Modena, 21 gennaio 2017

Cari giornalisti,
leggiamo esterrefatti su alcuni siti on-line che Vostri rappresentanti nazionali e regionali sono insorti contro la decisione della Camera penale di Modena di aver costituito un inquietante Osservatorio sull’informazione giudiziaria con riferimento al processo Aemilia, ignorando che il processo Aemilia ha per la prima volta alzato il velo sulle infiltrazioni mafiose in Emilia ed inoltre che non ha toccato la sensibilità degli avvocati che fra i progetti degli’ ‘ndranghetisti in Emilia c’era quello di uccidere un giornalista…(il corsivo riporta testualmente le parole del comunicato Ansa).

Il contenuto del Vostro comunicato rafforza in noi la convinzione che la decisione di costituire l’ Osservatorio sia quanto mai più opportuna.

Le ragioni della costituzione e le finalità dell’Osservatorio sono state da Voi travisate e state dando ai lettori un’interpretazione che offende gravemente chi ha deciso di costituire l’Osservatorio e tutta la classe forense.

Chi legge il vostro comunicato (e non ha letto il nostro) non può che ritenere erroneamente che l’Osservatorio sia stato costituito per indagare un singolo processo (il processo “Aemilia”), nonché per limitare se non addirittura condizionare il diritto di informazione, e che lo scopo dell’Osservatorio sia strumentale al processo Aemilia e voglia censurare l’informazione su quell’indagine.

Anche se auspichiamo che ciò sia solo frutto di un equivoco – ma si tratterebbe comunque di una colpa grave – quel che è peggio è che, in conseguenza del suddetto travisamento, avete associato alla nostra iniziativa una difesa ideologica (da noi mai espressa, anche se concorderete che il diritto di difesa processuale spetta a tutti anche ai presunti mafiosi) alla criminalità organizzata, identificando il difensore con l’imputato.

Se aveste letto con maggior attenzione il comunicato della Camera penale di Modena ed il libro “L’informazione giudiziaria in Italia” a cura dell’Osservatorio sull’informazione giudiziaria dell’Unione delle camere penali ( che ha monitorato l’informazione giudiziaria dei maggiori quotidiani nazionali per sei mesi e relativa a centinaia di processi celebrati in tutta Italia), presentato da nostri colleghi in diverse città italiane, in contradditorio con giornalisti appartenenti a testate nazionali e locali e con magistrati, forse avreste capito la ragione della nostra iniziativa.

Il diritto di informazione è sacro e tale lo riteniamo e va difeso e sempre noi avvocati delle Camere penali italiane lo abbiamo difeso e continueremo a difenderlo e lo abbiamo anche dimostrato con i fatti.

Ricorderete – ed è solo un esempio – la solidarietà espressa pubblicamente ai giornalisti di “Piazza pulita” allorchè venne disposto dall’autorità giudiziaria il sequestro del filmato che riprendeva l’intervista ad un agente di polizia il cui volto era schermato, per individuare la fonte della notizia e così eludere il segreto professionale.

Ma va difeso anche il processo, il Giusto processo ed i principi costituzionali del diritto di difesa, della presunzione di innocenza.

Il processo mediatico spesso inquina e travisa il processo, quello vero, quello disciplinato dal codice di procedura penale, quel processo che si deve celebrare nelle aule dei Tribunali; il processo mediatico diventa uno spettacolo e come tale non informa correttamente; viene dato più risalto alla fase delle indagini che alla fase dibattimentale; l’informazione di garanzia viene equiparata ad una condanna; vengono “passate“ dalle procure e dalla polizia giudiziaria atti e notizie dell’indagine in violazione del segreto istruttorio, a volte prima ancora che l’indagato sia a conoscenza dell’indagine; i fotografi vengono preavvertiti degli arresti perché possano immortalare l’umiliazione dell’indagato, presunto innocente. In manette; vengono diffusi filmati che riproducono scene del delitto spesso in modo non fedele. Non si può negare che alcuni magistrati hanno costruito con i processi mediatici la loro carriera politica e che la pubblicazione della notizia diventa inevitabilmente cassa di risonanza della tesi dell’accusa, solo dell’accusa.

Non potete non condividere con noi che tutto questo provoca una informazione parziale, che può condizionare anche l’imparzialità del giudice ma che soprattutto forma nell’opinione pubblica un convincimento inesatto e diffonde una distorta cultura dei principi costituzionali del giusto processo, del diritto di difesa e dalla presunzione di innocenza.

Sono questi principi che vogliamo tutelare e li vogliamo tutelare per qualsiasi imputato di qualsiasi etnia, colore politico ed anche nei confronti di quegli imputati che sono accusati dei reati più gravi e riprovevoli.

Auspichiamo che chi ci ha diffamato, travisando la finalità della nostra iniziativa, voglia dare uguale diffusione a questa lettera indirizzata a tutti giornalisti.

Anzi, proprio perché noi rispettiamo le opinioni altrui anche quando non le condividiamo, e non ci siamo mai sottratti al contradditorio con chi la pensa diversamente da noi, proponiamo ai rappresentanti delle Vostre Associazioni di organizzare un pubblico incontro nel quale esporre le finalità della nostra iniziativa e confrontarci sul tema dell’informazione giudiziaria.

Distinti saluti

Avv. Guido Sola

Presidente Camera Penale

Avv. Alessandro Sivelli

Responsabile Osservatorio

Comunicato stampa