I PENALISTI MODENESI: GRAVE ASSENZA DELLA POLITICA. FATTI DA ACCERTARE CON IL MASSIMO RIGORE.

Terminata la fase acuta della crisi scaturita dalla rivolta di alcuni detenuti, è necessaria una profonda riflessione sulle ragioni dell’accaduto, sulla totale assenza della politica e sul necessario approfondimento che l’Autorità Giudiziaria dovrà compiere con la massima trasparenza sotto il profilo della comunicazione pubblica.

Da tempo, anche la nostra Camera Penale aveva denunciato le insostenibili condizioni della casa Circondariale di Modena, abitata da un numero spaventoso di detenuti, di molto superiore alla capienza regolamentare ed al numero degli agenti di custodia necessari a garantire condizioni di sicurezza dell’istituto.

È ampiamente noto come l’inizio della nuova Legislatura avesse di fatto riposto nel cassetto una ambiziosa riforma dell’ordinamento penitenziario che avrebbe inciso non solo sul fronte dei “numeri” del carcere in Italia, ma anche rispetto all’adozione di politiche punitive dotate di ben maggiore efficacia in termini rieducativi e di risocializzazione favorendo la concessione di misure alternative alla pena.
Anche le “recenti” riforme in punto di applicazione di misure cautelari personali, hanno segnato il passo senza riuscire ad invertire il trend dell’uso indiscriminato della custodia cautelare in carcere in pendenza di giudizio.

Neppure la politica ha avuto il coraggio di mettere mano al portafoglio per perseguire politiche coerenti con queste scelte di massimo (e ingiustificato) rigore: nessuno ha voluto seriamente investire nella edilizia giudiziaria cosicché il facile slogan “costruiremo nuove carceri” è rimasto lettera morta buona giusto per sfamare le bocche del populismo giudiziario.

Tutte decisioni di carattere generale, scaturenti dalla incapacità del Parlamento e del Governo di guardare alle politiche criminali senza indulgere a facili populismi, certo, ma anche decisioni che hanno mostrato in questi giorni la loro fragilità rispetto alla generazione di condizioni di invivibilità che sono esplose alla prima seria difficoltà.

Già nei primi giorni di diffusione del Coronavirus, gli avvocati avevano denunciato il rischio di una situazione non gestita, avvertendo come le carceri fossero vere e proprie polveriere e come l’unica soluzione per evitare il peggio fosse quella, quantomeno, di applicare misure cautelari fuori da quelle mura e misure alternative alla detenzione per chi avesse dato buona prova durante l’espiazione della pena.

La paura che si è diffusa negli istituti di pena ha generato violente ed ingiustificabili rivolte da parte di una minoranza di detenuti, che hanno messo a repentaglio la sicurezza dei loro compagni. Queste forme di violenza devono essere condannate sul piano morale e perseguite in termini di legge.

Le uniche informazioni che abbiamo ottenuto su quei fatti sono quelle fornite dalla Polizia Penitenziaria, giacché l’Autorità Giudiziaria (requirente e di Sorveglianza) non ha inteso divulgare notizie di dettaglio sullo svolgersi degli accertamenti.

I morti nelle rivolte del carcere di Modena sono saliti a 9, un numero enorme che lascia sgomenti, ancor di più per il fatto che risulta difficile comprendere come molti di loro siano deceduti nel corso della traduzione o presso l’istituto di destinazione.

Risulta difficile comprendere come sia stato possibile che i detenuti siano riusciti a impossessarsi di un carcere: le risorse in campo erano sufficienti a garantirne il controllo? La struttura era idonea ad impedire ad un gruppo di detenuti di mettere a rischio la sicurezza dei loro compagni e degli agenti di custodia? È ammissibile che la polizia penitenziaria si trovi in condizioni sostanzialmente ingestibili?

Queste circostanze meritano un rigoroso approfondimento, apparendo evidente a tutti come lo Stato debba tutelare l’incolumità dei ristretti – i quali, peraltro, neppure avevano partecipato in massa alla rivolta -.

Sorprende il silenzio imbarazzante serbato dal Ministro della Giustizia per molte ore (in realtà per giorni) sulle rivolte in corso, così come stupisce che nessun parlamentare eletto nel modenese – neppure se componente della Commissione Giustizia… – abbia sentito il dovere di compiere alcuna visita ispettiva per comprendere la esatta dinamica dei fatti e le conseguenze di quanto avvenuto. Una grave mancanza, che denuncia ancora una volta come le politiche punitive siano abbandonate a loro stesse, senza alcun reale governo del fenomeno.

La Camera Penale di Modena – come tutti i penalisti italiani – vigilerà con la massima attenzione sullo sviluppo delle indagini, per comprendere l’esatta dinamica dei fatti e le ragioni dei decessi con l’auspicio che questi fatti siano seriamente valutati per ripensare il sistema punitivo.

Il Consiglio Direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

Consiglio Direttivo e Osservatorio Carcere e Magistrato di Sorveglianza hanno appena incontrato i Magistrati di Sorveglianza e il Comandante della Polizia Penitenziaria.

Allo stato i detenuti deceduti in conseguenza degli accadimenti risultano essere 6. Le visite mediche espletate nell’immediatezza escludono ferite da arma da taglio. Non si possono escludere episodi di colluttazione tra detenuti. Sono stati sottratti alle strutture infermieristiche ingenti quantitativi di farmaci stupefacenti e psicotropi che potrebbero avere causato i decessi.

Allo stato non risultano feriti gravi tra gli agenti della Polizia Penitenziaria e tutte le persone che, in conseguenza degli accadimenti, necessitavano di cure sono state prontamente trasferite all’esterno onde assicurare le stesse. E’ stato ristabilito il controllo delle aree strategiche dell’istituto penitenziario. L’attuale situazione di sostanziale inservibilità di tutti i servizi essenziali propri della struttura imporrà l’immediato trasferimento presso altri istituti di tutti i detenuti già nelle prossime ore.
I trasferimenti, una volta completati, saranno comunicati dal locale Consiglio dell’ordine degli Avvocati direttamente ai difensori di tutti gli interessati, che alla luce dell’intervenuta dispersione della documentazione matricolare, sono fin d’ora invitati a confermare/formalizzare la nomina del proprio difensore all’atto dell’ingresso presso le nuove strutture penitenziarie.

L’impossibilità di ricostruire documentalmente i rapporti familiari per l’essere stato incendiato l’ufficio matricola e con esso la documentazione ivi contenuta, farà sì che tutte le notizie saranno date direttamente ai difensori dei diretti interessati.

La Polizia Penitenziaria rappresenta la ferma volontà di ricondurre a totale normalità la situazione tramite assoluta ragionevolezza e senza uso della forza.

 

2-6 dicembre: nuova astensione dei Penalisti contro la riforma della prescrizione dei reati voluta dal Ministro Bonafede.
Anche i penalisti modenesi aderiscono all’astensione dalle udienze e ad ogni altra attività in materia penale proclamata dall’Unione delle Camere Penali Italiane contro la prossima entrata in vigore della “riforma” della prescrizione dei reati approvata dal precedente Governo e confermata da quello attuale. Folta delegazione modenese parteciperà alla maratona oratoria che si terrà a Roma.

La Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux, aderisce all’astensione dalle udienze e ad ogni altra attività in materia penale proclamata dall’Unione delle Camere Penali nei giorni 2-6 dicembre per denunciare la grave lesione del principio di ragionevole durata del processo penale sancito in Costituzione in seguito alla prossima entrata in vigore della riforma della prescrizione fortemente voluta dal Ministro della Giustizia Bonafede.
Questa modifica normativa sancirà la sospensione del decorso dei termini di prescrizione dei reati con la pronuncia della sentenza di primo grado sino al “giudicato definitivo”, senza peraltro operare alcuna distinzione tra sentenza di condanna o di assoluzione.
Simile riforma determinerà, nei fatti, la celebrazione di procedimenti penali potenzialmente infiniti con grave danno sia per gli imputati, presunti innocenti sino alla pronuncia di una condanna in via definitiva, sia delle vittime dei reati che vedrebbero frustrate le proprie aspettative di giustizia a causa di tempi processuali oltremodo irragionevoli.
I processi penali, dunque, potrebbero costringere cittadini innocenti a rimanere imputati per tempi indefiniti e potenzialmente in eterno determinando, di contro, l’inflizione delle più gravi sanzioni previste dal nostro ordinamento ad enorme distanza di tempo dalla commissione del reato, con buona pace di qualsiasi utilità della pena sia delle esigenze di “difesa sociale” tanto sbandierate negli ultimi anni.
Ancora una volta lo Stato – che da pochissimo tempo aveva “allungato” i termini di prescrizione con provvedimenti duramente criticati dalla avvocatura e dalla gran parte dei massimi scienziati del diritto penale italiano – scaricherebbe le conseguenze delle proprie inefficienze sui cittadini, così frustrando i più elementari diritti scolpiti nell’art. 111 della nostra Costituzione con cui si è stabilito che il processo, per essere giusto, debba essere definito in tempi ragionevoli.
I dati ministeriali e recentissimi dati forniti da EURISPES mostrano inoltre come la riforma prossima alla entrata in vigore non potrà determinare risultati significativi, perché la maggior parte delle declaratorie di prescrizioni riguarda la fase delle indagini preliminari, che non è toccata dalle riforme: la maggior parte dei reati continuerà, dunque, a prescriversi ben prima dell’inizio del processo.

Una folta delegazione di avvocati modenesi parteciperà alla “Maratona oratoria nazionale per la verità sulla prescrizione” che i penalisti italiani hanno organizzato a Roma davanti alla Corte di Cassazione.
Gli avvocati, per una intera settimana, si alterneranno sul palco per informare senza sosta la pubblica opinione circa i reali contenuti di una riforma sciagurata che renderà il processo penale senza fine e colpirà in modo irrimediabile diritti fondamentali di tutti.

Modena, lì 2 dicembre 2019
(Il consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux)

Giornate di astensione dei Penalisti contro la riforma della prescrizione dei reati voluta dal Ministro Bonafede.

Anche i penalisti modenesi aderiscono all’astensione dalle udienze e ad ogni altra attività in materia penale proclamata dall’Unione delle Camere Penali Italiane contro la prossima entrata in vigore della “riforma” della prescrizione dei reati approvata dal precedente Governo e confermata da quello attuale. Gli avvocati esprimono estrema preoccupazione per la violazione di principi costituzionali in materia di giusto processo.

La Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux, aderisce all’astensione dalle udienze e ad ogni altra attività in materia penale proclamata dall’Unione delle Camere Penali nei giorni 21-24 ottobre per denunciare la grave lesione del principio di ragionevole durata del processo penale sancito in Costituzione in seguito alla prossima entrata in vigore della riforma della prescrizione fortemente voluta dal Ministro della Giustizia Bonafede.
Questa modifica normativasancirà la sospensione del decorso dei termini di prescrizione dei reati con la pronuncia della sentenza di primo grado sino al “giudicato definitivo”, senza peraltro operare alcuna distinzione tra sentenza di condanna o di assoluzione.
Simile riforma determinerà, nei fatti, la celebrazione di procedimenti penali potenzialmente infiniti con grave danno sia per gli imputati, presunti innocenti sino alla pronuncia di una condanna in via definitiva, sia delle vittime dei reati che vedrebbero frustrate le proprie aspettative di giustizia a causa di tempi processuali oltremodo irragionevoli.
I processi penali, dunque, potrebbero costringere cittadini innocenti a rimanere imputati per tempi indefiniti e potenzialmente in eterno determinando, di contro, l’inflizione delle più gravi sanzioni previste dal nostro ordinamento ad enorme distanza di tempo dalla commissione del reato, con buona pace di qualsiasi utilità della pena sia delle esigenze di “difesa sociale” tanto sbandierate negli ultimi anni.
Ancora una volta lo Stato – che da pochissimo tempo aveva “allungato” i termini di prescrizione con provvedimenti duramente criticati dalla avvocatura e dalla gran parte dei massimi scienziati del diritto penale italiano – scaricherebbe le conseguenze delle proprie inefficienze sui cittadini, così frustrando i più elementari diritti scolpiti nell’art. 111 della nostra Costituzione con cui si è stabilito che il processo, per essere giusto, debba essere definito in tempi ragionevoli.
I dati ministeriali e recentissimi dati forniti da EURISPES mostrano inoltre come la riforma prossima alla entrata in vigore non potrà determinare risultati significativi, perché la maggior parte delle declaratorie di prescrizioni riguarda la fase delle indagini preliminari, che non è toccata dalle riforme: la maggior parte dei reati continuerà, dunque, a prescriversi ben prima dell’inizio del processo.
Simile modifica appare dunque la evidente manifestazione di una cultura intrisa di populismo giudiziario, lontana dai principi liberali propri dei paesi democratici, che vede nell’imputato un colpevole da punire a prescindere dalla celebrazione di un equo processo.

Modena, lì 23 ottobre 2019
(Il consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux)

COMUNICATO STAMPA

I PENALISTI MODENESI SULLE DIMISSIONI DI MONSIGNOR FRANCESCO CAVINA E SUGLI EFFETTI DISTORSIVI DELLA PUBBLICAZIONE DI ATTI DI INDAGINE COPERTI DA SEGRETO INVESTIGATIVO.

Abbiamo letto con rammarico delle dimissioni annunciate dal Vescovo di Carpi Monsignor Francesco Cavina e – pur non volendo, ovviamente, entrare nel merito di decisioni sue personali e proprie delle istituzioni ecclesiali – riteniamo opportuno osservare come ancora una volta la pubblicazione di atti giudiziari coperti, in teoria, dal segreto investigativo abbia dispiegato effetti distorsivi e fortemente lesivi della dignità delle persone.
Monsignor Cavina, con un atto di coraggio, ha annunciato le proprie dimissioni evidenziando di essere stato oggetto di indebite violazioni istruttorie, lamentando come una “intera indagine si è contraddistinta per una diffusione mediatica, in tempo reale, di parte dell’attività degli inquirenti, anche quando si versava in pieno segreto istruttorio. Si è arrivati a pubblicare anche il contenuto di telefonate legate al mio ministero sacerdotale ed episcopale.
Il riferimento è al profluvio di pubblicazioni di stralci di atti polizia giudiziaria e di conversazioni, nella maggior parte dei casi attinenti fatti irrilevanti a fini investigativi, apparse su organi di informazione locale e nazionale e riguardanti una indagine in corso su fatti avvenuti nel Comune di Carpi.
Monsignor Cavina, la cui posizione a quanto consta era stata prontamente archiviata dalla Autorità Giudiziaria per insussistenza del fatto, aveva dovuto essere sottoposto a quella che lui stesso definisce una vera e propria “gogna mediatica” anche dopo la archiviazione.
Sono dunque sotto gli occhi di tutti i gravi effetti della violazione del segreto istruttorio essendo stati oggetto di pubblicazione sui mezzi di informazione, atti relativi a fatti del tutto irrilevanti a fini istruttori con una evidente lesione dei diritti del Vescovo e, anche, dei fedeli che confidavano nel segreto delle conversazioni con il proprio riferimento religioso.
Ciò che davvero stupisce è che, ancora una volta, vi siano state violazioni del segreto istruttorio e che, ancora una volta, queste fughe di notizie abbiano coinvolto persone estranee alle indagini e che, comunque, abbiano riguardato atti investigativi che per loro natura avrebbero dovuto rimanere segreti anche e soprattutto a garanzia della presunzione di innocenza dovuta a tutti i soggetti coinvolti in tale fase procedimentale.
Da molto tempo gli avvocati penalisti denunciano la gravità di simili propalazioni, che incidono fortemente sulla vita dei diretti interessati, distorcendone l’immagine e determinando convinzioni che spesso si rivelano errate nella opinione pubblica.
Ancor peggio, si corre quotidianamente il rischio che le indagini possano essere adoperate per colpire persone in vista e che la stampa possa, anche inconsapevolmente, diventare il veicolo di simili aggressioni.

Il rischio è che le dimissioni di Monsignor Francesco Cavina rappresentino il frutto avvelenato della scarsa vigilanza sul mantenimento del segreto sugli atti di indagine e, proprio in tale ottica, ci auguriamo che l’autorità giudiziaria possa individuare i responsabili di tali gravi violazioni.

L’Osservatorio sulla informazione giudiziaria
della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

Di seguito, copia della delibera mediante la quale il consiglio direttivo ha
deliberato in data odierna lo stato d’agitazione degli avvocati
penalisti del circondario del tribunale di Modena in relazione alle
inaccettabili condizioni proprie della cancelleria del locale tribunale.

L’anzidetta delibera è stata testé notificata a tutti gli organi
indicati in calce alla stessa.


In occasione della ricorrenza della IV giornata dei braccialetti elettronici, indetta dalla Camera penale di Firenze, la Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux intende denunciare la parziale e minima applicazione del braccialetto elettronico per il controllo a distanza dei detenuti agli arresti domiciliari e in detenzione domiciliare.
La richiesta di braccialetti elettronici per i soggetti sottoposti al regime cautelare degli arresti domiciliari e che versano in stato di detenzione domiciliare ha ormai superato, da tempo, la disponibilità dei dispositivi.
Nonostante sia già stato aggiudicato il bando di gara per la fornitura, l’installazione e l’attivazione mensile, di 1.000 braccialetti – per un arco temporale di ventisette mesi -ciò già a partire, per quanto detto dall’azienda aggiudicataria, da Maggio 2018 -non si hanno ancora notizie in merito ai
tempi di messa a disposizione di tali dispositivi.
A seguito della carenza di braccialetti elettronici detenuti e ristretti restano in carcere in attesa che possa darsi concreta applicazione ai provvedimenti giurisdizionali.
La Camera Penale stigmatizza tale situazione che comporta, di fatto, la disapplicazione dell’art. 275 bis cpp e dell’art. 58 quinquies dell’Ordinamento Penitenziario e chiede conto al Governo di tale ritardo.

In particolare, nel circondario di Modena, continua a registrarsi una grave situazione di sovraffollamento carcerario, situazione rimasta invariata rispetto all’anno precedente: al 31.10.2018 presso la Casa Circondariale, a fronte di una capienza regolamentare di 369 posti, erano presenti 489 detenuti.

Si rappresenta, inoltre, che l’utilizzo dei braccialetti elettronici, oltre a risolvere i cronici problemi di sovraffollamento carcerario, consentirebbe un miglior impiego delle forze dell’ordine che, non essendo oberate dal controllo diretto delle persone sottoposte a misura cautelare o ammesse a misure alternative, potrebbero svolgere maggior attività di prevenzione, così garantendo ulteriormente la tutela della collettività.

Da ultimo si vuole ricordare, che tali dispositivi, se messi a disposizione, potrebbero essere utilizzati in caso di applicazione della misura cautelare dell’allontanamento dal nucleo familiare, assicurando, in tal caso, un’ulteriore tutela nei confronti delle vittime di reati quali, solo per citarne alcuni, quelli contro l’assistenza familiare e contro la libertà individuale, contenendo, altresì, ilpericolo di gravi episodi di violenza che purtroppo, come i fatti di cronaca ci ricordano, a volte sfociano in vere tragedie familiari.

Proprio in ragione di una più ampia tutela dei legami familiari e di un’umanizzazione della pena, la Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux , prendendo spunto dalla Carta dei figli dei genitori detenuti che riconosce formalmente il diritto di questi minorenni alla continuità del proprio legame
affettivo con il genitore detenuto e, al contempo, ribadisce il diritto alla genitorialità, si è posta l’impegno, attraverso una raccolta fondi, di poter solidificare il legame che di fatto esiste tra il carcere e la comunità esterna.

Domani 30 novembre 2018 presso la Mensa Ghirlandina la Camera Penale di Modena terrà una cena di raccolta fondi per il progetto “PETER PAN – ESSERE GENITORI IN CARCERE” , fondi che serviranno per ammodernare lo spazio di accoglienza dei figli all’interno della locale casa
circondariale.

I penalisti modenesi hanno organizzato un importante dibattito con il mondo politico sulla recente riforma, sostenuta dal Ministro Bonafede, di modifica delle norme in materia di prescrizione dei reati.

La Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux ha organizzato per sabato mattina un importante momento di confronto con il mondo politico sul tema della prescrizione dei reati, oggetto di una recente proposta di modifica avanzata dal M5S e sostenuta dal Ministro della Giustizia Bonafede.
Tale proposta, che tende ad introdurre un meccanismo di sospensione perenne dei termini di prescrizione dei reati in seguito alla pronuncia della sentenza di primo grado, ha già determinato l’Unione delle Camere Penali a proclamare lo stato di agitazione per denunciare la gravità di tale emendamento.

I penalisti modenesi hanno pertanto fortemente voluto organizzare un incontro con la politica per dibattere sul tema e per comprendere l’orientamento dei gruppi parlamentari in merito a tale proposta.

La tavola rotonda “Prescrizione e durata del processo penale: l’eterno dibattito tra garanzie ed inefficienze”, si svolgerà sabato 10 novembre a partire dalle ore 10 presso la sala conferenze del Quartiere Centro Storico in Piazzale Redecocca.

Hanno già confermato la propria partecipazione il Senatore Enrico Aimi (Forza Italia), l’Onorevole Ciro Maschio (Fratelli d’Italia – Componente Commissione Giustizia), l’Onorevole Walter Verini (Partito Democratico – Componente Commissione Giustizia)
e Dott. Andrea Bosi (Liberi e Uguali – Assessore Comune di Modena).

L’invito è stato ovviamente rivolto anche a parlamentari della Lega e del Movimento Cinque Stelle.

L’incontro è aperto al pubblico e alla stampa e i cittadini interessati ad approfondire il tema, di grande attualità, sono invitati a partecipare.

(Il consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux)

Anche i penalisti modenesi aderiscono allo stato di agitazione proclamato dall’Unione delle Camere Penali Italiane in seguito alla presentazione da parte di esponenti del M5S di un emendamento alla Camera dei Deputati in materia di prescrizione dei reati, la cui approvazione porterebbe alla celebrazione di processi penali eterni.
Gli avvocati esprimono estrema preoccupazione per la violazione di principi costituzionali in materia di giusto processo.

La Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux, aderisce allo stato di agitazione proclamato dall’Unione delle Camere Penali per denunciare la gravità dell’emendamento presentato alla Camera dei Deputati da esponenti del M5S in materia di prescrizione dei reati, rilevando la gravità della riforma che con esso si vorrebbe introdurre nel nostro codice penale.

Tale proposta – pubblicamente sostenuta dal Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede – sancirebbe la sospensione del decorso dei termini di prescrizione dei reati con la pronuncia della sentenza di primo grado sino al “giudicato definitivo”, senza peraltro operare alcuna distinzione tra sentenza di condanna o di assoluzione.

Simile riforma determinerebbe, nei fatti, la celebrazione di procedimenti penali potenzialmente infiniti con grave danno sia per gli imputati, presunti innocenti sino alla pronuncia di una condanna in via definitiva, sia delle vittime dei reati che vedrebbero frustrate le proprie aspettative di giustizia a causa di tempi processuali oltremodo irragionevoli.
I processi penali, dunque, potrebbero costringere cittadini innocenti a rimanere imputati per tempi indefiniti e potenzialmente in eterno determinando, di contro, l’inflizione delle più gravi sanzioni previste dal nostro ordinamento ad enorme distanza di tempo dalla commissione del reato, con buona pace di qualsiasi utilità della pena sia in termini rieducativi sia pure nei termini di quella “difesa sociale” tanto sbandierata dall’attuale maggioranza di governo.

Ancora una volta lo Stato – che da poco più di un anno aveva “allungato” i termini di prescrizione con provvedimenti duramente criticati dalla avvocatura e dalla gran parte dei massimi scienziati del diritto penale italiano – scaricherebbe le conseguenze delle proprie inefficienze sui cittadini, così frustrando i più elementari diritti scolpiti nell’art. 111 della nostra Costituzione con cui si è stabilito che il processo, per essere giusto, debba essere definito in tempi ragionevoli.

Simile proposta appare, purtroppo, la evidente manifestazione di una cultura intrisa di populismo giudiziario, lontana dai principi liberali propri dei paesi democratici, che vede nell’imputato un colpevole da punire a prescindere dalla celebrazione di un equo processo, senza tener conto del fatto che il numero più elevato di prescrizioni dei reati si registra nella fase delle indagini preliminari e che, pertanto, la proposta di modifica del sistema attuale non comporterebbe alcun significativo risultato in termini di “efficienza”

Modena, lì 2 novembre 2018
(Il consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux)

I penalisti modenesi sulle gravissime dichiarazioni di Massimo Mezzetti: si ponga un freno al giustizialismo dilagante e alle aggressioni agli avvocati, la politica non deve fare pressioni sulla Giustizia.

I penalisti modenesi stigmatizzano con forza le prese di posizione di Massimo Mezzetti, assessore regionale alle politiche per la legalità, che nella giornata del 12 giugno ha voluto commentare recenti accadimenti nel processo Aemilia, celebrato a Reggio Emilia.
Mezzetti, nel commentare la possibile declaratoria di nullità di buona parte degli atti di istruttoria dibattimentale – in seguito ad una recente decisione della Suprema Corte di Cassazione, che aveva accolto un ricorso della difesa per una grave violazione delle più importanti regole del processo penale – aveva dichiarato di non capire dove sia “il confine, dove finisce il diritto alla difesa e il diritto di sciopero e dove inizia l’uso strumentale di questi per stravolgere l’esito di un processo importante e quindi, la dico provocatoriamente, dove finisce il diritto alla difesa e dove inizia la complicità”.
Simile posizione appare evidente frutto di una visione alterata dei più importanti diritti di libertà dei difensori: non può infatti ritenersi che la perniciosa equiparazione dell’avvocato al proprio assistito o la ipotizzata “complicità” dell’avvocato con l’imputato sia una semplice provocazione.
Prova ne è che, oltre a provare ad ingerirsi in ordine a legittime scelte processuali dei difensori (peraltro, riconosciute tali dalla Corte di Cassazione), ancora Mezzetti rilanciava auspicando che la Corte Costituzionale “tenga ben conto che questo e’ il piu’ importante processo di mafia al nord e che non possiamo vanificare un anno di lavoro fatto“, così mostrando di non aver presente che non esistono processi più o meno importanti per il principio di eguaglianza.

Ancor più grave è che un così importante esponente della politica e delle istituzioni regionali faccia simili pressioni sulla Corte.
Dopo le recenti affermazioni contro gli “avvocati d’ufficio” rese dal Ministro dell’Interno Salvini, viene il dubbio che l’Italia stia scivolando in un piano inclinato che rischia di portare in un baratro dei diritti e delle garanzie.
La politica deve rimanere nel proprio ambito, rispettando il principio di separazione dei poteri ed evitando di tentare di intimorire gli avvocati che, per loro natura, sono liberi e senza padroni né elettori a cui rispondere.

Il Consiglio Direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux