Il rispetto delle regole e la difesa dei diritti anche nei procedimenti per i reati di violenza

Comincia oggi, e si protrarrà fino al 29 settembre, l’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale, proclamata dalla Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane con delibera del 31 luglio 2026.

L’iniziativa nazionale nasce da una vicenda di eccezionale gravità: la sistematica captazione, protrattasi per circa sei mesi presso la Casa circondariale di Perugia “Capanne”, dei colloqui tra detenuti e almeno quindici difensori diversi da quello indicato nel provvedimento autorizzativo. A distanza di oltre due mesi dalla denuncia e dagli impegni assunti dal Ministro della Giustizia, nessuna ricostruzione ufficiale dei fatti è stata resa pubblica, mentre il Procuratore generale di Perugia ha opposto un rifiuto di trasparenza.

A ciò si aggiungono l’arresto delle riforme di garanzia in materia di sequestro dei dispositivi digitali, i tentativi di ampliare ulteriormente l’utilizzo delle intercettazioni anche per fatti estranei al procedimento originario, l’estensione del fermo preventivo di polizia — già di dubbia compatibilità con l’art. 13 della Costituzione — e la proposta di inversione della presunzione di imputabilità dei minori. Su tutto questo pesa la drammatica condizione delle carceri italiane, con un tasso di sovraffollamento reale del 139,5% e trentatré suicidi già registrati nel 2026. La Camera Penale di Modena “Carl’Alberto Perroux” aderisce convintamente all’astensione proclamata dall’Unione, condividendone pienamente le ragioni: quando le garanzie difensive vengono percepite come un ostacolo all’azione repressiva anziché come presidio costituzionale di ogni cittadino, l’intero sistema della giustizia penale ne risulta snaturato. È in questo quadro che si inserisce anche una riflessione sull’iniziativa recentementeannunciata dalla Procura della Repubblica di Modena, il progetto “Semi di Giustizia”, che vedrà dodici giovani volontari del Servizio Civile affiancare l’Ufficio nella gestione dei fascicoli relativi ai reati di “Codice Rosso”.

Pur non mettendo in discussione la legittimità dell’obiettivo — l’ascolto e la tutela di chi si dichiara vittima di reato — questo Consiglio Direttivo non può non rilevare come, ancora una volta, il rafforzamento organizzativo riguardi il solo versante dell’accusa e dell’assistenza alla persona offesa, in procedimenti già caratterizzati da tempi compressi e da misure cautelari che intervengono spesso sulla sola base della denuncia. Nessun analogo investimento è previsto per garantire, con la medesima tempestività, l’informazione sui diritti della persona indagata, presunta innocente fino a sentenza definitiva. La tutela delle vittime di violenza è un dovere che nessuno mette in discussione.

Ma la stessa vicenda di Perugia dimostra quanto sia pericoloso, per la tenuta dello Stato di diritto, ogni squilibrio tra le parti del processo: se a Perugia è stata la riservatezza del rapporto difensivo a essere sacrificata, a Modena il rischio è che iniziative organizzative pensate per un solo polo del procedimento finiscano, nei fatti, per indebolire ulteriormente il contraddittorio. Per questi motivi il 29/9/2026 abbiamo indetto una manifestazione pubblica del 29 settembre 2026, ore 15:00. L’iniziativa consisterà in un corteo/presidio pubblico, di carattere pacifico e senza finalità di lucro, con partenza da Strada Sant’Anna n. 130, in corrispondenza della fermata/capolinea SETA dell’autobus di linea n. 11, e prosecuzione lungo Strada Sant’Anna fino al piazzale antistante la Casa Circondariale di Modena, Strada Sant’Anna n. 370, ove si terrà il presidio pubblico. Con questa marcia i partecipanti chiedono con urgenza alla politica:

• Misure deflattive efficaci che incidano sul sovraffollamento ;
• Piano concreto straordinario per l’accesso rapido alle misure alternative e il sostegno ai percorsi di reinserimento sociale della popolazione detenuta;
• Assunzione tempestiva del personale civile necessario;
• Invertire la rotta che oggi ci porta sempre più “dallo stato sociale allo stato penale”, attraverso la creazione di sempre nuovi reati, in particolare per i reati correlati alla povertà, al dissenso sociale, alle condotte dei minori, delle persone che usano droghe e dell’immigrazione.

L’astensione di questi giorni è lo strumento per richiamare l’attenzione su tutto questo.

La battaglia non riguarda gli avvocati, ma il tipo di giustizia penale che vogliamo per il nostro Paese e, in fondo, il rispetto della nostra Costituzione — anche, e soprattutto, nei procedimenti che toccano le vicende più dolorose e delicate, come quelle di violenza.