L’Osservatorio carcere e magistrato di sorveglianza della Camera penale di Modena auspica che le forze politiche si adoperino efficacemente affinché il provvedimento sulla riforma dell’ordinamento penitenziario sia assegnato alle Commissioni speciali di Camera e Senato.
La riforma dell’ordinamento penitenziario costituisce un atto di civiltà che non può essere vanificato da mere diatribe politiche che fanno leva sul dilagante populismo che cavalca l’onda dell’insicurezza sociale.
La riforma dell’ordinamento non può essere definita come una legge “svuota carceri” o, peggio, “salva ladri”: i decreti sono il frutto del lavoro di illustri giuristi che ad essa, a partire dall’istituzione, nel 2015, degli Stati Generali sull’esecuzione penale, hanno dedicato tempo e risorse; dev’essere, inoltre, evidenziato che la riforma dell’ordinamento penitenziario è stata sollecitata anche dalle istituzioni europee e, quindi, affossarla costituirebbe un atto politico irresponsabile.
Tale riforma costituisce un primo passo verso l’attuazione dell’art. 27 della nostra Costituzione; la pena per essere effettiva dev’essere anche essenzialmente rieducativa, mirare al reinserimento sociale del condannato e, di conseguenza, se tale principio venisse disatteso ne conseguirebbe un grave pregiudizio per la società.
Il detenuto è una persona e, in quanto tale, titolare di diritti inviolabili; è, quindi, un preciso dovere delle istituzioni impedire che i detenuti subiscano trattamenti disumani
e degradanti vivendo la detenzione in situazioni di sovraffollamento, nell’ozio più completo e senza poter svolgere attività lavorative, rieducative e risocializzanti.
La riforma prevede, peraltro, l’eliminazione di automatismi ostativi all’applicazione delle misure alternative alla detenzione, ponendo il detenuto al centro del percorso risocializzante e valorizzando al contempo il ruolo del magistrato di sorveglianza, nonché, inoltre, ha per oggetto obiettivi altrettanto importanti quali la tutela della salute, la socialità, la disciplina interna, i rapporti con la famiglia e l’isolamento.
Va fermamente ribadito, contrariamente a quanto sostenuto da più parti, che più misure alternative alla detenzione comportano più sicurezza per il cittadino e non il contrario!
Le misure alternative alla detenzione costituiscono, infatti, un percorso articolato attraverso il quale il condannato espia la propria pena, restando sottoposto ad una serie di prescrizioni e obblighi e, contrariamente a quanto ritenuto dai non addetti ai lavori, non costituisce mera rimessione in libertà ma permette al condannato un reinserimento graduale nel contesto sociale.
Infatti, costituisce dato statisticamente provato che un più ampio ricorso alle misure alternative alla detenzione garantisce la società dal pericolo di ricaduta nel delitto.
Dev’essere, inoltre, ricordato che anche nella realtà modenese si registrano problematiche di sovraffollamento carcerario: alla data del 31 marzo 2018 il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha registrato 462 presenze a fronte di una capienza regolamentare di 369 posti.
Ormai è prossima la scadenza della legge delega, ragion per cui l’osservatorio della Camera Penale di Modena chiede con grande determinazione che i decreti inviati dal Governo al Parlamento siano posti con urgenza all’esame delle Commissioni speciali e che l’iter legislativo si conclusa prima della scadenza del termine di legge.
L’Osservatorio, con questa prima giornata di astensione, intende, non solo sollecitare ulteriormente le forze politiche affinché la riforma dell’ordinamento penitenziario sia approvata, ma anche sensibilizzare la cittadinanza in ordine all’effettiva positiva portata della riforma.
A tal fine il 2 maggio 2018 dalle 10 alle 13 la Camera Penale di Modena sarà presente in piazza Mazzini a Modena, unitamente ai rappresentanti delle associazioni locali di volontari che si occupano della realtà carceraria.
Modena, li 30 aprile 2018
Osservatorio carcere e magistrato di sorveglianza della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

INTERVENTO CONGIUNTO ORDINE AVVOCATI E CAMERA PENALE DI MODENA
Gli interventi sul seminario “Criminalità Organizzata e terrorismo: tra prevenzione, repressione e diritti di libertà” sono espressione di posizioni inconciliabili con le garanzie ed i diritti di libertà e con il principio costituzionale che sancisce la presunzione di innocenza

Domani mattina, 16 marzo, si terrà un seminario di formazione professionale indirizzata agli avvocati dal titolo “Criminalità organizzata e terrorismo: tra prevenzione, repressione e diritti di libertà”. L’incontro, promosso congiuntamente dall’Ordine degli Avvocati di Modena e dalla Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux, è coordinato dalla giornalista Giulia Merlo de “Il Dubbio”; prevede la proiezione del docufilm “Generale Mori. Un’Italia a testa alta” e le interviste del generale Mario Mori, già Capo dei Servizi Segreti e Comandante del R.O.S. dei Carabinieri e del Colonnello Giuseppe De Donno, già ufficiale del R.O.S. dei Carabinieri.

In data odierna sono apparsi sulla stampa alcuni interventi duramente critici rispetto all’opportunità di fare partecipare al seminario due ex Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri che risultano imputati nel c.d. processo “trattativa Stato-mafia” che si celebra presso il Tribunale di Palermo.

E’ necessario replicare a tali prese di posizione precisando che la circostanza che il Generale Mori e il Colonnello De Donno siano imputati in quel processo non ha inciso sulla decisione di organizzare l’iniziativa per il sol fatto –di per sé assorbente – che i due sono liberi cittadini, innocenti sino a prova contraria, e come tali degni di parlare in ogni contesto.
Tanto più che, entrambi, sono già stati prosciolti con formule ampiamente liberatorie in altri due processi.
Il principio di non colpevolezza è probabilmente, tra quelli posti a garanzia del processo penale, il più importante: tutti i Cittadini devono essere considerati innocenti sino a quando l’autorità giudiziaria non decida il contrario.
Gli Ufficiali dell’Arma sono, pertanto, persone che hanno servito lo Stato ricoprendo ruoli di primo livello e persone libere e prive di qualsiasi pregiudizio.
Mori e De Donno non daranno alcuna lezione di etica agli avvocati ma ci aiuteranno a comprendere ,dal loro punto di osservazione, come possano conciliarsi le esigenze di indagine rispetto a reati così gravi e complessi ed i diritti di libertà dei cittadini .
Il docufilm che sarà proiettato, peraltro, è già stato oggetto di proiezione alla Camera dei Deputati (alla presenza di due Magistrati Dott. Paolo Mancuso e Dott. Giancarlo Capaldo) e presso la Regione Sicilia oltre che in altre sedi istituzionali.
Stupisce che soggetti esperti e qualificati non colgano l’importanza dei principi costituzionali sopra richiamati e, di più, che decidano di ingerirsi nelle decisioni relative alla formazione degli avvocati che, al contrario, hanno ben presente quei valori, il loro significato profondo e quanto quotidianamente avviene nelle aule di Giustizia, ove è assai frequente la pronuncia di sentenze assolutorie.
Il Seminario, peraltro, risulta di particolare interesse riguardando il difficile bilanciamento tra le esigenze di indagine per gravi fenomeni di terrorismo e di criminalità organizzata e i diritti di libertà dei Cittadini.
Quei Diritti quotidianamente ed ostinatamente difesi dall’Avvocatura che è per sua natura e costituzione libera da qualsiasi pregiudizio ed al servizio di tutti i Cittadini.

Modena, lì 15 marzo 2018

I Penalisti modenesi hanno organizzato un seminario di formazione sul tema del bilanciamento tra le esigenze di contrasto dei fenomeni terroristici e di criminalità organizzata ed esigenze di tutela dei diritti di libertà dei cittadini. Sarà presente il Generale Mario Mori, già a capo dei Servizi Segreti e Comandante del ROS dei Carabinieri.
La Camera Penale di Modena ha organizzato un seminario di formazione sul tema del bilanciamento tra le esigenze di contrasto dei fenomeni terroristici e di criminalità organizzata ed esigenze di tutela dei diritti di libertà dei cittadini.
L’importante seminario di formazione dal titolo “Criminalità organizzata e terrorismo: tra prevenzione, repressione e diritti di libertà”, si terrà il prossimo venerdì 16 marzo dalle ore 9 alle ore 12 presso la Camera di Commercio di Modena.
Dopo i saluti dei Presidenti del COA e della Camera Penale, modererà l’evento la giornalista de Il Dubbio, e prima ancora Avvocato, Giulia Merlo.
Durante il seminario verrà proiettato il docufilm di Ambrogio Crespi dal titolo “Generale Mori – Un’Italia a testa alta”, di grande interesse storico, culturale e professionale.
Interverranno due relatori d’eccezione: il Generale Mario Mori, già a capo dei Servizi Segreti e Comandante del ROS dei Carabinieri, ed il Colonnello
Giuseppe De Donno, già Ufficiale del ROS dei Carabinieri, profondo conoscitore dei fatti di mafia di inizio anni ’90.
L’incontro rappresenta un’importante occasione di confronto su temi di strettissima attualità. E’ormai da diversi anni al centro del dibattito la necessità di bilanciare la fondamentale difesa della società da fenomeni terroristici o di criminalità organizzata e la contemporanea esigenza di garantire da un lato i diritti di libertà dei cittadini e dall’altro salvaguardare il principio di non colpevolezza; per tali motivi e per
l’eccezionalità dei relatori, l’evento sarà aperto al pubblico.

L’incontro sarà altresì aperto alla stampa, che potrà rivolgere domande agli ospiti al termine degli interventi.

Modena, lì 14 marzo 2018
(Il consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux)

L’Osservatorio carcere e magistrato di sorveglianza della Camera penale di Modena prende atto del fatto che il Governo, nonostante la mobilitazione del 27 febbraio u.s. e l’astensione degli avvocati indetta dall’Unione delle camere penali Italiane per i giorni 13 e 14 marzo 2018, tesa a sollecitare l’approvazione della riforma dell’ordinamento penitenziario, non ha ancora provveduto in merito.

I tempi tecnici per poter provvedere, astrattamente, permangono, ma bisogna essere realisti: il Governo uscente non ha avuto la forza politica di portare a termine gli impegni assunti, ponendo nel nulla il lavoro di illustri giuristi che, a partire dall’istituzione, nel 2015, degli Stati Generali sull’esecuzione penale, hanno dedicato tempo e risorse per redigere lo schema di decreto che già aveva ricevuto il parere favorevole delle Camere.
Impensabile, anche se auspicabile, che, oggi, il Governo, alla luce anche dei risultati elettorali del 4 marzo scorso, abbia il coraggio di licenziare un testo che da più parti è stato presentato come l’ennesima “legge svuota carceri”.
L’Osservatorio carcere e magistrato di sorveglianza, in questa seconda giornata di astensione, intende, non solo ulteriormente sollecitare il Governo ad inviare alle Camere le proprie osservazioni, ma anche sensibilizzare la cittadinanza in ordine al fatto che l’attuale ordinamento penitenziario, costruito a partire da preclusioni e automatismi che limitano la possibilità di concedere misure alternative alla detenzione ai condannati per determinati reati, incide, in termini negativi, sulla funzione rieducativa della pena.
La possibilità di un maggior accesso alle misure alternative alla detenzione – si tratta di dato statisticamente provato – garantisce la società dal pericolo di recidiva.
Le misure alternative alla detenzione costituiscono, infatti, un percorso articolato attraverso il quale il condannato espia la propria pena, restando sottoposto ad una serie di prescrizioni e obblighi e, contrariamente a quanto ritenuto dai non addetti ai lavori, non costituisce mera rimessione in libertà. Al contrario permette al condannato un reinserimento nel tessuto sociale.
Deve infine darsi atto che l’immobilismo proprio di una politica che non ha saputo dare vita all’auspicata riforma – che, peraltro, avrebbe dovuto revisionare anche la disciplina concernente le procedure di accesso alle misure alternative alla detenzione – è stato recentemente superato dalla Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale la norma dell’art. 656 comma 5 c.p.p. nella parte in cui prevedeva la sospensione dell’ordine di esecuzione unicamente per pene fino a tre anni.
Un piccolo, ma importante, passo nell’ambito di un – ancora – lungo cammino che la società di diritto dovrà percorrere.
Investire nelle misure alternative – rieducando, non castigando- vuol dire prevenire la commissione di ulteriori reati.

Modena, li 13 marzo 2018
Osservatorio carcere e magistrato di sorveglianza
della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

L’Osservatorio “carcere e magistrato di sorveglianza” in essere presso la Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena manifesta preoccupazione in relazione al ritardo riscontrato nella emanazione del decreto legislativo di riforma dell’attuale ordinamento penitenziario.
La riforma è esito di un percorso lungo, articolato, importante che parte dal 2009 quando l’Italia fu condannata dalla Corte di Strasburgo nel caso Sulejmanovic ed arriva al 2016 agli Stati generali sull’esecuzione della pena – diciotto tavoli di discussione con la partecipazione di operatori penitenziari, accademici, esperti, componenti di associazioni.
Il nuovo testo legislativo, che non risulta ancora definitivamente approvato, reca in sé disposizioni che, almeno in parte, mirano a dare attuazione al principio costituzionale che attribuisce alla pena la funzione rieducativa, con lo scopo di garantire il reinserimento sociale del condannato ed evitarne la reiterazione criminosa.
E’ a tale finalità che risulta ispirata la riforma penitenziaria che ha ampliato le possibilità di accesso alle misure alternative alla detenzione,  esemplificandone le procedure di applicazione ed mutando in parte il testo dell’art. 4 bis dell’ordinamento penitenziario nella parte in cui vieta la concessione dei benefici ad una ampia categoria di detenuti autori di determinati reati.
Doveroso ricordare che il testo del decreto, come previsto dalla legge delega, ha mantenuto inalterato il divieto di concessione delle misure alternative al carcere ai condannati per delitti di particolare allarme sociale quali quelli di in materia di terrorismo e di criminalità organizzata di stampo mafioso.
Le commissioni giustizia di Camera e Senato hanno sollevato numerose osservazioni ed avanzato molteplici richieste di modifica che, qualora  ricevessero accoglimento, snaturerebbero il nuovo impianto legislativo, distaccandone il contenuto dai principi regolatori di natura costituzionale che ne hanno ispirato la redazione.
Il Governo, secondo quanto disposto dalla legge delega, non è obbligato a recepire le osservazioni formulate delle commissioni parlamentari dovendo, in tal caso, trasmettere i testi alle Camere con le proprie motivazioni. Entro il termine di dieci giorni dovranno essere espressi i pareri delle Commissioni parlamentari, decorso tale termine il Governo potrà emanare il decreto.
Si tratta di uno slittamento temporale tutt’altro che irrilevante, in quanto rischia in concreto di escludere la definitiva approvazione del decreto legislativo prima delle prossime elezioni politiche.
Se ciò accadesse, risulterebbero del tutto vani il lavoro e l’impegno per anni profusi per l’attuazione della riforma penitenziaria, a cui tanta abnegazione hanno dedicato gli addetti ai lavori.
Per tali ragioni, l’Osservatorio “carcere e magistrato di sorveglianza” in essere presso la Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena condivide gli appelli già sollevati da più parti, finalizzati alla immediata approvazione del decreto legislativo di riforma dell’ordinamento penitenziario senza l’apposizione di ulteriori modifiche.
L’Osservatorio aderisce pertanto alle iniziative che la Giunta dell’Unione intenderà intraprendere per richiedere al Governo la sollecita approvazione definitiva della riforma nel suo testo già posto al vaglio del Consiglio dei Ministri, cercando in tal modo di porre un immediato freno al fenomeno del sovraffollamento carcerario.
Anche nella realtà modenese si registra un sovrannumero di detenuti, 482 presenze al 31.1.2018, a fronte di una capienza regolamentare di 369 posti.
Il sistema penitenziario italiano ha bisogno di questa riforma per poter rispondere in maniera più adeguata ai cambiamenti occorsi nella società negli ultimi decenni e mettere in risalto la risocializzazione del condannato. È infatti noto che l’applicazione dei benefici penitenziari abbatte la percentuale di recidiva.
Investire nelle misure alternative – rieducando, non castigando- vuol dire prevenire la commissione di ulteriori reati.

Osservatorio “carcere e magistrato di sorveglianza”
della Camera Penale di Modena “Carl’Alberto Perroux”

Modena, 21 gennaio 2017

Cari giornalisti,
leggiamo esterrefatti su alcuni siti on-line che Vostri rappresentanti nazionali e regionali sono insorti contro la decisione della Camera penale di Modena di aver costituito un inquietante Osservatorio sull’informazione giudiziaria con riferimento al processo Aemilia, ignorando che il processo Aemilia ha per la prima volta alzato il velo sulle infiltrazioni mafiose in Emilia ed inoltre che non ha toccato la sensibilità degli avvocati che fra i progetti degli’ ‘ndranghetisti in Emilia c’era quello di uccidere un giornalista…(il corsivo riporta testualmente le parole del comunicato Ansa).

Il contenuto del Vostro comunicato rafforza in noi la convinzione che la decisione di costituire l’ Osservatorio sia quanto mai più opportuna.

Le ragioni della costituzione e le finalità dell’Osservatorio sono state da Voi travisate e state dando ai lettori un’interpretazione che offende gravemente chi ha deciso di costituire l’Osservatorio e tutta la classe forense.

Chi legge il vostro comunicato (e non ha letto il nostro) non può che ritenere erroneamente che l’Osservatorio sia stato costituito per indagare un singolo processo (il processo “Aemilia”), nonché per limitare se non addirittura condizionare il diritto di informazione, e che lo scopo dell’Osservatorio sia strumentale al processo Aemilia e voglia censurare l’informazione su quell’indagine.

Anche se auspichiamo che ciò sia solo frutto di un equivoco – ma si tratterebbe comunque di una colpa grave – quel che è peggio è che, in conseguenza del suddetto travisamento, avete associato alla nostra iniziativa una difesa ideologica (da noi mai espressa, anche se concorderete che il diritto di difesa processuale spetta a tutti anche ai presunti mafiosi) alla criminalità organizzata, identificando il difensore con l’imputato.

Se aveste letto con maggior attenzione il comunicato della Camera penale di Modena ed il libro “L’informazione giudiziaria in Italia” a cura dell’Osservatorio sull’informazione giudiziaria dell’Unione delle camere penali ( che ha monitorato l’informazione giudiziaria dei maggiori quotidiani nazionali per sei mesi e relativa a centinaia di processi celebrati in tutta Italia), presentato da nostri colleghi in diverse città italiane, in contradditorio con giornalisti appartenenti a testate nazionali e locali e con magistrati, forse avreste capito la ragione della nostra iniziativa.

Il diritto di informazione è sacro e tale lo riteniamo e va difeso e sempre noi avvocati delle Camere penali italiane lo abbiamo difeso e continueremo a difenderlo e lo abbiamo anche dimostrato con i fatti.

Ricorderete – ed è solo un esempio – la solidarietà espressa pubblicamente ai giornalisti di “Piazza pulita” allorchè venne disposto dall’autorità giudiziaria il sequestro del filmato che riprendeva l’intervista ad un agente di polizia il cui volto era schermato, per individuare la fonte della notizia e così eludere il segreto professionale.

Ma va difeso anche il processo, il Giusto processo ed i principi costituzionali del diritto di difesa, della presunzione di innocenza.

Il processo mediatico spesso inquina e travisa il processo, quello vero, quello disciplinato dal codice di procedura penale, quel processo che si deve celebrare nelle aule dei Tribunali; il processo mediatico diventa uno spettacolo e come tale non informa correttamente; viene dato più risalto alla fase delle indagini che alla fase dibattimentale; l’informazione di garanzia viene equiparata ad una condanna; vengono “passate“ dalle procure e dalla polizia giudiziaria atti e notizie dell’indagine in violazione del segreto istruttorio, a volte prima ancora che l’indagato sia a conoscenza dell’indagine; i fotografi vengono preavvertiti degli arresti perché possano immortalare l’umiliazione dell’indagato, presunto innocente. In manette; vengono diffusi filmati che riproducono scene del delitto spesso in modo non fedele. Non si può negare che alcuni magistrati hanno costruito con i processi mediatici la loro carriera politica e che la pubblicazione della notizia diventa inevitabilmente cassa di risonanza della tesi dell’accusa, solo dell’accusa.

Non potete non condividere con noi che tutto questo provoca una informazione parziale, che può condizionare anche l’imparzialità del giudice ma che soprattutto forma nell’opinione pubblica un convincimento inesatto e diffonde una distorta cultura dei principi costituzionali del giusto processo, del diritto di difesa e dalla presunzione di innocenza.

Sono questi principi che vogliamo tutelare e li vogliamo tutelare per qualsiasi imputato di qualsiasi etnia, colore politico ed anche nei confronti di quegli imputati che sono accusati dei reati più gravi e riprovevoli.

Auspichiamo che chi ci ha diffamato, travisando la finalità della nostra iniziativa, voglia dare uguale diffusione a questa lettera indirizzata a tutti giornalisti.

Anzi, proprio perché noi rispettiamo le opinioni altrui anche quando non le condividiamo, e non ci siamo mai sottratti al contradditorio con chi la pensa diversamente da noi, proponiamo ai rappresentanti delle Vostre Associazioni di organizzare un pubblico incontro nel quale esporre le finalità della nostra iniziativa e confrontarci sul tema dell’informazione giudiziaria.

Distinti saluti

Avv. Guido Sola

Presidente Camera Penale

Avv. Alessandro Sivelli

Responsabile Osservatorio

Comunicato stampa

  • La Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena ha costituito l’osservatorio sull’informazione giudiziaria composto da quattro colleghi: l’Avv. Alessandro Sivelli, l’Avv. Roberto Ricco, l’Avv. Umberto Rossi e l’Avv. Riccardo Caricati.

I colleghi hanno ricevuto mandato dal consiglio direttivo e dall’assemblea degli iscritti di verificare le modalità con le quali vengono riportate dagli organi di stampa le notizie di cronaca giudiziaria e di politica giudiziaria che attengono al circondario del nostro tribunale.

Come noto, la cronaca giudiziaria ed i temi della Giustizia hanno assunto negli ultimi tempi un interesse sempre maggiore da parte dell’opinione pubblica, tanto che da alcuni anni gli addetti ai lavori ed anche esperti di psicologia e sociologia si stanno interrogando sugli effetti distorsivi dei cosiddetti “processi mediatici”.

Dal 2015 l’osservatorio nazionale dell’Unione Camere Penali Italiane – con la collaborazione del Prof. Michele Sapignoli della facoltà di Scienze Politiche e Sociali dell’Università degli Studi di Bologna – ha svolto una approfondita indagine sugli aspetti e sugli effetti dell’informazione giudiziaria, monitorando per sei mesi, tutti i giorni, le notizie di cronaca e politica giudiziaria riportate da diciassette dei più diffusi quotidiani nazionali.

L’osservatorio nazionale ha anche organizzato convegni con magistrati e professori universitari di diverse materie, per un confronto sui dati emersi ed in particolare sui condizionamenti che la cronaca giudiziaria (è stato accertato che viene dato più risalto alla fase delle indagini ed alle tesi accusatorie) e le seguenti violazioni del segreto istruttorio possono arrecare all’imparzialità del giudice. Il lavoro dell’osservatorio nazionale è stato raccolto in un libro pubblicato e diffuso in occasione del congresso straordinario dell’Unione delle Camere Penali Italiane che si è tenuto a Roma il 7 e 8 Ottobre scorsi.

Le conclusioni alle quali è pervenuto il lavoro svolto dall’osservatorio nazionale hanno confermato quello che l’avvocatura aveva da tempo avvertito e cioè un’informazione che spesso diventa strumento dell’accusa per ottenere consensi e così inevitabilmente condizionare l’opinione pubblica e di conseguenza il giudicante: pensiamo ad esempio a quanto accaduto nel processo “Aemilia” allorché, pochi giorni dopo gli arresti, prima ancora delle decisioni del tribunale del riesame, è stato pubblicato e diffuso un libro che riportava fedelmente, quasi integralmente, il contenuto della misura cautelare con atti che dovevano rimanere segretati.

Il diritto di informazione e la tutela del processo e delle garanzie del processo vanno entrambi garantiti. I cittadini hanno il diritto di essere informati e l’informazione deve essere libera, senza alcuna censura, ma chi informa ha il dovere di una corretta informazione e formazione dell’opinione pubblica sui temi della Giustizia.

La Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux ha dunque ritenuto opportuno compiere un monitoraggio a livello locale onde verificare quali siano le modalità con le quali vengono riportate le notizie in materia di cronaca giudiziaria e politica giudiziaria.

Riteniamo infatti necessario diffondere la cultura delle garanzie che si fonda sulla presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, su di un processo che deve essere celebrato in tempi ragionevoli nel contraddittorio delle parti, in condizioni di parità davanti ad un giudice imparziale.

La Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena, con la costituzione dell’osservatorio locale sull’informazione giudiziaria, si pone questo ambizioso obiettivo, non certo per tutelare interessi della categoria ma per dare un contributo alla corretta informazione e formazione sui temi della Giustizia.

Modena, lì 10 Gennaio 2018

Avv. Guido Sola (presidente della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux)

Avv. Alessandro Sivelli (referente dell’osservatorio sull’informazione giudiziaria)

Comunicato ufficiale

 

A TUTTE LE REDAZIONI

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COMUNICATO STAMPA

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Penalisti Modenesi in stato di agitazione per gli eccessivi ritardi nelle procedure amministrative per il pagamento dei compensi per le attività svolte dagli avvocati a favore dei meno abbienti e degli imputati irreperibili.

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Il Consiglio Direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux, su mandato della Assemblea degli iscritti, ha deliberato lo stato di agitazione per denunciare i gravi e non più tollerabili ritardi nelle procedure amministrative per il pagamento dei compensi per le attività svolte dagli avvocati a favore dei meno abbienti e degli imputati irreperibili.

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Come noto, nell’ambito del procedimento penale i cittadini non abbienti hanno la possibilità di richiedere la nomina di un avvocato e la sua assistenza a spese dello Stato. Si tratta di un diritto fondamentale, attraverso il quale si garantisce una difesa qualificata anche a chi, imputato o persona offesa, non abbia i mezzi economici necessari a sostenere i costi della difesa.

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In relazione a tali attività, l’avvocatura ha sottoscritto uno specifico prontuario con il Tribunale per agevolare l’iter burocratico di liquidazione dei compensi così determinando, almeno in teoria, un accorciamento dei tempi per il pagamento da parte del Tribunale. Analogo protocollo è auspicato da molto tempo anche in relazione all’attività svolta davanti al Giudice di Pace.

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Nonostante l’esistenza di un percorso chiaro tuttavia, nel corso degli ultimi mesi, i Penalisti modenesi componenti l’osservatorio “patrocinio a spese dello Stato”, hanno purtroppo rilevato inammissibili disfunzioni inerenti la fase successiva al provvedimento di liquidazione delle istanze presentate in qualità di difensori d’ufficio e di parti ammesse al patrocinio a spese dello Stato.

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Simili violazioni, nonostante l’impegno profuso da parte del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, si protraggono ormai da molto tempo ed incidono negativamente sull’inviolabile diritto di difesa del cittadino, nonché su quello del difensore di percepire la congrua retribuzione per le attività svolte, frustrando in tal modo il principio inviolabile di difesa anche a favore delle persone in maggiore difficoltà.

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La Camera Penale auspica una rapida soluzione del problema, riservandosi altrimenti ulteriori forme di protesta.

rn(Il consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux)

L’Osservatorio “Carcere e Magistrato di Sorveglianza” in essere presso la Camera Penale Carl’Alberto Perroux di Modena, nell’aderire alla manifestazione di protesta indetta dalla Camera Penale di Napoli e dall’osservatorio “carcere” dell’Unione delle Camere Penali Italiane per il giorno 11/12/17 in ordine alle inefficienze dei Tribunali di Sorveglianza, lamenta le criticità che, tuttora, affliggono gli uffici di Sorveglianza del circondario di Bologna.

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La gravità della situazione era già stata evidenziata con comunicato stampa diffuso il 15/05/17, nel quale veniva segnalata la grave carenza di personale amministrativo e di organico della magistratura, a cui andava addebitato l’ingente mole di fascicoli arretrati.

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Ad oggi lo stato delle cose risulta sostanzialmente immutato, pur a fronte del tempestivo e lodevole intervento del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Modena.

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In particolare, per quanto concerne l’ufficio di Sorveglianza di Modena, si registra ancora la mancanza di un Magistrato di Sorveglianza che ricopra il posto lasciato vacante la scorsa primavera.

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La presenza di un unico Magistrato di Sorveglianza, purtroppo, non assicura il vaglio tempestivo delle istanze che, ormai troppo sovente, risultano oltremodo ingiustificabilmente pendenti, anche laddove si tratti di richieste di facile evasione quali quelle in materia di liberazione anticipata. Ovviamente la carenza di personale ed il vuoto conseguito al trasferimento del Magistrato di Sorveglianza non dovrebbero incidere negativamente sui diritti di coloro che risultano ristretti.

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All’utenza, infatti, va garantita in tempi ragionevoli l’evasione delle proprie richieste, onde evitare che il percorso di reinserimento sociale di detenuti ed internati risulti compromesso e svilito. Per tali ragioni, l’osservatorio “carcere e magistrato di sorveglianza” evidenzia la necessità di una pronta e tempestiva risposta da parte della magistratura di sorveglianza, soprattutto con riferimento ai soggetti ristretti nei locali istituti di pena.

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La tutela dei diritti riservati a detenuti e ad internati, infatti, costituisce un presupposto indefettibile, a maggior ragione in questo momento storico in cui le carceri italiane, e quelle modenesi, risultano nuovamente sovraffollate.

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In merito ai diritti e doveri dei detenuti, prova ne viene data attraverso la pubblicazione di una vera e propria guida: si tratta essenzialmente di una rivisitazione dell’elaborato pubblicato nel giugno del 2010 e redatto dall’associazione il Carcere Possibile Onlus che ha curato anche tale ultima edizione, fornendo a tutti coloro che si trovano ristretti e ad i familiari uno strumento per orientarsi all’interno del carcere.

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L’osservatorio “carcere e magistrato di sorveglianza” si impegna a garantire che la guida venga divulgata, anche grazie all’aiuto dell’Associazione Carcere Città e della Cooperativa Giorni Nuovi, all’interno della casa circondariale di Modena e della casa di lavoro di Castelfranco Emilia.

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A tal fine, le copie disponibili verranno depositate nei prossimi giorni presso entrambi gli istituti, di modo che i detenuti le possano consultare negli ambienti a ciò destinati.

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Lunedì 11 dicembre p.v. alle ore 15 presso la sede della Camera Penale in Largo Aldo Moro 1 a Modena, i Penalisti saranno a disposizione della stampa unitamente ai rappresentanti dell’Associazione Carcere Città e della Cooperativa Giorni Nuovi.

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Modena, 9 dicembre 2017

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(L’Osservatorio Carcere e Magistrato di Sorveglianza della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux)

L’Unione Camere Penali Italiane, con il suo Osservatorio Carcere, e la Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux, denunciano la parziale e minima applicazione del braccialetto elettronico per il controllo a distanza dei detenuti agli arresti domiciliari.

Il giorno 30 novembre 2017 saranno distribuiti davanti al palazzo di Giustizia, alla Procura della Repubblica ed all’Ufficio di Sorveglianza di Modena i braccialetti con la scritta “+ BRACCIALETTI – CARCERE”, da portare al polso per chi riterrà di sostenere l’iniziativa.

La richiesta di braccialetti elettronici per i soggetti sottoposti al regime cautelare degli arresti domiciliari e che versano in stato di detenzione domiciliare ha ormai superato, da tempo, la disponibilità dei dispositivi.
Per tale ragione alcuni detenuti e ristretti restano in carcere pur potendo usufruire di tale modalità esecutiva disposta dalla Magistratura.
Nonostante sia stato aggiudicato il bando di gara per la produzione dei braccialetti elettronici non vi sono notizie precise in ordine alla quantità, qualità e ai tempi di utilizzabilità.
La manifestazione ha il fine di denunciare su tutto il territorio la scarsa disponibilità dei braccialetti e la conseguente disapplicazione dell’art. 275 bis cpp e dell’art. 58 quinquies dell’Ordinamento Penitenziario nonché di chiedere conto al Governo di tale ritardo.
In particolare, nel circondario di Modena, si sta rivivendo una grave situazione di sovraffollamento: al 31.10.2017 presso la Casa Circondariale a fronte di una capienza regolamentare di 369 posti erano presenti 489 detenuti.
La maggiore disponibilità di braccialetti elettronici certamente contribuirebbe al mutamento di tale situazione che ad oggi già risulta gravosa anche a causa dell’assenza di uno dei due magistrati che compongono l’organico dell’Ufficio di Sorveglianza.
Tale carenza indubbiamente comporta ritardi ormai non più accettabili nell’evasione delle richieste, fra le quali quelle inerenti l’applicazione di misure alternative alla detenzione, che provengono dai detenuti e dagli internati presenti nel nostro distretto.

Modena, lì 28 novembre 2017
(L’Osservatorio Carcere e Magistrato di Sorveglianza della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux)