fronte di una capienza regolamentare di 369 posti, erano presenti 524 detenuti.
Doveroso ricordare che tali dispositivi, se messi a disposizione, ben potrebbero essere impiegati in caso di applicazione della misura cautelare dell’allontanamento dal nucleo familiare e del divieto di avvicinamento alla persona offesa, assicurando in tal modo maggior tutela nei confronti delle vittime di reati.
La Camera Penale sui media.
Il punto di vista del nostro osservatorio carcere sulla situazione della casa circondariale di Modena e sulla casa di reclusione/lavoro di Castelfranco Emilia.

La Camera Penale ha partecipato alla premiazione del progetto “Sognalib(e)ro” che si è svolta questa sera al Teatro Storchi di Modena.

Hanno partecipato oltre 100 detenuti, 8 istituti di pena e sono stati prodotti scritti inediti che stasera verranno letti e premiati. “La lettura e la letteratura come via d’evasione”.

La camera penale sui media.
Il servizio della Gazzetta di Modena sulla donazione effettuata a sostegno del progetto peter pan – essere genitori in carcere.

In occasione della ricorrenza della IV giornata dei braccialetti elettronici, indetta dalla Camera penale di Firenze, la Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux intende denunciare la parziale e minima applicazione del braccialetto elettronico per il controllo a distanza dei detenuti agli arresti domiciliari e in detenzione domiciliare.
La richiesta di braccialetti elettronici per i soggetti sottoposti al regime cautelare degli arresti domiciliari e che versano in stato di detenzione domiciliare ha ormai superato, da tempo, la disponibilità dei dispositivi.
Nonostante sia già stato aggiudicato il bando di gara per la fornitura, l’installazione e l’attivazione mensile, di 1.000 braccialetti – per un arco temporale di ventisette mesi -ciò già a partire, per quanto detto dall’azienda aggiudicataria, da Maggio 2018 -non si hanno ancora notizie in merito ai
tempi di messa a disposizione di tali dispositivi.
A seguito della carenza di braccialetti elettronici detenuti e ristretti restano in carcere in attesa che possa darsi concreta applicazione ai provvedimenti giurisdizionali.
La Camera Penale stigmatizza tale situazione che comporta, di fatto, la disapplicazione dell’art. 275 bis cpp e dell’art. 58 quinquies dell’Ordinamento Penitenziario e chiede conto al Governo di tale ritardo.

In particolare, nel circondario di Modena, continua a registrarsi una grave situazione di sovraffollamento carcerario, situazione rimasta invariata rispetto all’anno precedente: al 31.10.2018 presso la Casa Circondariale, a fronte di una capienza regolamentare di 369 posti, erano presenti 489 detenuti.

Si rappresenta, inoltre, che l’utilizzo dei braccialetti elettronici, oltre a risolvere i cronici problemi di sovraffollamento carcerario, consentirebbe un miglior impiego delle forze dell’ordine che, non essendo oberate dal controllo diretto delle persone sottoposte a misura cautelare o ammesse a misure alternative, potrebbero svolgere maggior attività di prevenzione, così garantendo ulteriormente la tutela della collettività.

Da ultimo si vuole ricordare, che tali dispositivi, se messi a disposizione, potrebbero essere utilizzati in caso di applicazione della misura cautelare dell’allontanamento dal nucleo familiare, assicurando, in tal caso, un’ulteriore tutela nei confronti delle vittime di reati quali, solo per citarne alcuni, quelli contro l’assistenza familiare e contro la libertà individuale, contenendo, altresì, ilpericolo di gravi episodi di violenza che purtroppo, come i fatti di cronaca ci ricordano, a volte sfociano in vere tragedie familiari.

Proprio in ragione di una più ampia tutela dei legami familiari e di un’umanizzazione della pena, la Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux , prendendo spunto dalla Carta dei figli dei genitori detenuti che riconosce formalmente il diritto di questi minorenni alla continuità del proprio legame
affettivo con il genitore detenuto e, al contempo, ribadisce il diritto alla genitorialità, si è posta l’impegno, attraverso una raccolta fondi, di poter solidificare il legame che di fatto esiste tra il carcere e la comunità esterna.

Domani 30 novembre 2018 presso la Mensa Ghirlandina la Camera Penale di Modena terrà una cena di raccolta fondi per il progetto “PETER PAN – ESSERE GENITORI IN CARCERE” , fondi che serviranno per ammodernare lo spazio di accoglienza dei figli all’interno della locale casa
circondariale.