In occasione della ricorrenza della IV giornata dei braccialetti elettronici, indetta dalla Camera penale di Firenze, la Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux intende denunciare la parziale e minima applicazione del braccialetto elettronico per il controllo a distanza dei detenuti agli arresti domiciliari e in detenzione domiciliare.
La richiesta di braccialetti elettronici per i soggetti sottoposti al regime cautelare degli arresti domiciliari e che versano in stato di detenzione domiciliare ha ormai superato, da tempo, la disponibilità dei dispositivi.
Nonostante sia già stato aggiudicato il bando di gara per la fornitura, l’installazione e l’attivazione mensile, di 1.000 braccialetti – per un arco temporale di ventisette mesi -ciò già a partire, per quanto detto dall’azienda aggiudicataria, da Maggio 2018 -non si hanno ancora notizie in merito ai
tempi di messa a disposizione di tali dispositivi.
A seguito della carenza di braccialetti elettronici detenuti e ristretti restano in carcere in attesa che possa darsi concreta applicazione ai provvedimenti giurisdizionali.
La Camera Penale stigmatizza tale situazione che comporta, di fatto, la disapplicazione dell’art. 275 bis cpp e dell’art. 58 quinquies dell’Ordinamento Penitenziario e chiede conto al Governo di tale ritardo.

In particolare, nel circondario di Modena, continua a registrarsi una grave situazione di sovraffollamento carcerario, situazione rimasta invariata rispetto all’anno precedente: al 31.10.2018 presso la Casa Circondariale, a fronte di una capienza regolamentare di 369 posti, erano presenti 489 detenuti.

Si rappresenta, inoltre, che l’utilizzo dei braccialetti elettronici, oltre a risolvere i cronici problemi di sovraffollamento carcerario, consentirebbe un miglior impiego delle forze dell’ordine che, non essendo oberate dal controllo diretto delle persone sottoposte a misura cautelare o ammesse a misure alternative, potrebbero svolgere maggior attività di prevenzione, così garantendo ulteriormente la tutela della collettività.

Da ultimo si vuole ricordare, che tali dispositivi, se messi a disposizione, potrebbero essere utilizzati in caso di applicazione della misura cautelare dell’allontanamento dal nucleo familiare, assicurando, in tal caso, un’ulteriore tutela nei confronti delle vittime di reati quali, solo per citarne alcuni, quelli contro l’assistenza familiare e contro la libertà individuale, contenendo, altresì, ilpericolo di gravi episodi di violenza che purtroppo, come i fatti di cronaca ci ricordano, a volte sfociano in vere tragedie familiari.

Proprio in ragione di una più ampia tutela dei legami familiari e di un’umanizzazione della pena, la Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux , prendendo spunto dalla Carta dei figli dei genitori detenuti che riconosce formalmente il diritto di questi minorenni alla continuità del proprio legame
affettivo con il genitore detenuto e, al contempo, ribadisce il diritto alla genitorialità, si è posta l’impegno, attraverso una raccolta fondi, di poter solidificare il legame che di fatto esiste tra il carcere e la comunità esterna.

Domani 30 novembre 2018 presso la Mensa Ghirlandina la Camera Penale di Modena terrà una cena di raccolta fondi per il progetto “PETER PAN – ESSERE GENITORI IN CARCERE” , fondi che serviranno per ammodernare lo spazio di accoglienza dei figli all’interno della locale casa
circondariale.

I penalisti modenesi hanno organizzato un importante dibattito con il mondo politico sulla recente riforma, sostenuta dal Ministro Bonafede, di modifica delle norme in materia di prescrizione dei reati.

La Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux ha organizzato per sabato mattina un importante momento di confronto con il mondo politico sul tema della prescrizione dei reati, oggetto di una recente proposta di modifica avanzata dal M5S e sostenuta dal Ministro della Giustizia Bonafede.
Tale proposta, che tende ad introdurre un meccanismo di sospensione perenne dei termini di prescrizione dei reati in seguito alla pronuncia della sentenza di primo grado, ha già determinato l’Unione delle Camere Penali a proclamare lo stato di agitazione per denunciare la gravità di tale emendamento.

I penalisti modenesi hanno pertanto fortemente voluto organizzare un incontro con la politica per dibattere sul tema e per comprendere l’orientamento dei gruppi parlamentari in merito a tale proposta.

La tavola rotonda “Prescrizione e durata del processo penale: l’eterno dibattito tra garanzie ed inefficienze”, si svolgerà sabato 10 novembre a partire dalle ore 10 presso la sala conferenze del Quartiere Centro Storico in Piazzale Redecocca.

Hanno già confermato la propria partecipazione il Senatore Enrico Aimi (Forza Italia), l’Onorevole Ciro Maschio (Fratelli d’Italia – Componente Commissione Giustizia), l’Onorevole Walter Verini (Partito Democratico – Componente Commissione Giustizia)
e Dott. Andrea Bosi (Liberi e Uguali – Assessore Comune di Modena).

L’invito è stato ovviamente rivolto anche a parlamentari della Lega e del Movimento Cinque Stelle.

L’incontro è aperto al pubblico e alla stampa e i cittadini interessati ad approfondire il tema, di grande attualità, sono invitati a partecipare.

(Il consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux)

Anche i penalisti modenesi aderiscono allo stato di agitazione proclamato dall’Unione delle Camere Penali Italiane in seguito alla presentazione da parte di esponenti del M5S di un emendamento alla Camera dei Deputati in materia di prescrizione dei reati, la cui approvazione porterebbe alla celebrazione di processi penali eterni.
Gli avvocati esprimono estrema preoccupazione per la violazione di principi costituzionali in materia di giusto processo.

La Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux, aderisce allo stato di agitazione proclamato dall’Unione delle Camere Penali per denunciare la gravità dell’emendamento presentato alla Camera dei Deputati da esponenti del M5S in materia di prescrizione dei reati, rilevando la gravità della riforma che con esso si vorrebbe introdurre nel nostro codice penale.

Tale proposta – pubblicamente sostenuta dal Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede – sancirebbe la sospensione del decorso dei termini di prescrizione dei reati con la pronuncia della sentenza di primo grado sino al “giudicato definitivo”, senza peraltro operare alcuna distinzione tra sentenza di condanna o di assoluzione.

Simile riforma determinerebbe, nei fatti, la celebrazione di procedimenti penali potenzialmente infiniti con grave danno sia per gli imputati, presunti innocenti sino alla pronuncia di una condanna in via definitiva, sia delle vittime dei reati che vedrebbero frustrate le proprie aspettative di giustizia a causa di tempi processuali oltremodo irragionevoli.
I processi penali, dunque, potrebbero costringere cittadini innocenti a rimanere imputati per tempi indefiniti e potenzialmente in eterno determinando, di contro, l’inflizione delle più gravi sanzioni previste dal nostro ordinamento ad enorme distanza di tempo dalla commissione del reato, con buona pace di qualsiasi utilità della pena sia in termini rieducativi sia pure nei termini di quella “difesa sociale” tanto sbandierata dall’attuale maggioranza di governo.

Ancora una volta lo Stato – che da poco più di un anno aveva “allungato” i termini di prescrizione con provvedimenti duramente criticati dalla avvocatura e dalla gran parte dei massimi scienziati del diritto penale italiano – scaricherebbe le conseguenze delle proprie inefficienze sui cittadini, così frustrando i più elementari diritti scolpiti nell’art. 111 della nostra Costituzione con cui si è stabilito che il processo, per essere giusto, debba essere definito in tempi ragionevoli.

Simile proposta appare, purtroppo, la evidente manifestazione di una cultura intrisa di populismo giudiziario, lontana dai principi liberali propri dei paesi democratici, che vede nell’imputato un colpevole da punire a prescindere dalla celebrazione di un equo processo, senza tener conto del fatto che il numero più elevato di prescrizioni dei reati si registra nella fase delle indagini preliminari e che, pertanto, la proposta di modifica del sistema attuale non comporterebbe alcun significativo risultato in termini di “efficienza”

Modena, lì 2 novembre 2018
(Il consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux)

I penalisti modenesi sulle gravissime dichiarazioni di Massimo Mezzetti: si ponga un freno al giustizialismo dilagante e alle aggressioni agli avvocati, la politica non deve fare pressioni sulla Giustizia.

I penalisti modenesi stigmatizzano con forza le prese di posizione di Massimo Mezzetti, assessore regionale alle politiche per la legalità, che nella giornata del 12 giugno ha voluto commentare recenti accadimenti nel processo Aemilia, celebrato a Reggio Emilia.
Mezzetti, nel commentare la possibile declaratoria di nullità di buona parte degli atti di istruttoria dibattimentale – in seguito ad una recente decisione della Suprema Corte di Cassazione, che aveva accolto un ricorso della difesa per una grave violazione delle più importanti regole del processo penale – aveva dichiarato di non capire dove sia “il confine, dove finisce il diritto alla difesa e il diritto di sciopero e dove inizia l’uso strumentale di questi per stravolgere l’esito di un processo importante e quindi, la dico provocatoriamente, dove finisce il diritto alla difesa e dove inizia la complicità”.
Simile posizione appare evidente frutto di una visione alterata dei più importanti diritti di libertà dei difensori: non può infatti ritenersi che la perniciosa equiparazione dell’avvocato al proprio assistito o la ipotizzata “complicità” dell’avvocato con l’imputato sia una semplice provocazione.
Prova ne è che, oltre a provare ad ingerirsi in ordine a legittime scelte processuali dei difensori (peraltro, riconosciute tali dalla Corte di Cassazione), ancora Mezzetti rilanciava auspicando che la Corte Costituzionale “tenga ben conto che questo e’ il piu’ importante processo di mafia al nord e che non possiamo vanificare un anno di lavoro fatto“, così mostrando di non aver presente che non esistono processi più o meno importanti per il principio di eguaglianza.

Ancor più grave è che un così importante esponente della politica e delle istituzioni regionali faccia simili pressioni sulla Corte.
Dopo le recenti affermazioni contro gli “avvocati d’ufficio” rese dal Ministro dell’Interno Salvini, viene il dubbio che l’Italia stia scivolando in un piano inclinato che rischia di portare in un baratro dei diritti e delle garanzie.
La politica deve rimanere nel proprio ambito, rispettando il principio di separazione dei poteri ed evitando di tentare di intimorire gli avvocati che, per loro natura, sono liberi e senza padroni né elettori a cui rispondere.

Il Consiglio Direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

Astensione dalle udienze dei Penalisti Modenesi nei giorni 22 e 23 maggio 2018 per gli eccessivi ritardi nelle procedure amministrative per il pagamento dei compensi per le attività svolte dagli avvocati a favore dei meno abbienti e degli imputati irreperibili. La decisione dopo un lungo stato di agitazione.

Il Consiglio Direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux, su mandato della Assemblea degli iscritti, ha deliberato l’astensione dalle udienze e da ogni altra attività giudiziaria nel circondario modenese per i giorni 22 e 23 maggio 2018.
La decisione dei penalisti modenesi giunge a valle di un lungo periodo di stato di agitazione, durato per circa tre mesi, per denunciare i gravi e non più tollerabili ritardi nelle procedure amministrative per il pagamento dei compensi per le attività svolte dagli avvocati a favore dei meno abbienti e degli imputati irreperibili. La situazione non ha, purtroppo, segnalato miglioramenti significativi.
Come noto, nell’ambito del procedimento penale i cittadini non abbienti hanno la possibilità di richiedere la nomina di un avvocato e la sua assistenza a spese dello Stato. Si tratta di un diritto fondamentale, attraverso il quale si garantisce una difesa qualificata anche a chi, imputato o persona offesa, non abbia i mezzi economici necessari a sostenere i costi della difesa.
In relazione a tali attività, l’avvocatura ha sottoscritto uno specifico prontuario con il Tribunale per agevolare l’iter burocratico di liquidazione dei compensi così determinando, almeno in teoria, un accorciamento dei tempi per il pagamento da parte del Tribunale. Analogo protocollo è auspicato da molto tempo anche in relazione all’attività svolta davanti al Giudice di Pace.
Nonostante l’esistenza di un percorso chiaro tuttavia, nel corso degli ultimi mesi, i Penalisti modenesi componenti l’osservatorio “patrocinio a spese dello Stato”, hanno purtroppo rilevato inammissibili disfunzioni inerenti la fase successiva al provvedimento di liquidazione delle istanze presentate in qualità di difensori d’ufficio e di parti ammesse al patrocinio a spese dello Stato.
Simili violazioni, nonostante l’impegno profuso da parte del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, si protraggono ormai da molto tempo ed incidono negativamente sull’inviolabile diritto di difesa del cittadino, nonché su quello del difensore di percepire la congrua retribuzione per le attività svolte, frustrando in tal modo il principio inviolabile di difesa anche a favore delle persone in maggiore difficoltà.
La Camera Penale auspica una rapida soluzione del problema, riservandosi altrimenti ulteriori forme di protesta.

(Il consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux)

Venerdì 18 maggio i Penalisti modenesi saranno impegnati nella tavola rotonda con la quale si concluderà il progetto nato dal protocollo di intesa tra Ministero dell’Istruzione e Unione delle Camere Penali Italiane. Iniziativa realizzata in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Provinciale di Modena e patrocinata dal Comune di Modena.

L’Osservatorio “MIUR – Progetto Camere Penali nelle scuole” della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux nel corso dell’anno scolastico 2017/2018 ha proposto ad un migliaio di studenti delle Scuole Secondarie di Secondo grado della Provincia di Modena un progetto nato dal protocollo d’intesa tra l’Unione delle Camere Penali Italiane e il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca denominato “Agevolare la conoscenza degli studenti sulla conformazione del sistema Costituzionale”.
Proprio nell’ambito di tale progetto, i penalisti modenesi hanno vestito i panni dei formatori, tenendo incontri con gli studenti di 48 classi di vari istituti modenesi per sensibilizzarli ai principi fondamentali dell’ordinamento giuridico, garantendo una informazione giuridica neutra, chiara e tale da raggiungere tutti i giovani studenti concentrandosi, in particolare, sulla promozione della conoscenza, della diffusione, della concreta realizzazione e della tutela dei valori fondamentali del diritto penale e del giusto processo.

A conclusione di tale percorso, la nostra Camera Penale ha deciso di organizzare un incontro che vedrà protagonisti proprio gli studenti e le studentesse di alcune Scuole Superiori della provincia di di Modena che saranno coinvolti circa un tema di assoluta attualità.
Si tratta di una tavola rotonda dal titolo “Bullismo e cyberbullismo: la parola ai ragazzi”, che avrà luogo venerdì 18 maggio 2018 dalle ore 9 alle ore 13 presso l’aula magna del Liceo Classico e Linguistico L.A. Muratori-San Carlo di Modena, progettata sulla scorta del Bando per l’assegnazione di tre borse di studio intitolate alla memoria dell’Avv. Marco Favini, indetto dalla Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux.
L’iniziativa metterà al centro proprio la visione che i ragazzi e le ragazze hanno di questo grave fenomeno e prenderà spunto dalle modalità con cui hanno deciso di trasporlo negli elaborati in concorso.
Parteciperanno il Dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale Dott.ssa Silvia Menabue e l’Assessore del Comune di Modena Gianpietro Cavazza, oltre a diversi esperti tra cui il già noto al mondo dei giovani, Pablo Trincia autore e conduttore della trasmissione di Rai2 “Mai più bullismo”, nonché esperte in psicologia, psicoterapia e consulenti giudiziarie quali le Dottoresse Chiara Brillanti e Brandolese Carla. Non verranno trascurati i profili giuridici della problematica del bullismo di cui si occuperanno gli Avvocati componenti dell’Osservatorio Scuola della Camera Penale di Modena Barbara Righini, Silvia Silvestri, Nicoletta Cavani e Massimo Fiorillo.

Per l’organizzazione dell’iniziativa, patrocinata dal Comune di Modena, è stato fondamentale l’apporto e la disponibilità manifestati in primis dall’Ufficio Scolastico Provinciale di Modena, nonché dei Dirigenti e dei singoli professori referenti appartenenti alle Scuole Superiori che hanno partecipato. Si tratta degli Istituti Superiori di Modena Liceo Classico e Linguistico “L.A. Muratori – San Carlo” (classi 3°A e 3° DL); Liceo Scientifico “A. Tassoni” (classe 3°D); Liceo delle Scienze Umane “C. Sigonio” (classe 3°G); Istituto Professionale Grafico – Indirizzo Fotografia “A.Venturi” (classi 1°M, 1°N, 1°Q). Nonché di alcune altre Scuole Superiori di Carpi: l’Istituto Tecnico Commerciale “A.Meucci “(classe 4°A), il Professionale S.C.T “C Cattaneo-ITCS Meucci di Carpi” (classe 4°R), Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato – Indirizzo Abbigliamento e Moda “G. Vallauri” (classe 4°D).

LA STAMPA è INVITATA A PARTECIPARE ALL’INIZIATIVA.

Modena, lì 15 maggio 2018

L’Osservatorio “MIUR – Progetto Camere Penali nelle scuole” della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

L’Osservatorio carcere e magistrato di sorveglianza della Camera penale di Modena auspica che le forze politiche si adoperino efficacemente affinché il provvedimento sulla riforma dell’ordinamento penitenziario sia assegnato alle Commissioni speciali di Camera e Senato.
La riforma dell’ordinamento penitenziario costituisce un atto di civiltà che non può essere vanificato da mere diatribe politiche che fanno leva sul dilagante populismo che cavalca l’onda dell’insicurezza sociale.
La riforma dell’ordinamento non può essere definita come una legge “svuota carceri” o, peggio, “salva ladri”: i decreti sono il frutto del lavoro di illustri giuristi che ad essa, a partire dall’istituzione, nel 2015, degli Stati Generali sull’esecuzione penale, hanno dedicato tempo e risorse; dev’essere, inoltre, evidenziato che la riforma dell’ordinamento penitenziario è stata sollecitata anche dalle istituzioni europee e, quindi, affossarla costituirebbe un atto politico irresponsabile.
Tale riforma costituisce un primo passo verso l’attuazione dell’art. 27 della nostra Costituzione; la pena per essere effettiva dev’essere anche essenzialmente rieducativa, mirare al reinserimento sociale del condannato e, di conseguenza, se tale principio venisse disatteso ne conseguirebbe un grave pregiudizio per la società.
Il detenuto è una persona e, in quanto tale, titolare di diritti inviolabili; è, quindi, un preciso dovere delle istituzioni impedire che i detenuti subiscano trattamenti disumani
e degradanti vivendo la detenzione in situazioni di sovraffollamento, nell’ozio più completo e senza poter svolgere attività lavorative, rieducative e risocializzanti.
La riforma prevede, peraltro, l’eliminazione di automatismi ostativi all’applicazione delle misure alternative alla detenzione, ponendo il detenuto al centro del percorso risocializzante e valorizzando al contempo il ruolo del magistrato di sorveglianza, nonché, inoltre, ha per oggetto obiettivi altrettanto importanti quali la tutela della salute, la socialità, la disciplina interna, i rapporti con la famiglia e l’isolamento.
Va fermamente ribadito, contrariamente a quanto sostenuto da più parti, che più misure alternative alla detenzione comportano più sicurezza per il cittadino e non il contrario!
Le misure alternative alla detenzione costituiscono, infatti, un percorso articolato attraverso il quale il condannato espia la propria pena, restando sottoposto ad una serie di prescrizioni e obblighi e, contrariamente a quanto ritenuto dai non addetti ai lavori, non costituisce mera rimessione in libertà ma permette al condannato un reinserimento graduale nel contesto sociale.
Infatti, costituisce dato statisticamente provato che un più ampio ricorso alle misure alternative alla detenzione garantisce la società dal pericolo di ricaduta nel delitto.
Dev’essere, inoltre, ricordato che anche nella realtà modenese si registrano problematiche di sovraffollamento carcerario: alla data del 31 marzo 2018 il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha registrato 462 presenze a fronte di una capienza regolamentare di 369 posti.
Ormai è prossima la scadenza della legge delega, ragion per cui l’osservatorio della Camera Penale di Modena chiede con grande determinazione che i decreti inviati dal Governo al Parlamento siano posti con urgenza all’esame delle Commissioni speciali e che l’iter legislativo si conclusa prima della scadenza del termine di legge.
L’Osservatorio, con questa prima giornata di astensione, intende, non solo sollecitare ulteriormente le forze politiche affinché la riforma dell’ordinamento penitenziario sia approvata, ma anche sensibilizzare la cittadinanza in ordine all’effettiva positiva portata della riforma.
A tal fine il 2 maggio 2018 dalle 10 alle 13 la Camera Penale di Modena sarà presente in piazza Mazzini a Modena, unitamente ai rappresentanti delle associazioni locali di volontari che si occupano della realtà carceraria.
Modena, li 30 aprile 2018
Osservatorio carcere e magistrato di sorveglianza della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux

INTERVENTO CONGIUNTO ORDINE AVVOCATI E CAMERA PENALE DI MODENA
Gli interventi sul seminario “Criminalità Organizzata e terrorismo: tra prevenzione, repressione e diritti di libertà” sono espressione di posizioni inconciliabili con le garanzie ed i diritti di libertà e con il principio costituzionale che sancisce la presunzione di innocenza

Domani mattina, 16 marzo, si terrà un seminario di formazione professionale indirizzata agli avvocati dal titolo “Criminalità organizzata e terrorismo: tra prevenzione, repressione e diritti di libertà”. L’incontro, promosso congiuntamente dall’Ordine degli Avvocati di Modena e dalla Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux, è coordinato dalla giornalista Giulia Merlo de “Il Dubbio”; prevede la proiezione del docufilm “Generale Mori. Un’Italia a testa alta” e le interviste del generale Mario Mori, già Capo dei Servizi Segreti e Comandante del R.O.S. dei Carabinieri e del Colonnello Giuseppe De Donno, già ufficiale del R.O.S. dei Carabinieri.

In data odierna sono apparsi sulla stampa alcuni interventi duramente critici rispetto all’opportunità di fare partecipare al seminario due ex Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri che risultano imputati nel c.d. processo “trattativa Stato-mafia” che si celebra presso il Tribunale di Palermo.

E’ necessario replicare a tali prese di posizione precisando che la circostanza che il Generale Mori e il Colonnello De Donno siano imputati in quel processo non ha inciso sulla decisione di organizzare l’iniziativa per il sol fatto –di per sé assorbente – che i due sono liberi cittadini, innocenti sino a prova contraria, e come tali degni di parlare in ogni contesto.
Tanto più che, entrambi, sono già stati prosciolti con formule ampiamente liberatorie in altri due processi.
Il principio di non colpevolezza è probabilmente, tra quelli posti a garanzia del processo penale, il più importante: tutti i Cittadini devono essere considerati innocenti sino a quando l’autorità giudiziaria non decida il contrario.
Gli Ufficiali dell’Arma sono, pertanto, persone che hanno servito lo Stato ricoprendo ruoli di primo livello e persone libere e prive di qualsiasi pregiudizio.
Mori e De Donno non daranno alcuna lezione di etica agli avvocati ma ci aiuteranno a comprendere ,dal loro punto di osservazione, come possano conciliarsi le esigenze di indagine rispetto a reati così gravi e complessi ed i diritti di libertà dei cittadini .
Il docufilm che sarà proiettato, peraltro, è già stato oggetto di proiezione alla Camera dei Deputati (alla presenza di due Magistrati Dott. Paolo Mancuso e Dott. Giancarlo Capaldo) e presso la Regione Sicilia oltre che in altre sedi istituzionali.
Stupisce che soggetti esperti e qualificati non colgano l’importanza dei principi costituzionali sopra richiamati e, di più, che decidano di ingerirsi nelle decisioni relative alla formazione degli avvocati che, al contrario, hanno ben presente quei valori, il loro significato profondo e quanto quotidianamente avviene nelle aule di Giustizia, ove è assai frequente la pronuncia di sentenze assolutorie.
Il Seminario, peraltro, risulta di particolare interesse riguardando il difficile bilanciamento tra le esigenze di indagine per gravi fenomeni di terrorismo e di criminalità organizzata e i diritti di libertà dei Cittadini.
Quei Diritti quotidianamente ed ostinatamente difesi dall’Avvocatura che è per sua natura e costituzione libera da qualsiasi pregiudizio ed al servizio di tutti i Cittadini.

Modena, lì 15 marzo 2018

I Penalisti modenesi hanno organizzato un seminario di formazione sul tema del bilanciamento tra le esigenze di contrasto dei fenomeni terroristici e di criminalità organizzata ed esigenze di tutela dei diritti di libertà dei cittadini. Sarà presente il Generale Mario Mori, già a capo dei Servizi Segreti e Comandante del ROS dei Carabinieri.
La Camera Penale di Modena ha organizzato un seminario di formazione sul tema del bilanciamento tra le esigenze di contrasto dei fenomeni terroristici e di criminalità organizzata ed esigenze di tutela dei diritti di libertà dei cittadini.
L’importante seminario di formazione dal titolo “Criminalità organizzata e terrorismo: tra prevenzione, repressione e diritti di libertà”, si terrà il prossimo venerdì 16 marzo dalle ore 9 alle ore 12 presso la Camera di Commercio di Modena.
Dopo i saluti dei Presidenti del COA e della Camera Penale, modererà l’evento la giornalista de Il Dubbio, e prima ancora Avvocato, Giulia Merlo.
Durante il seminario verrà proiettato il docufilm di Ambrogio Crespi dal titolo “Generale Mori – Un’Italia a testa alta”, di grande interesse storico, culturale e professionale.
Interverranno due relatori d’eccezione: il Generale Mario Mori, già a capo dei Servizi Segreti e Comandante del ROS dei Carabinieri, ed il Colonnello
Giuseppe De Donno, già Ufficiale del ROS dei Carabinieri, profondo conoscitore dei fatti di mafia di inizio anni ’90.
L’incontro rappresenta un’importante occasione di confronto su temi di strettissima attualità. E’ormai da diversi anni al centro del dibattito la necessità di bilanciare la fondamentale difesa della società da fenomeni terroristici o di criminalità organizzata e la contemporanea esigenza di garantire da un lato i diritti di libertà dei cittadini e dall’altro salvaguardare il principio di non colpevolezza; per tali motivi e per
l’eccezionalità dei relatori, l’evento sarà aperto al pubblico.

L’incontro sarà altresì aperto alla stampa, che potrà rivolgere domande agli ospiti al termine degli interventi.

Modena, lì 14 marzo 2018
(Il consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux)

L’Osservatorio carcere e magistrato di sorveglianza della Camera penale di Modena prende atto del fatto che il Governo, nonostante la mobilitazione del 27 febbraio u.s. e l’astensione degli avvocati indetta dall’Unione delle camere penali Italiane per i giorni 13 e 14 marzo 2018, tesa a sollecitare l’approvazione della riforma dell’ordinamento penitenziario, non ha ancora provveduto in merito.

I tempi tecnici per poter provvedere, astrattamente, permangono, ma bisogna essere realisti: il Governo uscente non ha avuto la forza politica di portare a termine gli impegni assunti, ponendo nel nulla il lavoro di illustri giuristi che, a partire dall’istituzione, nel 2015, degli Stati Generali sull’esecuzione penale, hanno dedicato tempo e risorse per redigere lo schema di decreto che già aveva ricevuto il parere favorevole delle Camere.
Impensabile, anche se auspicabile, che, oggi, il Governo, alla luce anche dei risultati elettorali del 4 marzo scorso, abbia il coraggio di licenziare un testo che da più parti è stato presentato come l’ennesima “legge svuota carceri”.
L’Osservatorio carcere e magistrato di sorveglianza, in questa seconda giornata di astensione, intende, non solo ulteriormente sollecitare il Governo ad inviare alle Camere le proprie osservazioni, ma anche sensibilizzare la cittadinanza in ordine al fatto che l’attuale ordinamento penitenziario, costruito a partire da preclusioni e automatismi che limitano la possibilità di concedere misure alternative alla detenzione ai condannati per determinati reati, incide, in termini negativi, sulla funzione rieducativa della pena.
La possibilità di un maggior accesso alle misure alternative alla detenzione – si tratta di dato statisticamente provato – garantisce la società dal pericolo di recidiva.
Le misure alternative alla detenzione costituiscono, infatti, un percorso articolato attraverso il quale il condannato espia la propria pena, restando sottoposto ad una serie di prescrizioni e obblighi e, contrariamente a quanto ritenuto dai non addetti ai lavori, non costituisce mera rimessione in libertà. Al contrario permette al condannato un reinserimento nel tessuto sociale.
Deve infine darsi atto che l’immobilismo proprio di una politica che non ha saputo dare vita all’auspicata riforma – che, peraltro, avrebbe dovuto revisionare anche la disciplina concernente le procedure di accesso alle misure alternative alla detenzione – è stato recentemente superato dalla Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale la norma dell’art. 656 comma 5 c.p.p. nella parte in cui prevedeva la sospensione dell’ordine di esecuzione unicamente per pene fino a tre anni.
Un piccolo, ma importante, passo nell’ambito di un – ancora – lungo cammino che la società di diritto dovrà percorrere.
Investire nelle misure alternative – rieducando, non castigando- vuol dire prevenire la commissione di ulteriori reati.

Modena, li 13 marzo 2018
Osservatorio carcere e magistrato di sorveglianza
della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux