Mercoledi 24 e Sabato 27 Gennaio si è concluso il primo ciclo di appuntamenti dei relatori dell’Osservatorio MIUR della Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena con gli studenti del Liceo Scientifico “A. Tassoni”.

Sia in occasione del primo incontro, con le classi 4^D e 4^S, che del secondo, con le classi 3^D e 5^C, si è registrato un particolare interesse per l’argomento relativo ai danni prodotti dal processo mediatico nonché una particolare curiosità per il ruolo del difensore.

In particolare, la giornata del 27 Gennaio è stata l’occasione per ricordare, nel giorno della memoria, quanto la difesa ed il difensore siano espressione dei più alti principi costituzionali.

Dunque, un particolare ringraziamento ai ragazzi delle classi 4^D, 4^S, 3^D e 5^C del Liceo Scientifico “A. Tassoni” di Modena per l’attenzione che ci hanno riservato e la partecipazione attiva, nonché al Dirigente, ai Professori tutti che ci hanno voluti. Un ringraziamento particolare alla Prof. Adele Corradini che ha coordinato il nostro intervento.

La polemica tra avvocati e giornalisti prosegue, oltre quello che la Camera Penale di Modena aveva definito un «fraintendimento della notizia, che si colloca tra la colpa grave e il dolo eventuale». La ragione rimane la stessa, il processo Aemilia ( un’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose in Emilia Romagna).

La vicenda, già raccontata su questo giornale, è della settimana scorsa: la Federazione Nazionale della Stampa Italiana e l’Ordine dei Giornalisti nazionale e locale hanno attaccato pesantemente l’istituzione, presso la Camera Penale di Modena, di un Osservatorio sull’informazione giudiziaria ( sulla scia di un’iniziativa tra l’altro giù esistente a livello nazionale da parte dell’Unione Camere Penali, che ogni anno pubblica il Libro Bianco sull’informazione giudiziaria). I penalisti modenesi, nell’annuncio dell’istituzione dell’Osservatorio, avevano spiegato che «l’informazione spesso diventa strumento dell’accusa per ottenere consensi e così inevitabilmente condizionare l’opinione pubblica e di conseguenza il giudicante: pensiamo ad esempio a quanto accaduto nel processo “Aemilia” allorché, pochi giorni dopo gli arresti, prima ancora delle decisioni del tribunale del riesame, è stato pubblicato e diffuso un libro che riportava fedelmente, quasi integralmente, il contenuto della misura cautelare con atti che dovevano rimanere segretati». proprio questo passaggio, definito dal pre- sidente dei penalisti modenesi Guido Sola «esemplificativo di una patologia, ma è scontato che l’Osservatorio non nasce certo per monitorare singoli processi, per di più se ancora in corso», aveva mandato su tutte le furie i giornalisti, che hanno definito «inquietante» e «dal sapore intimidatorio» l’iniziativa, perchè annunciata «in concomitanza con un’udienza dello stesso processo in cui un pentito ha rivelato che, tra i progetti degli ‘ ndranghetisti in Emilia, c’era anche quello di uccidere un giornalista scomodo. Del resto, non è la prima volta che sindacato e Ordine dei giornalisti sono costretti a occuparsi di intimidazioni, esplicite o velate, fatte a chi si occupa di informare i cittadini sul processo “Aemilia”». La Camera Penale modenese, che ha incassato il sostegno dell’Unione Camere Penali, dell’ordine degli avvocati di Modena e della Camera Penale di Reggio Emilia, ha risposto sul punto, sottolineando come «alla nostra iniziativa è stata associata una difesa ideologica da noi mai espressa alla criminalità organizzata, identificando il difensore con l’imputato». Il presidente della Camera Penale di Reggio Emilia, Nicola Tria, ha inoltre fatto sapere che anche il suo direttivo istituirà un Osservatorio locale sull’informazione giudiziaria, «non per intimidire chiccessia, ma semplicemente per monitorare i meccanismi della comunicazione e misurarli alla luce dei principi costituzionali» e ha offerto di organizzare a reggio Emilia un convegno con avvocati, magistrati e giornalisti, per «ragionare insieme sulle criticità».

La polemica ha infiammato la discussione per alcuni giorni e si è arricchita di un ulteriore tassello proprio ieri, quando è andato in onda sul Tg3 locale un servizio sul processo Aemilia. Nel servizio, è stata data notizia del fermo di un indagato e, dalle pagine del decreto di fermo della Dda di Bologna è emerso che, attraverso un avvocato, l’uomo avrebbe introdotto in carcere due chiavette usb a fini intimidatori. Nella chiosa, però, è stato fatto chiaro riferimento all’Osservatorio delle Camere Penali: «Proprio in questi giorni la Camera Penale di Modena e quella di Reggio Emilia hanno annunciato di voler monitorare l’informazione giudiziaria, in particolare sul processo Aemilia e, alla luce di quando indicato nel decreto della procura di Bologna, ci sarebbe quasi da sorridere, ma a far riflettere è il fatto che con le informazioni ricevute in cella gli imputati siano poi riusciti a condizionare alcune testimonianze».

Immediata la reazione degli avvocati. «Fare giornalismo non significa approfittarsi del potere mediatico per travisare le notizie. Ironizzare sull’iniziativa dell’avvocatura significa gratuitamente offendere l’intera categoria», hanno dichiarato Sola, Tria e il responsabile dell’Osservatorio, Alessandro Sivelli. I tre hanno ribadito come l’Osservatorio sull’informazione giudiziaria non nasca affatto in relazione all’inchiesta Aemilia ma, soprattutto, come sia assurdo collegare l’iniziativa con un fatto di reato ( «e gli avvocati, ammesso che siano indagati, sarebbero comunque presunti innocenti» ) che nulla ha a che vedere con l’attività delle Camere Penali.

In effetti, questo lascerebbero intuire le parole del giornalista. Come se l’Osservatorio nascesse per intimidire i giornalisti, in concomitanza con l’ipotesi di reato di un avvocato. Tuttavia, gli avvocati hanno deciso di non sporgere querela per diffamazione nè di chiedere rettifiche, «perchè anni di professione hanno insegnato che chiedere la rettifica di notizie diffamatorie non provoca altro che ulteriore diffamazione» . «Non abbiamo alcuna intenzione di rinfocolare una polemica», ha commentato Sola, il quale ha anticipato di aver già invitato, in accordo con la Camera Penale di Reggio Emilia, il presidente dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna, Giovanni Rossi, ad un confronto pubblico su quanto sta accadendo, «per urlare con forza che l’informazione va difesa, ma che la stessa non consente di ingiuriare chiunque e di svolgere processi mediatici senza contraddittorio».

Di seguito, il link all’articolo originale.

http://ildubbio.news/ildubbio/2018/01/26/polemica-penalisti-giornalisti-critica-diventa-amico-dei-boss/

Modena, 21 gennaio 2017

Cari giornalisti,
leggiamo esterrefatti su alcuni siti on-line che Vostri rappresentanti nazionali e regionali sono insorti contro la decisione della Camera penale di Modena di aver costituito un inquietante Osservatorio sull’informazione giudiziaria con riferimento al processo Aemilia, ignorando che il processo Aemilia ha per la prima volta alzato il velo sulle infiltrazioni mafiose in Emilia ed inoltre che non ha toccato la sensibilità degli avvocati che fra i progetti degli’ ‘ndranghetisti in Emilia c’era quello di uccidere un giornalista…(il corsivo riporta testualmente le parole del comunicato Ansa).

Il contenuto del Vostro comunicato rafforza in noi la convinzione che la decisione di costituire l’ Osservatorio sia quanto mai più opportuna.

Le ragioni della costituzione e le finalità dell’Osservatorio sono state da Voi travisate e state dando ai lettori un’interpretazione che offende gravemente chi ha deciso di costituire l’Osservatorio e tutta la classe forense.

Chi legge il vostro comunicato (e non ha letto il nostro) non può che ritenere erroneamente che l’Osservatorio sia stato costituito per indagare un singolo processo (il processo “Aemilia”), nonché per limitare se non addirittura condizionare il diritto di informazione, e che lo scopo dell’Osservatorio sia strumentale al processo Aemilia e voglia censurare l’informazione su quell’indagine.

Anche se auspichiamo che ciò sia solo frutto di un equivoco – ma si tratterebbe comunque di una colpa grave – quel che è peggio è che, in conseguenza del suddetto travisamento, avete associato alla nostra iniziativa una difesa ideologica (da noi mai espressa, anche se concorderete che il diritto di difesa processuale spetta a tutti anche ai presunti mafiosi) alla criminalità organizzata, identificando il difensore con l’imputato.

Se aveste letto con maggior attenzione il comunicato della Camera penale di Modena ed il libro “L’informazione giudiziaria in Italia” a cura dell’Osservatorio sull’informazione giudiziaria dell’Unione delle camere penali ( che ha monitorato l’informazione giudiziaria dei maggiori quotidiani nazionali per sei mesi e relativa a centinaia di processi celebrati in tutta Italia), presentato da nostri colleghi in diverse città italiane, in contradditorio con giornalisti appartenenti a testate nazionali e locali e con magistrati, forse avreste capito la ragione della nostra iniziativa.

Il diritto di informazione è sacro e tale lo riteniamo e va difeso e sempre noi avvocati delle Camere penali italiane lo abbiamo difeso e continueremo a difenderlo e lo abbiamo anche dimostrato con i fatti.

Ricorderete – ed è solo un esempio – la solidarietà espressa pubblicamente ai giornalisti di “Piazza pulita” allorchè venne disposto dall’autorità giudiziaria il sequestro del filmato che riprendeva l’intervista ad un agente di polizia il cui volto era schermato, per individuare la fonte della notizia e così eludere il segreto professionale.

Ma va difeso anche il processo, il Giusto processo ed i principi costituzionali del diritto di difesa, della presunzione di innocenza.

Il processo mediatico spesso inquina e travisa il processo, quello vero, quello disciplinato dal codice di procedura penale, quel processo che si deve celebrare nelle aule dei Tribunali; il processo mediatico diventa uno spettacolo e come tale non informa correttamente; viene dato più risalto alla fase delle indagini che alla fase dibattimentale; l’informazione di garanzia viene equiparata ad una condanna; vengono “passate“ dalle procure e dalla polizia giudiziaria atti e notizie dell’indagine in violazione del segreto istruttorio, a volte prima ancora che l’indagato sia a conoscenza dell’indagine; i fotografi vengono preavvertiti degli arresti perché possano immortalare l’umiliazione dell’indagato, presunto innocente. In manette; vengono diffusi filmati che riproducono scene del delitto spesso in modo non fedele. Non si può negare che alcuni magistrati hanno costruito con i processi mediatici la loro carriera politica e che la pubblicazione della notizia diventa inevitabilmente cassa di risonanza della tesi dell’accusa, solo dell’accusa.

Non potete non condividere con noi che tutto questo provoca una informazione parziale, che può condizionare anche l’imparzialità del giudice ma che soprattutto forma nell’opinione pubblica un convincimento inesatto e diffonde una distorta cultura dei principi costituzionali del giusto processo, del diritto di difesa e dalla presunzione di innocenza.

Sono questi principi che vogliamo tutelare e li vogliamo tutelare per qualsiasi imputato di qualsiasi etnia, colore politico ed anche nei confronti di quegli imputati che sono accusati dei reati più gravi e riprovevoli.

Auspichiamo che chi ci ha diffamato, travisando la finalità della nostra iniziativa, voglia dare uguale diffusione a questa lettera indirizzata a tutti giornalisti.

Anzi, proprio perché noi rispettiamo le opinioni altrui anche quando non le condividiamo, e non ci siamo mai sottratti al contradditorio con chi la pensa diversamente da noi, proponiamo ai rappresentanti delle Vostre Associazioni di organizzare un pubblico incontro nel quale esporre le finalità della nostra iniziativa e confrontarci sul tema dell’informazione giudiziaria.

Distinti saluti

Avv. Guido Sola

Presidente Camera Penale

Avv. Alessandro Sivelli

Responsabile Osservatorio

Comunicato stampa

  • La Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena ha costituito l’osservatorio sull’informazione giudiziaria composto da quattro colleghi: l’Avv. Alessandro Sivelli, l’Avv. Roberto Ricco, l’Avv. Umberto Rossi e l’Avv. Riccardo Caricati.

I colleghi hanno ricevuto mandato dal consiglio direttivo e dall’assemblea degli iscritti di verificare le modalità con le quali vengono riportate dagli organi di stampa le notizie di cronaca giudiziaria e di politica giudiziaria che attengono al circondario del nostro tribunale.

Come noto, la cronaca giudiziaria ed i temi della Giustizia hanno assunto negli ultimi tempi un interesse sempre maggiore da parte dell’opinione pubblica, tanto che da alcuni anni gli addetti ai lavori ed anche esperti di psicologia e sociologia si stanno interrogando sugli effetti distorsivi dei cosiddetti “processi mediatici”.

Dal 2015 l’osservatorio nazionale dell’Unione Camere Penali Italiane – con la collaborazione del Prof. Michele Sapignoli della facoltà di Scienze Politiche e Sociali dell’Università degli Studi di Bologna – ha svolto una approfondita indagine sugli aspetti e sugli effetti dell’informazione giudiziaria, monitorando per sei mesi, tutti i giorni, le notizie di cronaca e politica giudiziaria riportate da diciassette dei più diffusi quotidiani nazionali.

L’osservatorio nazionale ha anche organizzato convegni con magistrati e professori universitari di diverse materie, per un confronto sui dati emersi ed in particolare sui condizionamenti che la cronaca giudiziaria (è stato accertato che viene dato più risalto alla fase delle indagini ed alle tesi accusatorie) e le seguenti violazioni del segreto istruttorio possono arrecare all’imparzialità del giudice. Il lavoro dell’osservatorio nazionale è stato raccolto in un libro pubblicato e diffuso in occasione del congresso straordinario dell’Unione delle Camere Penali Italiane che si è tenuto a Roma il 7 e 8 Ottobre scorsi.

Le conclusioni alle quali è pervenuto il lavoro svolto dall’osservatorio nazionale hanno confermato quello che l’avvocatura aveva da tempo avvertito e cioè un’informazione che spesso diventa strumento dell’accusa per ottenere consensi e così inevitabilmente condizionare l’opinione pubblica e di conseguenza il giudicante: pensiamo ad esempio a quanto accaduto nel processo “Aemilia” allorché, pochi giorni dopo gli arresti, prima ancora delle decisioni del tribunale del riesame, è stato pubblicato e diffuso un libro che riportava fedelmente, quasi integralmente, il contenuto della misura cautelare con atti che dovevano rimanere segretati.

Il diritto di informazione e la tutela del processo e delle garanzie del processo vanno entrambi garantiti. I cittadini hanno il diritto di essere informati e l’informazione deve essere libera, senza alcuna censura, ma chi informa ha il dovere di una corretta informazione e formazione dell’opinione pubblica sui temi della Giustizia.

La Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux ha dunque ritenuto opportuno compiere un monitoraggio a livello locale onde verificare quali siano le modalità con le quali vengono riportate le notizie in materia di cronaca giudiziaria e politica giudiziaria.

Riteniamo infatti necessario diffondere la cultura delle garanzie che si fonda sulla presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, su di un processo che deve essere celebrato in tempi ragionevoli nel contraddittorio delle parti, in condizioni di parità davanti ad un giudice imparziale.

La Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena, con la costituzione dell’osservatorio locale sull’informazione giudiziaria, si pone questo ambizioso obiettivo, non certo per tutelare interessi della categoria ma per dare un contributo alla corretta informazione e formazione sui temi della Giustizia.

Modena, lì 10 Gennaio 2018

Avv. Guido Sola (presidente della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux)

Avv. Alessandro Sivelli (referente dell’osservatorio sull’informazione giudiziaria)

Comunicato ufficiale

 

Di seguito, l’articolo de “Il Resto del Carlino” in cui si affronta il tema della gravissima e perdurante carenza di personale amministrativo ed organico dell’Ufficio del Magistrato di Sorveglianza di Modena, che crea una situazione di disagi oramai divenuta insostenibile per gli avvocati, ripercuotendosi – inevitabilmente – sui detenuti.

Carissimi,nndopo mesi di lungo lavoro il nostro impegno ha oggi raggiunto l’ambizioso obiettivo che ci eravamo prefissi.nPoco fa, infatti, la Camera dei Deputati ci ha comunicato l’esito positivo del controllo della validità delle firme raccolte in favore della nostra proposta di legge di iniziativa popolare sulla separazione delle carriere il cui testo è ora stato assegnato alla I Commissione Affari Costituzionali. nnIl ringraziamento, di nuovo, va a tutti Voi per l’impegno e la passione che ha contraddistinto questa straordinaria avventura condotta assieme: un bellissimo regalo natalizio per tutta l’UCPI – Unione Camere Penali Italiane e per tutti quei cittadini che hanno sostenuto la nostra iniziativa all’insegna della legalità e della giustizia.nA tutti Voi auguri di buone festività.nLunga vita all’Unione!nntesto integrale .pdf

A TUTTE LE REDAZIONI

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COMUNICATO STAMPA

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Penalisti Modenesi in stato di agitazione per gli eccessivi ritardi nelle procedure amministrative per il pagamento dei compensi per le attività svolte dagli avvocati a favore dei meno abbienti e degli imputati irreperibili.

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Il Consiglio Direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux, su mandato della Assemblea degli iscritti, ha deliberato lo stato di agitazione per denunciare i gravi e non più tollerabili ritardi nelle procedure amministrative per il pagamento dei compensi per le attività svolte dagli avvocati a favore dei meno abbienti e degli imputati irreperibili.

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Come noto, nell’ambito del procedimento penale i cittadini non abbienti hanno la possibilità di richiedere la nomina di un avvocato e la sua assistenza a spese dello Stato. Si tratta di un diritto fondamentale, attraverso il quale si garantisce una difesa qualificata anche a chi, imputato o persona offesa, non abbia i mezzi economici necessari a sostenere i costi della difesa.

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In relazione a tali attività, l’avvocatura ha sottoscritto uno specifico prontuario con il Tribunale per agevolare l’iter burocratico di liquidazione dei compensi così determinando, almeno in teoria, un accorciamento dei tempi per il pagamento da parte del Tribunale. Analogo protocollo è auspicato da molto tempo anche in relazione all’attività svolta davanti al Giudice di Pace.

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Nonostante l’esistenza di un percorso chiaro tuttavia, nel corso degli ultimi mesi, i Penalisti modenesi componenti l’osservatorio “patrocinio a spese dello Stato”, hanno purtroppo rilevato inammissibili disfunzioni inerenti la fase successiva al provvedimento di liquidazione delle istanze presentate in qualità di difensori d’ufficio e di parti ammesse al patrocinio a spese dello Stato.

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Simili violazioni, nonostante l’impegno profuso da parte del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, si protraggono ormai da molto tempo ed incidono negativamente sull’inviolabile diritto di difesa del cittadino, nonché su quello del difensore di percepire la congrua retribuzione per le attività svolte, frustrando in tal modo il principio inviolabile di difesa anche a favore delle persone in maggiore difficoltà.

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La Camera Penale auspica una rapida soluzione del problema, riservandosi altrimenti ulteriori forme di protesta.

rn(Il consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux)

 nn nnStamane nuovo incontro tenuto dall’Osservatorio MIUR della Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena con tre classi del Liceo Carlo Sigonio di Modena.nnSi sono affrontati temi quali il giusto processo, il ruolo del difensore e il processo mediatico. I ragazzi si sono dimostrati attenti e curiosi e hanno formulato domande estremamente interessanti.nnUn sentito ringraziamento al Dirigente scolastico, agli insegnanti che hanno appoggiato il progetto e agli alunni.

Nell’articolo de “La Pressa” si riporta l’appello della Camera Penale Carl’ Alberto Perroux sui forti disagi, conseguenza delle gravissime carenze organiche dell’Ufficio di Sorveglianza.

Di seguito, l’articolo completo su “LaPressa.it“.

articoloLaPressa

L’Osservatorio “Carcere e Magistrato di Sorveglianza” in essere presso la Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena, nell’aderire alla manifestazione di protesta indetta dalla Camera Penale di Napoli e dall’osservatorio “carcere” dell’Unione delle Camere Penali Italiane per il giorno 11/12/17 in ordine alle inefficienze dei Tribunali di Sorveglianza, lamenta le criticità che, tuttora, affliggono gli uffici di Sorveglianza del circondario di Bologna.

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La gravità della situazione era già stata evidenziata con comunicato stampa diffuso il 15/05/17, nel quale veniva segnalata la grave carenza di personale amministrativo e di organico della magistratura, a cui andava addebitato l’ingente mole di fascicoli arretrati.

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Ad oggi lo stato delle cose risulta sostanzialmente immutato, pur a fronte del tempestivo e lodevole intervento del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Modena.

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In particolare, per quanto concerne l’ufficio di Sorveglianza di Modena, si registra ancora la mancanza di un Magistrato di Sorveglianza che ricopra il posto lasciato vacante la scorsa primavera.

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La presenza di un unico Magistrato di Sorveglianza, purtroppo, non assicura il vaglio tempestivo delle istanze che, ormai troppo sovente, risultano oltremodo ingiustificabilmente pendenti, anche laddove si tratti di richieste di facile evasione quali quelle in materia di liberazione anticipata. Ovviamente la carenza di personale ed il vuoto conseguito al trasferimento del Magistrato di Sorveglianza non dovrebbero incidere negativamente sui diritti di coloro che risultano ristretti.

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All’utenza, infatti, va garantita in tempi ragionevoli l’evasione delle proprie richieste, onde evitare che il percorso di reinserimento sociale di detenuti ed internati risulti compromesso e svilito. Per tali ragioni, l’osservatorio “carcere e magistrato di sorveglianza” evidenzia la necessità di una pronta e tempestiva risposta da parte della magistratura di sorveglianza, soprattutto con riferimento ai soggetti ristretti nei locali istituti di pena.

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La tutela dei diritti riservati a detenuti e ad internati, infatti, costituisce un presupposto indefettibile, a maggior ragione in questo momento storico in cui le carceri italiane, e quelle modenesi, risultano nuovamente sovraffollate.

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In merito ai diritti e doveri dei detenuti, prova ne viene data attraverso la pubblicazione di una vera e propria guida: si tratta essenzialmente di una rivisitazione dell’elaborato pubblicato nel giugno del 2010 e redatto dall’associazione il Carcere Possibile Onlus che ha curato anche tale ultima edizione, fornendo a tutti coloro che si trovano ristretti e ad i familiari uno strumento per orientarsi all’interno del carcere.

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L’osservatorio “carcere e magistrato di sorveglianza” si impegna a garantire che la guida venga divulgata, anche grazie all’aiuto dell’Associazione Carcere Città e della Cooperativa Giorni Nuovi, all’interno della casa circondariale di Modena e della casa di lavoro di Castelfranco Emilia.

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A tal fine, le copie disponibili verranno depositate nei prossimi giorni presso entrambi gli istituti, di modo che i detenuti le possano consultare negli ambienti a ciò destinati.

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Lunedì 11 dicembre p.v. alle ore 15 presso la sede della Camera Penale in Largo Aldo Moro 1 a Modena, i Penalisti saranno a disposizione della stampa unitamente ai rappresentanti dell’Associazione Carcere Città e della Cooperativa Giorni Nuovi.

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Modena, 9 dicembre 2017

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(L’Osservatorio Carcere e Magistrato di Sorveglianza della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux)