Dopo il carcere non si può essere soli: la pena non finisce sulla porta dell’istituto

La Camera Penale di Modena “Carl’Alberto Perroux” esprime profondo cordoglio per la morte di un uomo, ex detenuto, trovato senza vita nel parco Novi Sad, dove da alcuni giorni trovava riparo. Era uscito dal carcere da circa due mesi.

Abbiamo atteso qualche giorno per commentare la notizia, che, sin da subito, ci ha lasciato sgomenti, tanto quanto le notizie delle decine di morti che da anni avvengono dentro le mure degli Istituti.

Non intendiamo entrare nelle vicende personali, né attribuire responsabilità a singoli. Ma la sua morte, solitaria e invisibile, impone una riflessione che riguarda l’intera comunità.

L’articolo 27 della Costituzione stabilisce che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato. Non si tratta di una formula astratta: significa che l’esecuzione penale ha senso solo se prepara il ritorno nella società e lo accompagna.

Anche l’ordinamento penitenziario, all’articolo 46, prevede l’assistenza postpenitenziaria a favore di chi lascia il carcere. Quando una persona esce senza una casa, senza una rete e senza un percorso di cura, quell’obiettivo non viene raggiunto: la persona viene semplicemente restituita alla strada.

Chi lavora ogni giorno nel carcere lo sa bene.

Esistono a Modena esperienze preziose di lavoro, formazione, teatro e volontariato, che restituiscono dignità e relazioni alle persone detenute. Ma questi percorsi non possono interrompersi il giorno dell’uscita. La continuità è la condizione perché ciò che si costruisce dentro regga fuori.

Il carcere non può essere un mondo a parte, separato e dimenticato: è una parte del mondo, e come tale deve restare in comunicazione con la città, i suoi servizi sociali, sanitari, abitativi e del lavoro. Chi esce deve trovare ad attenderlo un percorso già pensato, non soltanto una porta che si apre. Chi è fragile, malato o molto riservato non sempre chiede aiuto: spetta alle istituzioni e alla comunità non aspettare che lo faccia.

Per questo la Camera Penale di Modena chiede:

  • che la dimissione dal carcere, oltre ad essere, come è già, programmata con congruo anticipo, in raccordo tra istituto, servizi sociali territoriali, Comune e Azienda sanitaria, desti maggiore attenzione e cura a chi non ha un alloggio o ha problemi di salute;
  • che siano garantite soluzioni abitative e di accoglienza per chi esce dal carcere, e la continuità delle cure già in corso;
  • che si rafforzino e si rendano stabili i percorsi di lavoro, formazione e attività culturali avviati durante la detenzione, anche dopo l’uscita;
  • che istituzioni, terzo settore, avvocatura e cittadinanza lavorino insieme perché nessuno lasci il carcere senza sapere dove andare.

L’avvocatura penale, che conosce da vicino la realtà dell’esecuzione della pena, è pronta a fare la propria parte in questo lavoro comune.

Modena, 19 ottobre 2026

Il Consiglio Direttivo della
Camera Penale di Modena “Carl’Alberto Perroux”

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